25 anni

Slow Food | Interrogarsi seriamente sulla parabola della nostra associazione ecogastronomica di riferimento

Io sono Slow Food Inside. La chiocciola mi esalta, è il segnetto che identifica una filosofia di vita saporita come poche: cose buone e sostenibili per chi le produce e per l’ambiente. Erano 4 amici al bar di Bra in cerca di Barolo, oggi sono una potenza che parla tutte le lingue del mondo, dal radicalscicchismo di Alice Waters, chef che dà del tu a President Obama, al sorriso sghembo, dev’essere per le mani callose, dell’ultimo contadino africano.

Io collaboro da anni con la guida Osterie d’Italia e quando capita, dico prima quello e dopo che ho preso la laurea. Mi piace il rigore con cui è organizzata. Sì, perché senza organizzazione vai mica da nessuna parte, servono poi soldi, solidità, radicamento territoriale, relazioni. Contatti con i politici giusti, con gli imprenditori illuminati, che inevitabilmente portano vicinanze melmose, collateralismi rischiosi.

Da chiocciolina che era Slow Food è diventata grande, anche un po’ status, oggi in società gli acculturati del mangiarbene sono di moda. Intendiamoci, è comunque una conquista e come ogni conquista lascia qualche strascico.

Leonardo Romanelli è un professore fiorentino, stravagante gurmè, anche editor di Dissapore. Conosce l’ambiente, lo naviga da sempre, eppure ieri, per i 25 anni di Slow Food, ha affidato al suo blog un post amaro. Se fosse uno sfogo solitario, sapete che c’è, chissenefrega. Il punto è che di critiche simili se ne sentono eccome. Centralismo soffocante, dipendenza verticistica da Carlo Petrini (presidente, fondatore, ideologo dell’associazione, un po’ padre padrone), collaboratori sacrificati nel nome del fatturato inseguito lontano dalle radici politiche. Ne parlo con cautela, ovvio, ma se non sono gli amici a preoccuparsi di te, chi lo farà?

Vero è che sbaglia chi fa, il mondo ci invidia Carlo Petrini, tutti gli riconoscono di aver sdoganato argomenti di portata globale. Da ultima la scuola, con il tema più svolto della maturità 2011: “Siamo quello che mangiamo?“. Slow Wine (la neonata guida ai vini) è un prodotto originale e visionario, la guida alle Osterie d’Italia continua a vendere e a portare clienti perché chi la compra si fida. Le attività sul territorio non mancano, c’è sempre fermento associativo anche se chi decide sta sempre nella parte alta dell’organigramma.

Una situazione articolata, come si dice, capirla del tutto non è nemmeno semplice. Amo Slow Food, per tutte le ragioni per cui lo amate voi. Che poi sono una ragione sola: è un’associazione amabile. E ritengo un mio preciso dovere morale aiutarla a capire se qualcosa non va. Chi sa parli ora o taccia per sempre.

[Crediti | Link: Slow Food, Quinto Quarto, immagini: Slow Food]

Alessandro Morichetti

commenti (83)

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  1. Mi piace molto il modo con cui hai affrontato l’argomento.
    Non ho partecipato ma ho seguito molti dei 25 anni di storia e credo anche io che all’interno della struttura ci sia da fare una riflessione.
    Il punto pero’ non e’ di essersi resa impura con il fatturato, penso che il problema sia la distanza tra Petrini e la base. Carlin vola (giustamente) sempre piu’ alto con la spinta di una struttura dalla grande potenza e potenzialita’, la base non segue allo stesso modo perche’, inevitabilmente ha la sua vita e non campa con quello.
    Molti di quelli che la ricordano 20 anni fa, sanno che questa distanza non esisteva, molti che la frequentano oggi sanno che non dipende da un centralismo o egocentrismo del boss, ma sempliecemente che si viaggia su due livelli diversi.
    La mia idea e’ che erano le condotte a fare Slow Food e non Bra, oggi e’ Bra che fa Slow Food perche’ non ha saputo far crescere le capacita’ ed i compiti delle condotte

  2. Alessandro posso dirti una cosa? Hai scritto davvero un bel post!
    E bravo è stato anche Romanelli che ti ha portato a questa riflessione. Sono stato socio di Slow Food, sono “slow inside” come dici tu, e grazie al movimento ho conosciuto persone eccezionali.
    Ho partecipato attivamente, per un pò di tempo, alle attività della condotta della mia città, ho incontrato fiduciari, osti e produttori.Ho organizzato eventi, ho raccolto tessere, ho dato la mia disponibilità e sono stato felicissimo di farlo.
    Quando ancora ventenne lessi il Manifesto approvato all’Opera Comique di Parigi rimasi folgorato da quelle parole di critica nei confronti della “fast life” e della società industriale e di li a poco, condividendo quelle idee, divenni socio.
    Credo che gli anni di “militanza” mi abbiano formato ma credo al contempo che il Movimento, per mille ragioni, abbia perso un pò del suo spirito iniziale.
    Slow Food nacque come un’Idea che “necessitava di molti sostenitori qualificati per far diventare quel moto un movimento internazionale”. Di sicuro c’è riuscita e i 4 amici del bar di Bra oggi sono milioni di soci in tutto il pianeta. Ma a quale prezzo? Le vicinanze melmose e i collateralismi rischiosi non mi sono mai piaciuti. La distanza tra i soci, quelli che si tesserano perchè condividono l’IDEA, e chi gestisce sia le condotte che i vertici è ormai abissale. E credo che recuperarla sarà molto difficile.
    Oggi non sono più socio, non rinnovo la mia tessera da più di un anno e credo di non farlo fin quando alcune cose non cambieranno. Nel frattempo mi limiterò, a malincuore, ad essere SLOW INSIDE.

