I 10 ristoranti del momento a Venezia

A Venezia, anche e soprattutto a Carnevale, il turista medio è attirato da bacari, posti turistici oppure estremamente datati, in genere da bocconi veloci che riempiano la pancia. Serve un antidoto, e in fretta.

Ragione per cui abbiamo preparato, come già per Firenze, la lista del mangiar bene a Venezia. Ristoranti, osterie, bistrot, enoteche: i 10 posti più caldi nel capoluogo veneto in questo momento. E non i soliti nomi consigliati già decine di volte.

Mandateli a memoria, eviterete di ricadere nel solito giro dei cicchetti baccalà-sarde-seppioline-polenta, che rimpiazzerete con creatività e impegno, giovani curiosi e volenterosi o meno giovani con molta esperienza alle spalle.

Estro, Vino e Cucina

Dorsoduro, 3778

estro

Due fratelli barbuti –Alberto e Dario Spezzamonte–, un valido gruppo di collaboratori e un posto che mette insieme diverse possibilità. Esattamente di fronte alla pasticceria Tonolo, una delle migliori di Venezia come vi abbiamo raccontato, e a 5 minuti a piedi da Piazzale Roma, ecco Estro.

Appena entrati sorprende la selezione di bottiglie, ampia e poco allineata. Poi ci si accorge dei tramezzini e dei cicchetti (ebbene sì, ci sono anche loro, ma aspettate) privi del solito aspetto “vissuto”, sempre freschi e curati.

Ancora qualche secondo e si capisce di essere in un ristorante organizzato dai fratelli Spezzamonte, già titolari de “Alla staffa”, intorno a una proposta originale e contenuta a pochi piatti, che cambiano spesso.

Estro venezia

Una scelta sicura sono i classici come canoce e cannolicchi, accanto ad autentiche sorprese che ci sentiamo di consigliarvi senza indugio, specie le pappardelle al sugo di fagiano o guancia di vitello con verdure croccanti. Primi piatti attorno ai 15 euro, secondi dai 20 in su.

Enoteca Ai Artisti

Fondamenta della Toletta, Dorsoduro 1169/A

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Siamo nella zona tra Campo Santa Margherita e l’Accademia, battuta da studenti universitari e liceali. Tra bar non memorabili, pizze al taglio plastificate e kekab digeribili dopo alcuni giorni, spunta un ristorante che invita ad accomodarsi per godere dei suoi piatti fino in fondo.

Oltre a una ventina di coperti all’interno, il dehors accanto al canale restituisce agli innamorati quel briciolo di intimità che la loro condizione richiede in una città come Venezia.

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In cucina sono in tre ma a fare la differenza è il tocco di Masahiro Homma, chef giapponese passato per Firenze e accasato a Venezia, con esperienze a Le Calandre e al Quadri della famiglia Alajmo.

Il merito di aver dato vita a un posto che evita la banalità di sarde in saor-spaghetti di mare-frittura mista-tiramisù spetta a Francesca Ciancio e Vincenzo Buonfiglio, con un menu di carne e pesce fatto con pochi piatti, elaborati e sorprendenti, che seguono il ritmo delle stagioni, quali per esempio gli gnocchi di zucca con ragù di guancia di manzo, cicoria rossa e parmigiano.

Primi piatti attorno ai 15 euro, secondi attorno ai 25 euro. Curata la cantina, con un centinaio di etichette.

CoVino

Calle del Pestrin, Castello, 3829a

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Buon sangue non mente, come si dice. Il titolare del CoVino è infatti Andrea Lorenzon, figlio del celebre Mauro, l’oste con fifì della Mascareta, una “enoiteca” (il neologismo è suo) diventata istituzione cittadina.

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Arrivati al CoVino, possibilmente senza perdervi prima, è forte l’impressione di trovarsi in un micro ristorante che se la tira da bistrot, senza l’aria (a volte) spocchiosa dei francesi ma con il carattere affabile dei veneziani (a volte anche in questo caso).

Sei tavoli, menu organizzato soltanto intorno a ingredienti stagionali e sempre ben congegnato a prezzo fisso: 3 portate, 39 euro. Prodotti di presidio Slow Food in carta e una buona selezione di vini.

Local

Castello 3303

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E’ il momento dei figli d’arte nei ristoranti di Venezia. Benedetta e Luca Fullin sono la terza generazione della famiglia che ha gestito uno degli alberghi più amati sulla riva degli Schiavoni, la Pensione Wildner.

Se volete sentirvi veneziani pronunciate “Local” con l’accento sulla “a” finale: un posto accogliente dall’aria rassicurante e familiare. Potete anche pronunciarlo all’inglese e mettervi a filosofeggiare sulle differenze tra globale e locale, il risultato non cambia.

