Una breve storia della fellatio nella pubblicità

Sabato scorso, guardando la pubblicità di Dodaro, azienda calabrese che produce salumi speziati al peperoncino, abbiamo definitivamente compreso l’ossessione dei creativi nei confronti del cosiddetto “tema fellatio”. Realtà con cui prima o poi faranno i conti, più che i clienti, i loro analisti.

Anche perché il caso Dodaro è tutt’altro che isolato. Qualcuno ha scomodato il machismo calabrese messo alla gogna da Antonio Albanese con Cetto La Qualunque, ma la Calabria non c’entra, mi appellerei piuttosto alla mancanza di senso del ridicolo. Scovare le cose che a ogni latitudine i pubblicitari hanno infilato nelle bocche delle olgettine di sempre è impossibile, letteralmente.

Possiamo invece tentare una breve e sicuramente imcompleta storia della fellatio nella pubblicità.

Secondo una certa scuola di pensiero tutto è cominciato (pia illusione) con questa pubblicità anni ’90 per le caramelle al whisky Baileys, che inconsciamente rappresenterebbe la fellatio.

Un vero classico del genere sono le pubblicità dell’azienda siciliana Zappalà, eccone una alquanto esplicita del 1998.

La pubblicità (poi vietata) per la rivista FHM in versione inglese risale al 2003.

Nel 2005, lo spec work (lavoro preparatoprio) di un’agenzia finisce in rete e diventa rapidamente virale (era possibile anche prima di Facebook). Scoppia il caso Puma.

Siamo sempre nel 2005, ecco gli espliciti poster pubblicitari della vodka bulgara Flirt, in versione maschile:

in versione femminile:

nella versione per il mercato americano:

Entra in scena il toro meccanico, alle cui intemperanze cerca di resistere un’avvenente ragazza mentre addenta un hamburger della catena americana Carl’s Jr con fare sospettosamente famelico. Anno 2006.

2009. Provocazione, desiderio di far parlare della propria marca senza riconoscere la paternità dello spot, o semplicemente un falso? Non si è mai capito davvero a quale categoria appartenesse questo (presunto) spot Heineken.

L’americano Huffington Post lo annuncia come uno spot per la Sprite, realizzato in Germania e subito vietato. Ma era solo un tentativo di ironizzare sull’abuso del sesso nella pubblicità. “Non dovevano vederlo tutti”, si difende il suo creatore, invece finisce in rete dove diventa un instant hit. Siamo nel 2009.

Ancora nel 2009, i pubblicitari delle campagne Tom Ford, vagamente monomaniaci, non perdono l’occasione per evocare le fellatio in questo poster che pubblicizza occhiali.

La bellissima Padma Lakshmi, bestsellerista di ricettari e conduttrice della celebre serie tv americana Top Chef, ridefinisce il concetto di food porn nel 2009 ingoiando a modo suo il panino del Fast Food americano Carl’s Jr.

E per finire, nel 2009, prima di Dodaro e i suo salumi, anche Burger King, una delle catene di fast food più diffuse del mondo, aveva ceduto alla tentazione di simulare la fellatio. Con il panino BK Super Seven Incher, che “sazia il desiderio di qualcosa di lungo, succulento…”.

[Crediti | Link: Dissapore, friendfeed, Zappalà, Adrants, Copyranter, YouTube, Quietglover, Adland, Adfreak. Immagini: Adland, Copyranter]

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26 commenti a Una breve storia della fellatio nella pubblicità

  1. in effetti visti tutti in fila fanno una certa impressione

    l’accanimento sulla fellazio puo’ forse derivare dal fatto che il gesto e’ meno diffuso della copulazio standard ?
    e percio’ piu’ utilizzabile senza incorrere negli strali della legge ?

      • O forse perche’ il target di mercato di quelle pubblicita’ e’ l’uomo bianco, occidentale etereosessuale?

        Per quanto io sia contrario all’eccesso di sesso in tutte le pubblicita’, riconosco che quello che viene chiesto al pubblicitario e’ di elaborare una campagna che sia il piu’ efficace possibile e non di seguire la “morale” (crf. Jerry Maguire). E se vengono utilizzate immagini riconducibili all’immaginario erotico di un eterosessuale caucasico, e’ perche’ tali immagini sono (ritenute) quelle che riescono ad attrarre il maggior numero di persone.

        • Ripensando un attimo ai video di musica rap/hip-hop, forse toglierei “bianco” e lascerei solo “eterosessuale occidentale”.

        • A dire il vero molte di quelle pubblicità no, non hanno come target l’ometto caucasico eterosessuale.
          A meno che non indossi borse e occhiali femminili.

