di | gio 26 nov 2009 ore 9:30
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rapporti complicati

I cuochi sono indiscutibilmente soggetti al giudizio dei critici? Di Ezio Santin e altre storie

Ezio Santin con il figlio Maurizio, anche lui chefRiapriamo il libro Guida Michelin Italia 2010 al capitolo Ezio Santin. Come avete saputo seguendo il liveblog di Dissapore dalla Triennale di Milano, lo chef del ristorante Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano (MI), un pezzo di storia della cucina italiana, ha spiegato alla Michelin di non essere più interessato a comparire sulle guide italiane. Al pari di Gualtiero Marchesi, vuole essere ignorato. Spiegazione: “Sono 33 anni che siamo sotto esame, ora pensiamo che sia giunto il tempo di prenderci questa libertà”. Poi, a sorpresa, il glorioso cuoco si è schierato a favore della rete nell’annosa sfida carta vs web: “Ormai ai ristoranti basta stare su internet”.

O almeno così avevo capito. Ma passando dalle parti di un paio dei miei blogger di riferimento, tutti e due giornalisti, ho notato che mi era sfuggito qualcosa. “Chissà Aldo Grasso che risate si farebbe se Bonolis o Santoro gli negassero per iscritto il diritto di giudicare le rispettive trasmissioni”, ho letto nel blog di Valerio Visintin. “Le opere pubbliche di personaggi pubblici sono naturalmente soggette al giudizio indipendente dei critici”. La chiusa è una memorabile bordata rivolta ai professionisti del gusto. “La sola eccezione è il misero orticello della gastronomia, dove alligna una camarilla di mutuo soccorso tra chef e giornalisti, per convenienza, per questioni d’affari, per mantenere vivo un morboso meccanismo di reciproca promozione”.

Gasp.

Come se non bastasse, Puntarella Rossa vuole boicottare il ristorante di Santin. “E’ triste constatare l’immagine che Santin ha della rete. Una vetrina pubblicitaria”. Il giornalista milanese trapiantato a Roma sembra veramente indignato. “Sarebbe il caso che i siti enogastronomici italiani facessero arrivare la loro voce fino al signor Santin: ‘Caro Santin, non siamo al suo servizio’.”

A occhio, credo che Ezio Santin sia stato frainteso. Ma ho un paio di domande per voi. Ha senso che uno chef, prestigioso quanto volete, chieda alla critica di non essere giudicato? E’ vero che oggi, prima decade del nuovo millennio, ai ristoranti “basta stare su Internet”?

[Mangiare a Milano, Puntarella Rossa, immagine: Maurizio Camagna]

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48 commenti a I cuochi sono indiscutibilmente soggetti al giudizio dei critici? Di Ezio Santin e altre storie

  1. è evidente a mio avviso – per quanto possa sembrare o risultare logorante dopo anni di benemerita carriera – che finchè si è sulla piazza, oltretutto a certi livelli, si debba in qualche modo sottostare alle leggi della piazza stessa.
    Naturalmente tutto il mio rispetto e la mia comprensione vanno alla famiglia Santin per la loro scelta (inoppugnabile?)

  2. Premetto che io nelle guide non credo molto, troppe sole ho avuto, penso però che se tu decida di fare un certo tipo di lavoro tu debba sobbarcarti di oneri ed onori, nella fattispecie di essere giudicato e criticato da una guida come da un’avventore o da un blog.
    Sempre che siano critiche costruttive e garbate e non inutili quanto immotivati massacri

  3. avatar Buauro

    Partendo dal presupposto che la critica faccia il suo lavoro in maniera imparziale, sono convinto che la scelta di essere o meno in una guida sia puramente redazionale, cosi’ come la scelta di recensire un ristorante su un qualsiasi mezzo di comunicazione. Il limite della diffamazione è quello dettato dal codice penale.

    Per quanto riguarda il rapporto cartaceo/internet sono convinto che la guida sia ancora comunque un’ottima base di partenza per le discussioni sul web (basta vedere la quantità di commenti sul post di presentazione della rossa), ma ormai la scelta di un ristorante non dipende piu’ solo dalla recensione cartacea… almeno per me ;-)

  4. avatar crician

    “Chissà Aldo Grasso che risate si farebbe se Bonolis o Santoro gli negassero per iscritto il diritto di giudicare le rispettive trasmissioni”, ho letto nel blog di Valerio Visintin.