    PS. per farti accettare l’amicizia su fb devo fare domanda in carta bollata e protocollarla presso il tuo comune di residenza !?!!?!? Stammi bene…

  3. no so quindi parlo

    la guida e’ bella, mi piace
    nei posti slowfood dove mangio mi trovo bene

    quindi ?

    il retrogusto (per me e solo per me) e’ la politica, non serve

    non mi interessa l’attacco “all’imperialismo delle multinazionali”

    preferisco che mi aiuti a imparare cosa c’e’ di buono da mangiare/bere nel mondo

    1. Come dire Franza o Spagna purchè se magna ?? :-)

  4. Finalmente un post con un minimo di logica e profondità..

  5. Mi sono interrogato più di una volta circa i piccoli e grandi controsensi di questa associazione, ne sono stato socio per diverso tempo, poi ho deciso di non rinnovare il mio tesseramento.
    Ora vivo un conflitto interno: condivido molte delle critiche mosse nei confronti della creatura di Petrini, ma, parimenti, credo che la filosofia di fondo del movimento richiami valori nobili e di fondamentale importanza al giorno d’oggi.
    Domanda: la chiocciolina è diventata un elefante? Risposta: vero. Domanda: l’antimodernismo e il trasporto tradizionalista dell’associazione andrebbe rivisto? Risposta: senza dubbio, soprattutto quando diventa un’agiografia nostalgica fine a sé stessa. Domanda: si tratta di un club per gourmet benestanti che cercano giustificazioni etiche e morali? Risposta: “nì”, potrebbe essere vero in parte. Domanda: chilometro zero? Risposta: ha senso, ma non va preso alla lettera, come nemmeno l’ortodossia naturalista.
    Tirando le somme, ci sono diversi aspetti che non mi piacciono in questa associazione, però sapete che vi dico, io la tessera la rifaccio comunque…
    Domanda: perché? Risposta: perché, al di là dei lati negativi e degli aspetti controversi, questa associazione cammina in una direzione buona, giusta e pulita che condivido e ritengo sia la strada migliore da prendere per me e per il mondo. La via capitalista del consumo, del surplus e del profitto non posso che detestarla, quindi io mi associo!
    La questione, messa in termini politici, è questa: visto che non approvo l’operato del partito di governo, voto per l’opposizione e credo che sostenerla praticamente, foraggiandola con il mio rinnovo annuale, sia la cosa più sensata da fare, anche se non mi sento pienamente rappresentato. Vaneggio?

  6. Morichè, my friend, vieni di più a scrivere da questa parte chè pezzi come questi sono più piacevoli di quelli su nani e ballerine :-)

  7. eco-comunisti…fanno delle cose interessanti ma hanno un pensiero che è meglio lasciar perdere…

  8. Romanelli ha fatto delle considerazioni non banali, per molti aspetti fondate e condivisibili. Slow food non è una associazione perfetta, sono stati fatti molti errori e alcune scelta sbagliate, alcune cose potrebbero essere fatte senz’altro meglio. Alcuni progetti sono discutibili, alcuni sono stati abbandonati troppo presto.
    Personalmente sono iscritto a slow food da dodici anni, prima in maniera marginale, poi in modo sempre più impegnato in master, guide, manifestazioni, congressi, saloni, incontri con la gente, senza mai aver ruoli “alti”, contento di essere uno dei tanti.
    In questi anni; sudore, impegno, soddisfazioni e qualche delusione. Sotto i simboli della chiocciola ho conosciuto persone meravigliose, divertenti, brillanti, con un grande cuore, con una grande passione per il cibo e per chi lo produce. Parallelamente sono cresciuto, ho appreso, ho fatto esperienze, ho fatto amici in tutto il mondo, ho toccato con mano alcuni aspetti di un mondo del cibo che è ormai parte integrante della mia vita.
    Ho ancora tanto da fare, molto da apprendere, qualcosa da insegnare a chi chiederà, molte emozioni da vivere.
    Chiaramente sono e sarò sempre orgoglioso di far parte di questo splendido gruppo.

  9. Caro Morichetti,

    non me l’aspettavo, ma mi ha fatto molto piacere che tu abbia scelto il mio post per fare la tua riflessione. Più che altro, sono stati gli interventi che mi hanno convinto, pacati ma incisivi, tutti tesi a cercare di capire quello che è successo in un movimento che, a detta non solo mia, viaggia su livelli diversi tra base e dirigenza. La guida “Osterie d’Italia” rimane un esempio ottimo di un libro che va incontro ai desideri e ai bisogni delle persone. Prima che il Politburo toscano mi esonerasse, mi ha fatto piacere partecipare alla stesura: se vai a vedere ancora conservano due mie intuizioni, il percorso dei trippai e quello dei vinai a Firenze.