Il menu basato sugli ingredienti della laguna è la logica appendice di un ristorante che racconta Venezia e le isole fin dalla scelta degli arredi: pavimento, tavoli, sedie, lampade e cantina sono fatti a mano in collaborazione con gli artigiani locali.

In cucina c’è Matteo Tagliapietra, che ha lavorato nelle cucine del Noma di Copenhagen: il suo tocco è moderno e raffinato. Volete i piatti classici? Eccovi accontentati, i bigoli in salsa sono ottimi. Volete sperimentare? Chiedete i ravioli con faraona, gamberi rosa, cocco e lime.

Barena Al Cioccolato

Si può scegliere alla carta e spendere per tre portate 60 euro a testa, oppure seguire il menu degustazione da cinque portate a 75€ .

Antica Osteria da Gino

Fondamenta San Giuseppe – Castello 654

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Non si capisce perché la zona dell’Arsenale che punta verso i giardini resti inevitabilmente fuori dai circuiti cari ai ben mangianti. Invece nella zona si trovano perle inaspettate.

Con Riva Schiavoni alle spalle, superate le giostre e la Serra dei Giardini e girate a sinistra. Sono i luoghi della Biennale, dove arrivano artisti tormentati per contratto ma dall’appetito assai tradizionale.

La sorpresa è l’Osteria da Gino. Tutti la conoscono come Hostaria da Franz: punto di riferimento per il sestiere, vecchia di 200 anni e luogo di nascita dello Spritz, secondo alcuni. Ma non mettiamoci a discutere, ‘ché il tema è caldo.

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A gestione familiare dal 1968, è un posto confortevole con soffitti bassi e travi in legno. La cucina senza fronzoli è affidata alla signora Danila: voce roca, stretta di mano vigorosa, conosce le tradizioni venete come pochi.

Se vi piacciono i piatti di pesce poco imbellettati ma saporiti, questo è il posto che fa per voi. Obbligatorio assaggiare il risotto di go, preparato sfilettando il pesce incubo di ogni cuoco, poi facendone cuocere a parte il brodo, quindi filtrandolo in un telo, per finire unendo la polpa del pesce al riso: un lavoro immane.

I primi piatti costano sui 17 euro, i secondi attorno ai 25.

Osteria Santa Marina

Campo Santa Marina – Castello 5911

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Un posto bello, raffinato, misurato. Siamo Ancora a Castello, a pochi passi da Campo Santa Maria Formosa.

Ad Agostino Doria va riconosciuto il merito di non aver ancorato l’amore per la cucina veneziana al passato, alla ripetizione noiosa degli stessi piatti.

Pesce e paste all’Osteria Santa Marina raccontano storie nuove, sempre curiose e intriganti, attraverso crudi, bollito e “saor”, vellutate, creme, primizie stagionali degli orti veneziani, piatti alla brace e al forno.

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Le tovaglie inamidate profumano di pulito e i sorrisi non sono mai forzati. Prezzo medio per 3 portate 55-60 euro.

Al Covo

Campiello della Pescaria – Castello 3968

Covo venezia

Zona Bragora: siamo a dieci minuti da Piazza San Marco ma, incredibilmente, senza la calca turistica. Con due sale per una quarantina di posti circa, il locale è ospitale, c’è anche un campiello piacevole da godersi d’estate.

Gli ingredienti alla base del menu guardano alla laguna, dagli orti di Cavallino a Treporti, da Sant’Erasmo a Vignole, ma vanno anche oltre, sempre con il buon gusto di Cesare Benelli a fare da collante.

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Se vi piace il pesce buttatevi sul gran antipasto bollito di pesce, crostacei e molluschi nostrani; al contrario chi ha gusti diversi troverà soddisfazione nella “Bianca Piemontese”, razza meno conosciuta di altre ma dalle carni comunque ottime.

Si può ordinare alla carta, antipasti e primi costano in media 20 euro, i secondi si pagano in media 25 euro, oppure scegliere il menu degustazione da 6 portate a 59 euro, e da 7 a 69 euro.

Ai mercanti

Calle dei Fuseri, Corte Coppo – San Marco 4346/a

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Calle dei Fuseri, praticamente San Marco. Ovvero la zona d’elezione dei menu turistici fatti in serie, uno uguale all’altro, uno più costoso dell’altro.

Ragione per cui, trovare un locale che vada nella direzione opposta del cibo mediocre, per di più al riparo di una piccola corte, merita un brindisi.