    “Le opere pubbliche di personaggi pubblici sono naturalmente soggette al giudizio indipendente dei critici”.

    …direi…umilmente…che la posizione di Santin sia lontana dal non accettare una qualsivoglia critica ma ha solo chiesto di non essere presente sulle guide….a meno che non si considerino Le Guide quale unico media di riferimento, del mondo della ristorazione escludendo quindi rubriche di quotidiani, magazine, internet 2.0, Tv, convegni, etc etc etc io proposito avrei + di qualche dubbio.

    • avatar luca p

      Sono perfettamente d’accordo. Una cosa è essere criticato su un media (e soprattutto su internet dove volendo puoi replicare si veda ciccio sultano su questo blog) altra cosa è vedersi incollare addosso ad insindacabile e anonimo giudizio un “voto” scolpito in una guida senza avere mai il diritto di replica. Le guide, inoltre, non sono un media che fa informazione e per questo ha “diritto di cronaca” ma prodotti editoriali fatti per essere venduti e far guadagnare editori e autori. E plausibile questa differenza?

  5. scusate, ho messo un apostrofo di troppo…
    un avventore

  6. Secondo il mio insidacabile parere

    Presumo si abbia tutto il diritto di rifiutare un riconoscimento; meno forse impedire una segnalazione a una guida. Perchè altrimenti chi guida una guida che guida nelle scelte?

    Sul web ci andrei molto cauto. Alla fine internet in percentuale è sopratutto l’esaltazione della cialtroneria arrogante.

  7. Ad Ezio Santin va dato l’onore delle Armi. La sua uscita di scena è stata fatta in maniera profondamente diversa dal suo storico antagonista. Ezio Santin ha restituito le stelle dicendo che è sotto esame da 33 anni, che ormai il tempo è giunto per non essere più giudicato. Lo ha fatto, conoscendolo, senza polemica ma con il suo solito fare mesto, distinto, dimesso. E’ un uomo che ha dato tanto all’alta cucina Italiana e non solo, gli si deve rispetto. Lui ha decretato la sua uscita di scena, elegante e dimessa. Non l’ha fatto con tono polemico, tant’è che la Michelin l’ha invitato alla presentazione. Un grande grazie per quello che ha rappresentato … Chapeau Maestro !

    • avatar lorenzo di Pianogrillo

      Ma quale onore delle armi…
      L’Onore delle armi si rende a chi perde una battaglia, avendola combattuta con onore e coraggio.
      Santin non ha perduto nessuna battaglia.Anzi, immagino ne abbia vinte molte.
      Si è rotto le palle. Sic et simpliciter.

      “Tant’è che la Michelin lo ha invitato…”

      La Michelin lo invita perchè la sua presenza, come quella di altri, dona lustro ad una manifestazione di marketing come tante.
      E non viceversa.
      E non certo perchè Lorsignori siano legittimati a dispensare patenti di dignità ai cuochi.
      Fanno il proprio mestiere.

  8. scusate ma il ristorante è in vendita, cosa avrebbero dovuto fare alla Michelin? Pubblicarlo sensa stelle? aggiungere attenti: posto in vendita oppure, controllate chi cucina prima di prenotare?
    per me hanno chiuso con grande stile e penso che alla Rossa ne terranno conto quando avremo il nuovo chef
    oloap

  9. Tutti siamo esposti al giudizio altrui. Non vedo perchè i cuochi non debbano esserlo. Bisognerebbe poi capire cosa si intende per “web”…

  10. Ha senso che uno chef chieda di non essere giudicato così come ha senso che chi lo giudica(va) continui a farlo. Il primo pubblico di una guida dovrebbero essere i clienti, non i ristoratori.
    Se certi chef sono diventati prestigiosi, per fortuna, è grazie alle loro qualità, al loro talento e a coloro che hanno saputo individuarli, valorizzarli e premiarli (in senso lato) raccontandole. Chiedere che questo non avvenga più non mi sembra corretto. E Santin non è il primo a farlo.