          Ti assicuro, anche, che l’idea che le donne siano tutte come ruby è lungi dall’essere un mero desiderio.
          E’ realtà.
          La gran parte degli uomini e, ahimè, delle donne “spiega” così il successo professionale delle donne.
          In particolar modo se belle.

          E se questo non fosse un mondo solo per maschi (bianchi, occidentali ed eterosessuali) non ci sarebbe bisogno di un ministero per le pari opportunità, dove, appunto, ci sono le minoranze: donne, omosessuali, disabili.
          Quindi, sì, viviamo in un mondo con un unico punta di vista.
          E le pubblicità hanno impatto lo stesso perché ripropongono il punto di vista facendo finta di “voler scandalizzare”. Un po’ come il guitto che prendendo in giro il potere non fa che ribadire la valenza di quel potere. Il guitto, eh, non la satira. Come dire il bagaglino e non Luttazzi o Guzzanti.
          Per quanto può valere, questa è la mia idea.

          • titty io leverei etero, caucasico e occidentale

            il che significa, dopo eventuale ampio dibattimento “polemico”, che la felly piace un po’ a tutti gli uomini

            forse meno alle donne, ma il mondo lo gestiamo noi

            si sapeva, no ? i cordoni della borsa ce li abbiamo noi e blablabla …

            :-) oppure :-(

            ma forse meglio :-O

          • Mauro sei bravissimo a sdrammatizzare :)

            ma, che sia chiaro, non ho mai messo in dubbio “a chi piace”. Quello è trasversale: non ha genere, colore e religione.

            E’ solo dell’uso iconografico che parlavo :)

      • è perchè viviamo in un mondo che ha un unico punto di vista,
        cioè che le donne sono tutte come ruby, cioè disposte a tutto

        • Se il fatto che le donne siano disposte a tutto fosse un punto di vista, tali pubblicita’ non avrebbero impatto alcuno. Esse non rappresentano un “punto di vista”, bensi’ un desiderio. Unito a una visione tabuizzata e maschilista del sesso.

  2. Non capisco chi possa lasciarsi condizionare da queste pubblicita’.
    Chi produce un prodotto alimentare e si prende la briga di farlo conoscere ad ogni costo associandolo al sesso.. E non alla sensualita’ ma direi piu’ a qualcosa vicino alla prostituzione.. come minimo fa dei prodotti di emme.
    Ma del resto in quest’era bungabunghiana, non ci stupisce di nulla!

  3. Ma Dissapore sta diventando come le homepage del corriere.it, repubblica.it, tgcom.it ??? Sesso e ammiccamenti vari come specchietto per attirare lettori ?

  4. Sarà che io sono un tipo all’antica -- anzi, decisamente antico -- ma a me più che altro queste clip mi mettono in imbarazzo.

  5. Parigi, arriva l’hot dog Dsk

    quotidiano.net, 7 lug -- [...] Un hotdog la cui salsiccia “extra large” promette di “non lasciare indifferenti”: l’ironica trovata che allude al caso di stupro che ha coinvolto Strauss-Kahn è del Rotz Delicatessen, ristorante specializzato in cucina newyorchese di Neuilly-sur-Seine, feudo superchic dell’attuale presidente Sarkozy. [...] Nei 20.000 volantini distribuiti si vede una ragazza nera sorridente che si appresta a gustare il panino mentre sullo sfondo c’è l’inconfondibile sagoma dell’Empire State Building. “Non colpevole”, recita lo slogan del volantino, [...] ma non e’ tutto: il vulcanico ristoratore ha anche creato un sito internet e lanciato un filmato promozionale sul web.

  6. Pingback: Top 5 – Le migliori pubblicità italiane di sempre. | POTATO PIE BAD BUSINESS

  7. e’ inutile essere ipocriti. Sono pochissimi i maschi che non sognano sempre e spesso quest’atto sessuale. Questo e’ uno dei nostri limiti nei rapporti di coppia, il fatto di ragionare con un organo diverso da quello del cervello. Detto questo alcune pubblicità fanno ridere, altre fastidio, altre sono magari azzeccate. L’importante e’ non prenderle troppo sul serio. Ma i pubblicitari utilizzano semplicemente un atto che nell’antichità, prima che uscissero fuori le turbe psichiche dei cattotalebani, non era poi cosi’ straordinario, ma veniva considerato normale e comune. P.S. a ma personalmente fanno senso le donne che gonfiano le labbra come canotti facendo sognare chissà cosa : tra l’altro se per loro le labbra sono importanti evidentemente non sono neppure tanto brave :)

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