Magari da consumare all’interno della “gastrosteria”, neologismo (rivedibile) escogitato da Simone Poli, anima del locale, per mescolare ingredienti diversi come la bistronomia (alta cucina a prezzi low-cost, tanto per sintetizzare) e il relax di un ambiente disteso e amichevole. Niente puzza sotto il naso, per capirsi, ma un’osteria elegante sì, e con i piedi per terra.

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L’importante è girare al largo dai cliché anche nel menu, grazie a piatti deliziosi come ravioli di merluzzo, paccheri con ricotta di malga e bieta, triglia, carciofi e caramello al caffè.

C’è amore per le piccole cose fatte con cura e rifiuto dell’esibizionismo da “cuochi d’artificio“. Primi piatti attorno ai 13 euro, secondi sui 18 euro.

Osteria Al Portego

Calle Della Malvasia, San Lio- Castello, 6014

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Non chiamatelo bacaro. Certo, in città lo identificano come tale, ma in questo caso possiamo parlare di un’osteria schietta che unisce al banco ricchissimo di cicchetti –una varietà che stordisce se paragonata a quella di tanti finti bacari– un menu che merita di essere esplorato.

Primo consiglio: prenotate. I tavoli sono solo 6, non è il caso di arrivare all’ultimo momento senza prenotazione. Una volta entrati, cercate di guadagnare il banco: pensateci un momento e poi scegliete tra sarde in saor, seppie arrosto, fritte e nere con la polenta, polpette di carne e di tonno.

Se invece siete riusciti a trovare un tavolo, dalla cucina escono pasta allo scoglio, bigoli (freschi) in salsa, e bigoli co l’anara (anatra), piovra in umido, trippa e sguassetto alla bechera, un piatto povero della tradizione, fatto con interiora e verdura che ha la consistenza di una zuppa.

I prezzi sono popolari: antipasti e primi attorno ai 13 euro; secondi sui 15-20. Porzioni molto abbondanti. (Una dritta tra parentesi, ma non dite che ve l’ho data io: se in cucina c’è Cristian avete fatto bingo).

Ai Promessi Sposi

Calle dell’Oca – Cannaregio 4367

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Siamo dalle parti Campo S.S. Apostoli, in una calle semi-nascosta dalla Strada Nova sempre affollata di turisti. Anche qui parliamo di un’osteria dove, accanto agli assaggi del banco è possibile, anzi consigliato, affiancare un vero pranzo.

I piatti di pesce hanno la precedenza: molto consigliati i canestrelli, se sono sul menu ordinateli subito, senza trascurare primi e secondi di carne: bigoli al battuto di oca con radicchio lasagne alla crema di zucca e montasio.

Porzioni generose e prezzi popolari, da osteria, completano il quadro. Antipasti e primi costano in media 13 euro, i secondi attorno ai 18 euro.

[Crediti | Immagini: Local, Covo, Covino, Ai Artisti, Caterina Vianello]

Caterina Vianello Caterina Vianello

21 febbraio 2017

commenti (11)

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  1. Ho già fame. Non sono mai stato in nessuno di questi posti (conosco di nome solo l’Osteria Santa Marina), ma sembrano tutti parecchio invitanti.

  2. Ma che bei posticini.
    Certo che andarci con la propria famigliola e lasciarci 250-300 ghinee non è il massimo .

    1. Puoi sempre stare a casa a regalarci i tuoi commenti…

    2. Bravo Artemio: abbiamo bisogno di parole alte .

  3. Enoteca Ai Artisti: personalmente non mi invoglia un tavolo accanto al canale (con i famosi odori dei canali veneziani…) e con i turisti che ti passano vicino curiosando magari dentro i piatti.
    Solo questo.
    Per il resto va tutto bene.
    Ve saludo, fioi

    1. E già che ci siamo, possiamo aggiungere che il pomodorino al centro del risotto e le sedie col pattern leopardato non è che siano il massimo… 😉

  4. Mi sa che volevi dire bianca modenese e non bianca piemontese, altrimenti non si spiegherebbe l’idea del poco conosciuto. Quello che si evince dall’articolo é che Venezia come anche altre cittá limitrofe, Bologna, Verona, resta proibitiva in quanto a prezzi e che chi ha pochi soldi in tasca, una fetta sempre piú grande di persone, non puó andare aldilá di pizze al trancio mediocri e cose simili.

    1. L’enogastronomia non nasce per consigliare dove mangiare bene spendendo poco. Per quello ci sono l’amico del bar, lo zio Piero o Tripadvisor.

  5. In Italia é cosí, per mangiare bene bisogna spendere una cifra come dicono a Roma. In altri paesi si puó mangiare bene a prezzi accessibili, leggi Spagna…

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