    “Sono 33 anni che siamo sotto esame, crediamo che oggi le guide non possano migliorarci ulteriormente. La pressione psicologica e pratica che esercitano ti migliora, ti sprona, ma non è possibile continuare così per sempre, ormai ai ristoranti basta stare su internet”.

    Chiaro il ragionamento, peccato sia fallace. Compito della guida non è migliorare nessuno. Semmai registra uno stato di cose. Se non si è più disposti a quella pressione – pienamente lecito, visto lo stress a certi livelli – basta dirlo, cambiare i prezzi, adeguare il locale e l’offerta del ristorante.
    Come a dire: se ho l’influenza, invece di coprirmi e prendere una minestrina l’importante è non chiamare il medico ;-)

    • Il tuo esempio non mi sembra esatto.
      dici:
      Se certi chef sono diventati prestigiosi, per fortuna, è grazie alle loro qualità, al loro talento…….
      innanzi tutto vorrei ricordare che le guide senza i ristoranti non esisterebbero, quindi come al ristorante potrbbe far comodo di essere in una guida, anche alla guida fa comodo avere certi ristoranti.
      Ne parlate come se Santin dovesse ringraziare il pneumatico .
      Perche….tutti questi anni ecc.
      Il pneumatico dovrebbe ringraziere certe realta, altrimenti non esesterebbe e non avrebbe prestigio.
      Poi il paragone con annozero e’ del tutto fuori luogo.
      Ci sono mille persone autorevoli che ogni giorno cerca di sputtanare e giudicare annozero, ma sembra che gli ascolti non cambino.
      Se una guida (nome improprio, perche non guida ma giudica) ti da il suo giudizio ti cambia la vita.
      E qui non si parla che una guida deve assicurati dove magiare per non stare male o prendersi il cagotto, perche per quello si sono i NAS.
      Qui si parla di una guida molto influente,anzi la piu influente che ti giudica, e decide della tua vita lavorativa.
      Quindi per un periodo ( 33 anni) si e’ retto questo giudizio facendo comodo a tutti e 2, poi se si e’ consapevoli di non farcela piu per svariati motivi, si ha tuto il diritto di non essere giudicati.

      • Nessuna critica esisterebbe senza l’oggetto di cui fa la critica, è ovvio. L’esercizio di critica include un’analisi e un giudizio, opinabile ma si spera argomentato. Nessuno deve ringraziare nessuno ma solo riconoscere un ruolo, divulgativo e valutativo (nel caso dei ristoranti con punteggi o simili) – e Santin lo ha fatto.
        Una guida di cui ho fiducia dovrebbe suggerirmi dove spendere soldi secondo il mio gusto, nient’altro.

        • Cosi mentre a te e non solo suggerisce dove spendere i soldi,
          puo succedere che questo giudizio porti al suicidio,come e’ gia successodi chi non regge i ritmi di una cucina all’estremo.
          Mentre chi ci va a mangiare se ne sta comodo a gustrasi il cibo!
          poi chi ci lavora spesso, e’ sottopagato sfruttato (in nome dello stage) e lavora spessissimo oltre le 14 ore.
          Non si piu banalizzare una guida e sopratutto la guida, pensando che quello sia un semplice giudizio.
          Tutti i giorni la gente viene giudicata.
          Ma il giudizio che si ha dopo un’esame (che sia scolastico o altro non importa) a prescindere dal grado di preparazione che si ha! porta ad un intenso stress!
          Ecco adesso immaginiamo che questo stres chi ci lavora dietro la cucina, lo subisce ogni giorno.
          Spesso (perche si e’ entrati in un circolo vizioso psicologico e di seghe mentali) si trascura la famiglia i figli, pur di non deludere le aspettative della guida.
          Si lavora 7 giorni su 7.
          E spesso ancora l’altra faccia della medaglia (ossia il denaro) non gratifica, lo dimostra quanti locali stellati hanno chiuso.
          Non voglio e non si puo generalizzare.
          Ma nemmeno fingere che queste cosa non esistano o che siano del tutto marginali.
          Molto spesso il bravo chef non e’ un bravo ristoratore.
          Quindi del mio umile punto di vista, se un ristorante chiede espressamente di non essere menzionato nella rossa ,ha tutto il diritto che la sua volonta sia accolta.
          Ed e’ evidente che se lo chiede ci sara pur un motivo.
          E poi mangiare solo in ristoranti segnalati dalla guida, toglie comunque il piacere della scoperta di nuove proposte spesso dimenticate dalle guide, ma non dai clienti che con il vecchio passaparola, oggi piu efficace grazie ad internet , sanno valorizzare chef e ristoranti.

