Uova di Pasqua al cioccolato: Prova d’assaggio a Torino

Ogni anno la stessa storia. Sembra facile scegliere l’uovo di Pasqua ma non è così. Cosa privilegiare? La qualità del cioccolato, il prezzo, la sorpresa?

Siete fuori strada se pensate a un mercato poco significativo, nel mese che precede la Pasqua gli italiani spendono circa 350 milioni di euro, con un prezzo medio delle uova –che pesano in media tra 180/220 grammi– di 8euro, ovvero 40euro al chilo. Mica poco.

In generale la qualità del cioccolato è maggiore quando la percentuale di cacao è più alta. E più pregiato è il cioccolato meno sono gli ingredienti. Diffidate da siero di latte, aromi e ovviamente grassi vegetali. Specie dagli oli tropicali come olio di palma o di colza.

 

Indecisi anche noi su quale Prova d’Assaggio dedicare questa volta all’uovo di Pasqua, siamo stati a Torino, dove un tempo ogni via pretendeva d’avere la sua cioccolateria, per un confronto all’ultima percentuale di cacao tra i migliori artigiani della capitale del cioccolato italiano.

Oggetto del test è la semplicità, o per meglio dire l’uovo classico, al cioccolato fondente, senza ricami, svolazzi o sapori in aggiunta. Si comincia.

6. PEYRANO

Una delle pasticcerie storiche di Torino, aperta da Antonio Peyrano nel 1915.

L’incarto dell’uovo di Pasqua sembra fermo a quel periodo, se non fosse per il coniglietto di peluche. Confezione comunque ultra classica. Al laboratorio di Corso Moncalieri 47, con vetusta vetrina di gianduiotti e tavolette, ci hanno spiegato che nonostante il pupazzo questa è la versione per adulti.

Bisogna dire che per 190 grammi di uovo (dimensione minima) si spende un bel gruzzolo, e che nel valutarlo abbiamo dovuto per forza tenerne conto.

Liberato l’uovo dall’incarto prevale un intenso aroma di vaniglia. Al tatto il cioccolato dalla finitura grezza regala sensazioni gradevoli, peccato che al sapore pieno segua un retrogusto allappante a causa della bassa percentuale di cacao: solo il 51%, poco per un cioccolato fondente con più di qualche pretesa.

INGREDIENTI: Cacao 51%, zucchero, burro di cacao, emulsionante (lecitina di soia), bacche di vaniglia Bourbon.

Capitolo sorpresa. Apro con la fiducia della ragazzetta a cui hanno spiegato che il vino buono sta nelle botti piccole, e le sorprese migliori nei piccoli involucri. Bufala, post-verità, come diciamo oggi? Beh, un po’ sì, come conferma questo braccialetto di bigiotteria con elastico. Roba da Cioè.

PREZZO: 33, 5 euro (uovo da 190 grammi)
VOTO: 6.5

5. VENCHI

Menzione d’onore al sapore rotondo del sempre ottimo cioccolato Venchi, che in questo caso prevede il 56% di cacao. La dolcezza contenuta è un invito a continuare, fermarsi dopo un quarto di uovo è piuttosto complicato.

Persistenza breve, astringenza modesta (l’attrito tra lingua e palato causato dalle sostanze legnose del cioccolato) e un vago sentore di caffè, bilanciato dall’aroma di vaniglia che strizza l’occhio qui e là.

INGREDIENTI: massa di cacao, zucchero, burro di cacao, emulsionante (lecitina di soia), aroma di vaniglia naturale.

La sorpresa potrebbe essere un portachiavi o l’orecchino da naso di una mucca agghindata a festa. Giudicate voi. Noi speravamo meglio.

PREZZO: 30 euro (per 220 grammi)
VOTO: 7

4. GUIDO CASTAGNA

Confezione deliziosa, che come da copione richiede cinque minuti per essere scartata, vorrete mica rovinare un uovo del genere?

Esponente torinese del “bean to bar” (dalla fava di cacao alla tavoletta di cioccolato, l’espressione usata dagli anglosassoni per dire che il cioccolatiere controlla tutta la filiera del suo prodotto), Guido Castagna piazza nientemeno che un pallet in miniatura al posto del solito cono, per sostenere il prezioso ovale.

Cioccolato fondente con il 64% di cacao dalla spiccata acidità, avvertibile fin dall’ingresso in bocca. L’amaro del retrogusto avvolge il palato, il modo in cui si scioglie il cioccolato è un piacere a parte.

Cioccolato duttile, fondente ma morbido, che per la nota tostata dovuta all’impiego dello zucchero di canna ricorda il gianduiotto.

Meno apprezzabile la sorpresa trovata all’interno, della serie consigli per gli acquisti”.

Un mazzo di carte per giocare a Memory con le immagini dei prodotti più celebri di Castagna. Anche no, grazie.

PREZZO: 18 euro (per 180 grammi)
VOTO: 7.5

3. STREGLIO

Si chiama Streglio “dal 1924”, ma non è più quella del 1924. O meglio, l’azienda che i torinesi non più giovanissimi ricordano per la produzione industriale di cioccolato si è (ri)convertita al mondo artigianale, con un cioccolatiere –Salvatore Minniti– che arriva dal laboratorio del celebre Domori.