  11. Provo a dare una risposta alle due domande:

    1) Per non essere sotto esame basta non sentirsi sotto esame. E’ sufficiente cioè portare avanti il proprio lavoro, fare le proprie scelte, fregandosene dell’eventuale giudizio negativo delle Guide.
    Al contrario, se si chiede ufficialmente di non essere giudicato, automaticamente è implicita una certa dose di sudditanza/importanza del loro giudizio. Insomma, secondo me è una grande contraddizione.

    2) No, non è assolutamente sufficiente essere su internet. Essere ben recensito sulle Guide gastronomiche serie è molto importante, porta ad avere molti clienti, almeno questa è la mia esperienza.

    Ciao

    • avatar fabrizio scarpato

      Infatti a me colpisce di più il senso di costrizione espresso da Santin, la pressione dell’esser sotto esame da 33 anni, il desiderio di libertà. Parole grosse, sentimenti grossi: mi stupisce e preoccupa un po’ questa descrizione della guida come ossessione. La sente così Santin, o la presenza, l’incombenza dell’ispettore è così assillante?
      In ogni caso non è una buona cosa.
      Le levate di scudi della critica, i distinguo, le accuse di “far solo soldi”, il concetto di pubblicità, la solita solfa del magna magna, del mutuo soccorso tra critica e cuoco, la permalosità, l’essere al servizio, non farebbero altro che dimostrare il senso di oppressione sentito da Santin, che a questo punto può permettersi di tirarsi fuori.
      Dispiace che anche certa parte della rete si adonti: la rete costituisce l’odierno passaparola, ma esistono anche guide in rete, sui gps, o applicazioni che svolgono un ruolo simile a quello delle guide cartacee.
      Credo che a questo si riferisse Santin: una semplice constatazione tecnica.

  12. avatar eggi

    considerando Il Canto e la mancanza di altri ‘minimo’ 2 promozioni a tre, questi giudizi assomigliano molto ad un coito interrotto

  13. Sono perfettamente in sintonia con Visintin. Come se D’Alema chiedesse ai quotidiani di non nominarlo più, di non criticarne più gli atti politici. Che succederebbe? I quotidiani si ribellerebbero o direbbero che è un suo diritto, perché quello che conta sono i clienti, nel suo caso gli elettori, e non i giornalisti? Mi pare una pretesa assurda e pericolosa. Le scarse reazioni credo che siano dovute in parte all’indubitabile stima di cui gode Santin e non saremo noi a metterla in dubbio. Dall’altra da una meno commendevole sottovalutazione del ruolo del giornalismo libero, nell’informare, criticare, fornire punti di vista. L’appello a disertare, come spiegato, era solo una provocazione di fronte a tanto silenzio, in particolar modo della rete, derubricata a dépliant pubblicitario. E ci fa piacere che Dissapore ora ne parli.

  14. “Ormai ai ristoranti basta stare su internet” potrebbe significare tutto e niente … potrebbe voler significare che la blog-sfera ha più valore della michelin.
    L’omino michelin e le altre guide avevano un senso quando non c’era la rete e acerte realtà si avvicinavano solo gli addetti ai lavori. Oggi, mi siedo al ristorante, scatto le mie foto e metto i miei giudizi sul web. Quale miglior democrazia partecipativa? Siamo in tanti e surclassiamo i vecchi libri.

  15. Pingback: Ezio Santin non vuole essere giudivato dalle guide. Giusto o … | Ristoranti Roma

  16. 1) Secondo me non ha senso non essere giudicati, sino a che si rimane sul mercato. Poi, come dice Paolo Marchi, se vendo è chiaro che il giudizio sarà sospeso: Se questa notizia fosse stata data subito, forse tante polemiche non sarebbero nemmeno partite
    2) Che Internet abbia acquisito un’importanza sempre maggiore è fuor di dubbio: Se tutto il paese fosse stato coperto in maniera efficiente dalla banda larga, saremmo già a discutere sulla scomparsa di molte riviste cartacee(vedi Gourmet in America). Che basti internet per far conoscere un ristorante forse in Italia non è ancora sufficiente: poi, mi chiedo, ma se un editore decide di investire soldi nel fare una guida, sarà il pubblico acomprarla o meno e decretarne successi o insuccessi. lasciamo un po’ di spazio alla libera imprenditoria!!

  17. avatar Francesco69

    Non vi è alcun dubbio che le guide stanno attraversando un momento non felice, secondo me ciò è dovuto anche dal fatto che la rete dà voce alla gente, agli chef, appassionati, conclamati gourmet. Prima una guida usciva e tutti coloro che avevano qualcosa da dire erano soltanto dei pesciolini rossi in una vasca.

    • avatar Angelo

      Questo a mio avviso è il dopo striscia. Purtroppo gli addetti al settore giornalistico non si sono difesi bene. Nessuno ha avuto il caraggio a parte Vizzari di dire ciò che pensava pubblicamente. Forse Vizzari, però , ha parlato perchè attaccato duramente da Iaccarino…… In ogni caso Santin e Marchesi hanno fatto una brutta figura. Marchesi se ricordate bene dopo l’uscita della Michelin lo scorso anno si è anche lamentato perchè non era presente, Santin partecipa alla presentazione della Michelin dopo aver chiesto di non essere più recensito. Constato che non tutti hanno gli attributi……Come ha detto il grande Enrico Derflingher le guide hanno fatto in Italia più danni della grandine che cade prima della raccolta dell’uva……

  18. avatar Chefclaude

    C’è un’enorme distorsione: il referente, anche emotivo, e il primo critico, doveva essere il cliente, non la guida.
    Se avessero imparato tutti gli altri, tutti insieme, a spostare il centro (dico una bestialità, perché bestia sono), Lopriore non avrebbe mai perso nulla.
    I giudizi dei critici, dei giornalisti, delle guide, avrebbero il peso che meritano, né più né meno di chiunque altro si sedesse a tavola: ridimensionati, nel bene e nel male.
    Non si deve MAI lavorare per una guida.

  19. avatar angelo

    sia Marchesi che Santin con la loro iniziativa hanno voluto uscire di scena a testa alta, quando ancora erano in grado di “mantenere” le due stelle. Due grandi chef, che hanno dato tanto alla cucina italiana. Meritano tutto il nostro rispetto. Detto questo, fino a quando il loro ristorante resterà aperto, trattandosi di un esercizio pubblico, ritengo altrettanto corretto che continui ad essere giudicato come tutti gli altri.

  20. avatar Enzo Vizzari

    Posso chiedere, tramite Dissapore, a Valerio Visintin di spiegare concretamente – magari citando nomi e fatti – in che cosa consista la “camarilla di mutuo soccorso tra chef e giornalisti”?

  21. avatar Enzo Vizzari

    Ezio Santin è una persona adorabile ma ha avanzato con estremo garbo la stessa richiesta – irricevibile – espressa in toni ben più arroganti da Marchesi un anno e mezzo fa. Non scherziamo: anche se si parla di tagliatelle, sono in gioco pricipi elementari quali il diritto di cronaca e di critica. Finchè sei sul mercato, puoi essere giudicato da chiunque e con qualunque mezzo.