L’uovo di Pasqua è una sorpresa autentica. Niente aromi, produzione controllata dalla fava di cacao al prodotto finito, confezione curata e un sapore che si distingue; la nuova Streglio ha le carte in regola per stare in questa Prova d’Assaggio.

Colore scuro dovuto alla percentuale di cacao, particolarmente elevata (70%), l’aroma è così intenso da ricordare il caffè, la superficie grezza e corrugata si percepisce sotto i denti. Un uovo al cioccolato per adulti.

INGREDIENTI: pasta di cacao, zucchero, burro di cacao, emulsionanti (lecitina di soia).

Ancora un braccialetto (il secondo di oggi). Questa volta motivazionale, sulla scia di quelli di stoffa che si vedevano ovunque nelle spiagge tempo fa, inneggianti alla pace o alla forza interiore. Questo invita a essere entusiasti per ciò che si fa.

Neanche Streglio si è sprecata con la sorpresa, che finora è comunque la migliore. Addirittura indossabile.

PREZZO: 29 euro (per 420 grammi)
VOTO: 7.8

2. DOMORI

Domori: la raffinatezza abita qui. All’insegna del “meno è meglio” il noto marchio fondato da Gianluca Franzoni leva pellicole, carte chiassose e cordini fluo. La confezione è una custodia che protegge l’uovo di Pasqua con elegante piedistallo dorato. Non sarebbe fuori luogo in un museo del cioccolato.

Non è facile, credeteci, esprimere equilibrio e rotondità di gusto quando s’impiega il 75% di cacao, che è rigorosamente Criollo, coltivato nelle piantagioni venezuelane della stessa Domori, proprietà di Illy. E’ raffinata persino l’acidità percepibile nel retrogusto, ricorda il ribes.

INGREDIENTI: pasta di cacao Criollo, zucchero di canna, burro di cacao, emulsionante (lecitina di soia).

Incarti pacchiani a parte, quelli di Domori hanno avuto una bella pensata sul cadeau. Me li immagino, alla riunione del lunedì: “Che sorpresa mettiamo nell’uovo, idee?”. Il più brillante cervello del marketing butta lì la proposta: “I nostri gianduiotti?”.

Fategli sapere che Dissapore ha apprezzato; meglio di tanti oggetti raccogli-polvere.

PREZZO: 24,90 euro (per 150 grammi)
VOTO: 8

1. GUIDO GOBINO

Bambino che riesci ad apprezzare la complessità di questo cioccolato, sappilo, hai tutta la mia stima. E’ così, diamine, che si allevano (e allenano) le nuove generazioni gastrofanatiche, l’amato artigiano torinese Guido Gobino lo sa bene.

Un cioccolato fondente che mescola tre diverse fave, con una percentuale di cacao del 63%, impiegato dall’artigiano torinese in altre uova dal design raffinato con tanto di decorazioni artistiche.

Spicca e persiste l’amaro, insieme a una speziatura delicata, mentre restano in bocca sentori di frutta secca e un’acidità lievemente pungente. Soprassediamo sul 40% di lipidi intravisti in etichetta: siamo a Pasqua, non guardiamo a queste cose. Peraltro l’effetto al palato è tutt’altro che grasso; l’astringenza finale è da applausi.

INGREDIENTI: massa di cacao, zucchero di canna, burro di cacao.

La sorpresa sbaraglia la concorrenza: una costruzione firmata Quarcetti, l’azienda torinese di giocattoli. Non ci siamo divertiti a far girare il coniglio né l’albero di mele la manopola, ma è stato meglio che scartare un portachiavi.

PREZZO: 36 euro (per 560 grammi)
VOTO: 9

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

5 aprile 2017

commenti (7)

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  1. Finché qualcuno li compra 150 € al kg.,sono anche pochi. Il mondo è pieno di gente con tanti soldi,e non sanno come spenderli.

  2. Si Orval, da sempre il prezzo unitario dell’uovo di Pasqua è di molto superiore al prezzo unitario di una anche ottima cioccolata.
    Non è una novità di Pasqua 2017, purtroppo. La materia prima, già costosa di suo, è una parte minimale del prezzo finale, per molte ragioni.

    1. Per una tavoletta di provata qualità posso anche spenderli 50 euro al chilo, ma 100/150….ah già, sono i 3 gianduiotti o le altre plasticate ad alzare il prezzo…

  3. Grazie per i suggerimenti, panorama desolante (ma venchi??? vogliamo parlarne?).

    L’anno scorso mi sono comprata lo stampo, mi sa che anche quest’anno ripeterò l’esperienza: acquisto di buon cioccolato fondente, una bella sorpresa, e un po di lavoro.

    spero di migliorare nel temperaggio che l’altra volta l’ho rifatto otto volte…

  4. La tradizione ha i suoi costi e c’è sempre qualcuno che – ricco o povero che sia – soggiace alla tirannia della festa e, spesso, dei bambini.
    Prezzi spropositati che spesso lievitano per pubblicità, rimanenze , sorprese e confezioni.
    Comunque un pessimo affare per i consumatori , o meglio, per chi paga.

  5. Dimenticavo di aggiungere che le marche trattate nell’articolo sono di prima fascia e di eccellenza.
    Esiste, tuttavia, una galassia di prodotti di serie C che vedono l’utilizzo di materie prime di altra fattura (per non dire scadenti) , ma con prezzi ignobili se rapportati alla qualità percepita.
    E questo completa un quadro a dir poco desolante.

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