    • Vero Enzo, concordo. Ma come anche tu fai notare i toni rispetto a Marchesi sono stati differenti. E poi qui c’è di mezzo altro, credo. Cioè il fatto che è imminente un cambio di gestione che modificherà profondamente ciò che è stata Casinetta. Per questo ritengo più plausibile, sensata ed anche accettabile la richiesta di Santin. Anche, non per ultimo, per i toni usati

  22. avatar Enzo Vizzari

    …ops: principi…

  23. avatar eggi

    Gentile Valerio M. Visintin, riassumo qui il concetto di ciò che, inevitabilmente, é superiore alle 350 battute e non pubblicabile sul sito del Corriere della Sera ( assolutamente complicate ed articolate la possibilità di registrazione e di commentare sul vostro e-magazine)
    concordo solo in parte con il suo articolo. solo in parte perché la critica, lei lo dovrebbe sapere, è generalmente rivolta alle varie espressioni artistiche umane. viene applicata alla musica, al cinema, alla scrittura, alla pittura… e si applica anche alla gastronomia e a tutte le ‘espressioni artistiche alimentari’ di un territorio.
    gli chef, lei questo non lo sa, sono degli interpreti dell’arte gastronomica e da ‘sconosciuti interpreti’ spesso diventano autori solo quando riescono a realizzare un imprinting professionale riconosciuto da tutti.
    in qualsiasi caso, e di qualsiasi natura essa sia, l’espressione artistica può essere valutata, grazie alle emozioni che essa ci trasmette in prima persona, prima di essere posseduta e acquistata.
    l’espressione critica quando è pura, libera e competente esercita un differente riscontro nel grande pubblico/cliente unico beneficiario dell’espressione critica (almeno così dovrebbe essere)
    quanto più è vasto il pubblico di un’espressione artistica, minore è la pressione che la critica stessa riesce ad esercitare su di essa.
    lei comprenderà che se un critico cinematografico boccia un film, io ho infinite possibilità di vedere il trailer, e se mi piace, ‘me ne fotto’ del suo giudizio, vado al cinema e compro anche il dvd.
    in gastronomia è l’opposto.
    il critico ‘acquista’ un’espressione artistica gastronomica, la valuta, pubblica il suo giudizio e per un anno ‘lo consacra’ purtroppo spesso con operazioni più o meno markettare.
    quando decidiamo di godere di un’emozione artistica gastronomica non ci è concessa l’opportunità di valutarla prima. mentre la godiamo, l’acquistiamo e solo dopo possiamo valutarla.
    infiniti, soggettivi e scientificamente oggettivi alcuni parametri della valutazione enogastronomica.
    ma se a priori un ‘critico imbecille’ non è capace di percepire e comprendere l’interpretazione alimentare di uno chef, la sua critica diventa un danno per chi la subisce.
    il problema fondamentale, oltre la validità temporale della critica, é chi oggi impersona la figura del critico gastronomico.
    numero guide, frequenza ed aziende da recensire, giorni utili, tempistiche di stampa e distribuzione; mi risultano circa 2300 persone che ogni giorno devono mangiare in due ristoranti differenti.
    ne consegue che oggi, ci sono 2100 persone che ‘mangiano professionalmente’ in un ristorante e che non capiscono niente.
    pertanto il rischio di incappare in un recensore incompetente è esponenziale.
    giusta la scelta di Marchesi e di Santin perché, anche se giusto il diritto di critica in tutti i campi, questa deve essere sempre compiuta da persone competenti.
    logica la pubblicità che nell’immediato travolge i promossi, ma che dovranno sapersi relazionare con la loro offerta ed il cliente. l’alto numero di chiusure non conferma che ‘promozione=certezza e stabilità economica’
    molte le guide perché molti i parametri soggettivi di valutazione e sono proprio le competenze che definiscono la validità della guida. mai la guida può decidere quale espressione gastronomica deve seguire lo chef. la possibilità del libero arbitrio é un rapporto che deve rimanere esclusivo tra lo chef, la sua cucina ed il cliente.
    e se lo chef, il ristorante non può annullare quello che lei definisce ‘ mutuo soccorso’, tantomeno il critico gastronomico può oggi essere esente da un giudizio di competenza operato proprio dal settore che ha sempre giudicato. un settore che si é molto evoluto ed in molti casi può permettersi di non condividere ed accettare tacitamente definizioni del tipo “La cucina di Paolo Lopriore è risultata cerebrale, troppo, con eccessi che non sono piaciuti. Gli eccessi non pagano, bisogna stupire nella normalità, ricordarsi che bisogna lavorare per la clientela. Detto questo, aggiungo però che la stoffa c’è e magari tra due anni di stelle ne avrà addirittura due”.
    questa definizione, nell’assurda concretezza, é oggi inaccettabile perché definire lo ‘stupore normalità’ equivalerebbe alla definizione quadrata di un cerchio.
    Elvio Gorelli

    • avatar Esp

      Mi permetto di aggiungere che, per la maggior parte, i “critici gastronomici” sguinzagiati dalle guide esprimono i loro giudizi sotto la copertura dell’ anonimato…

      • avatar eggi

        personalmente non penso che l’anonimato sia una necessità oggettiva sul quale basare la validità della critica. come lettore di una guida mi piacerebbe, per esempio, vedere cosa ha testato il critico. la rete ha percepito meglio questa lacuna e la ‘discussione gastronomica’ si sviluppa molto sulle immagini.
        in stampa cartacea potrebbe avvenire solo se la tendenza editoriale, recensire sempre più locali per ampliare il target, scegliesse un numero minore di aziende ma approfondendo la recensione con immagini o applicazioni in rete.

  24. avatar Angelo

    Il filone delle uscite dalle guide è iniziato…. A mio avviso ancora altri chef rifiuteranno di essere giudicati. Le case vinicole hanno bisogno di vignaioli. Un buon lavoro per gli addetti ai lavori che dovranno trovarsi altro da fare,con ottimo riscontro economico. Basta vedere la stella tolta al Tordo Matto per capire che è tutto falso, solo alcuni cuochi devono primeggiare, perchè ormai c’è la camarilla di mutuo soccorso tra chef e giornalisti”? Sei forte Visintin…..

    • Si, come no ! Ci sarà la fila fuori delle redazioni delle guide per chiedere di non essere recensiti !
      Ma dai, non diciamo sciocchezze, essere recensito è un onore e porta tanto lavoro. Forse, ma io non credo, un grande Chef, un grande Ristorante non ne hanno bisogno, forse.
      Ad esempio la mia Osteria è ben recensita anche dalla francese Routard ed in primavera ed in estate molti turisti francesi vengono a mangiare da me; secondo te io dovrei scrivere alla Routard e chiedere di non essere citato ?
      In alcuni commenti, a me che son cattivo e portato a pensar male, sembra di leggere la favola della volpe e l’uva…..
      .
      Ciao

      • avatar Angelo

        La fila spero mai, perchè io non sono contro alle guide gastronomiche che ci fanno conoscere belle realtà del territorio italiano, di sicuro però questi nomi importanti della cucina italiana hanno motivi che vanno oltre quello che raccontano. Vedi Iaccarino il colpo che ha inflitto a Vizzari. Dietro ad una decisione di parlare così pubblicamente si nasconde qualcosa di molto grosso… Vai a sapere cosa…

        • Secondo me fra i due chi ha fatto la figura barbina non è certo Vizzari.
          Comunque non penso che esistano cose molto grosse dietro, casomai il desiderio di sentirsi al di sopra della critica di taluni colleghi ristoratori che vorrebbero sempre e comunque sentirsi osannati e mai criticati.
          Tanta è l’abitudine a sentirsi osannati che non appena qualcuno abbia osato criticarli e/o non dargli un voto eccellente si è scatenato il putiferio.
          Ma tutte queste cose ce le siamo già dette lo scorso anno.
          .
          Ciao

        • avatar Enzo Vizzari

          Sto aspettando da mesi che gli Iaccarino esibiscano le prove di quanto hanno affermato. E invece continuano a scappare.
          O esibiscono le prove del “complotto” e dei miei “conflitti d’interesse” o sono dei miserabili cialtroni, che oltretutto ingannano tante persone in buona fede che li stimano.
          Visintin (che non conosco): se non risponde si mette sullo stesso piano degli Iaccarino.

  25. La chiusa è una memorabile bordata rivolta ai professionisti del gusto. “La sola eccezione è il misero orticello della gastronomia, dove alligna una camarilla di mutuo soccorso tra chef e giornalisti, per convenienza, per questioni d’affari, per mantenere vivo un morboso meccanismo di reciproca promozione”.
    Giustissimo, memorabile, vale mio zio che diceva che le donne sono tutte facili e i politici ladri, ma chi lo ha scritto è lo stesso che recensisce ristoranti e pubblica guide o il gemello smemorato? Perché è facile appartenere a un gruppo, volenti o nolenti, sputare a 360° e sottindere ”salvo chi lo dice”. preferisco chi dice che a Creta sono tutti ladri, ve lo dico io che sono di Creta…
    Viva dieci milioni di volte Vizzari, per capirci

  26. avatar alfredo

    Senza ristoranti non ci sarebbe critica gastronomica, ne critici.
    Ok, ovvio.
    Domanda: si possono criticare i critici gastronomici?
    Si? Allora siamo tutti critici, quindi nessuno è critico gastronomico.
    Vizzari e company fanno un lavoro inutile? No, se riescono a far soldi….va bene, così funziona il sistema.
    Ma sono corretti eticamente? Ma… secondo loro si.
    Hanno un palato superiore alla media quelli che fanno il critico mangia mangia? Chi può dirlo???

    Per finire la Michelin (l’unica guida autorevole) non è solo guida di ristoranti, qualcuno si dimentica che è un valido aiuto per chi viaggia molto e piace trattarsi bene, sia per dormire che per mangiare.

    • Avete appena assistito ad una commedia in due atti dal titolo: “Le deduzioni logiche secondo Alfredo e la fiera dell’ovvio”
      Autore: Alfredo
      Attore unico: Alfredo
      .
      Ciao

      • avatar alfredo

        Ovvio!
        Se non ci fossero le pecore non ci sarebbe la lana.
        E nemmeno le imitazioni della lana.
        Se non ci fosse la Michelin non ci sarebbero state le guide imitazione della Michelin.
        Delle volte le cose ovvie a tante persone sfuggono, ecco che nascono le pippe mentali.
        State tranquilli, se potete. Non agitatevi:-)))

  27. avatar Alberto

    Io trovo che Ezio Santin abbia fatto benissimo a sganciarsi dalla Michelin. A parte le questioni di carattere morale, io credo che sia l’ora di smetterla di considerare questo gruppo industriale mosso da interessi economici ben precisi e mirati in alcuni paesi a discapito di altri, come se fosse il gotha della critica enogastronomica internazionale. Dove ci sono i maggiori azionisti e sponsor scintillano stelle da tutte le parti…in Giappone, addirittura negli USA dove i ristoranti diventano di “alta classe” appena si elevano un poco dai canoni qualitativi dei Diners. Che un certo giornalismo romano ce l’abbia a morte con i Santin ci può anche stare … in fondo in quella piazza ce l’hanno un pò con tutti quelli che hanno fatto la storia della cucina (non romana); i Marchesi, i Pierangelini, i Santin e se poi sono malauguratamente del nord e magari di fede dichiaratamente neroazzura, la questione si aggrava ulteriormente. Gridano al sacrilegio quando l’Antica Osteria del Ponte si dissocia volontariamente dall’autorevole guida Michelin salvo poi non ritenerla più tanto autorevole quando si tratta di contare le stelle dispensate nell’Urbe….un solo 3*** e per giunta conferito a un tedesco.

    • avatar Carlo

      Concordo e sottoscrivo ogni singola parola. Il gruppo Michelin non è la critica istituzionale della gastronomia né tanto meno una Commissione Giudicatrice imparziale (Una giuria è legittima solo se sussiste un organo di controllo e supervisione esterno che ne valuti l’operato). I blog da “curva sud” che hanno attaccato Santin e che ovviamente si sono guardati bene dal criticare Marchesi a suo tempo, provengono tutti da una certa zona: la stessa che, nonostante gli sforzi e gli aiuti da Gambero Rosso per noti motivi “campanilistici”, resta l’ultima ruota del carro della cucina italiana in termini di riconoscimenti nazionali e internazionali.

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