Dieta senza carboidrati: non vi succedono cose belle se li eliminate

La coscienza, sostenuta a gran voce dai nostri colleghi più odiosi, ci sta dando il tormento: cerchiamo di essere forti.

– Finite le vacanze, eh, si torna a fare i conti con la bilancia;
– Ti sei strafogato di gelati? Si vede, è ora di correre ai ripari;
– Settembre è il periodo ideale per mettersi a dieta.

Di solito, quand’è il momento di smaltire i chili di troppo, decidiamo senza neanche una reale ragione medica, di tagliare dal regime alimentare i carboidrati. Perché siamo convinti che pane, pasta e simili siano i primi responsabili dell’accumulo di grasso.

Ma non è proprio così, come vedremo anche in seguito.

[Non avevo capito di poter mangiare i carboidrati senza ingrassare]

[Carboidrati: 7 miti da sfatare]

Le diete ricche di carboidrati raffinati costringono l’organismo ad immagazzinare più acqua di quanto ne abbia realmente bisogno, una ritenzione idrica può incidere per 4/8 chili, a seconda del tipo di dieta. Pertanto, tagliando i carboidrati, il corpo si sbarazza dell’acqua e perdiamo peso.

Ma è un dimagrimento a breve termine perché dipende dall’acqua, e perché di norma, tendiamo a sostituire i carboidrati con alimenti ricchi di grassi che, essendo anche più calorici dei carboidrati, vanno consumati con moderazione.

Inoltre dovremmo chiederci cos’accade al nostro organismo quando decidiamo di bandire completamente pagnotte e spaghetti, perché come tutte le scelte, giuste o sbagliate, anche questa avrà delle conseguenze.

I rischi sono stati spiegati in un’intervista al Corriere della Sera dal professor Pietro A. Migliaccio, nutrizionista della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, tra questi: spossatezza, cervello affaticato, stitichezza, alito pesante, vertigini, bisogno di zuccheri.

[La storia dei carboidrati che non fanno ingrassare è troppo bella per essere vera]

La prima (spiacevole) conseguenza riguarda il cervello, che nei carboidrati trova la principale fonte di energia. Se vengono a mancare, o anche solo diminuendone la quantità, affaticamento del cervello e mente offuscata sono praticamente assicurati.

Sul dimagrimento, le indicazioni del Prof. Migliaccio sono chiare: «I grassi bruciano al fuoco dei carboidrati: se mancano i carboidrati il metabolismo dei grassi si blocca e si ferma a livello dei corpi chetonici, che si accumulano. I corpi chetonici sono tossici per l’organismo e riducono la massa magra perché bruciano i muscoli. Il cervello li utilizza con fatica ma li utilizza lo stesso. Il risultato: alito cattivo, stanchezza, debolezza, vertigini, insonnia, nausea».

Al contrario, i carboidrati sono energia subito disponibile, che brucia i grassi e le proteine, molto utile per tutti gli esercizi fisici, sia di resistenza che di potenza.

Anche il buonumore risente della mancanza di carboidrati, che inducono la sintesi della serotonina, il neurotrasmettitore noto come “l’ormone del buonumore”, responsabile anche di una leggera riduzione del senso di fame.

Vero è, comunque, che i carboidrati raffinati sono responsabili del repentino innalzamento del livello di zucchero nel sangue, sbalzi che, secondo una ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, attivando alcuni centri del cervello, possono creare una situazione di dipendenza, spingendo l’organismo a richiedere altri carboidrati.

Anche in questo caso, la soluzione non è eliminarli, ma consumare carboidrati integrali, a più lento assorbimento e che non causano picchi glicemici.

I carboidrati integrali, a differenza di quelli rafffinati, non sono in alcun modo collegati al rischio di contrarre malattie cardiovascolari e al diabete di tipo 2, anzi, secondo l’American Heart Association, migliorano livelli di colesterolo nel sangue riducendo il rischio di malattie cardiache, ictus, obesità e diabete.

[Perché amiamo la pasta: gli scienziati hanno scoperto il sesto gusto]

[Le uova fanno male? Separiamo i falsi miti dalla realtà]

In definitiva, eliminare del tutto i carboidrati è considerato un errore grossolano, perché in una dieta bilanciata dovrebbero sempre essere presenti.

Le quantità giornaliere sono suggeriti dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana), che nel 2014 hanno fissato tra il 45 e il 60% l’incidenza dei carboidrati sulle calorie totali, preferibilmente integrali.

Ma non del tutto, perché la fibra dei cereali integrali in alcuni casi impedisce l’assorbimento dei sali minerali, quindi la cosa migliore è inserire e mantenere nella nostra dieta un mix tra cereali raffinati e integrali, senza eccedere nelle quantità.

[Crediti | Corriere della Sera]

Anna Silveri

11 settembre 2018

commenti (2)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Infatti è per questo che vi sono SOLO 5.000.000 di diabetici solo in Italia, ed il numero cresce continuamente. W il diabete, W il piede diabetico e tutte le complicanze GRAVI che ne derivano (amputazione degli arti inferiori, infarti, e via così…). Siamo stanchi di sentire queste baggianate. Vi sono numerosi ricercatori, nutrizionisti che affermano esattamente il contrario.
    Sono un diabetico che dopo 15 di malattia, seguendo i vecchi, soliti, ritriti consigli e tanti farmaci non ha avuto alcun miglioramento.
    Al contrario, ora sto risolvendo il diabete proprio eliminando i carboidrati ed in poco più di 1 mese la glicemia si è dimezzata! Prima avevo circa 280 a digiuno, ora ho 110 (e anche meno).
    Questi sono fatti, non chiacchiere. Potete raccontare quello che volete ma i diabetologo hanno perso credibilità, continuando ad imporre le solite, inutili terapie che sono inconcludenti e lo dimostrano i dati.

    1. Nel 2016 i diabetici in Italia erano 3 milioni e 200mila, dati ufficiali Istat (https://www.istat.it/it/archivio/202600).
      Se lei ha dei dati diversi e più recenti, anche se un incremento di 1milione e 800mila in poco più di un anno mi sembra abbastanza improbabile, sarebbe bene che ne pubblicasse la fonte.
      Ciò detto l’esperienza personale è certamente interessante ma mi dispiace non fa statistica.
      La scienza e la medicina studiano continuamente i fenomeni e nuove scoperte possono rendere superate teorie che prima erano largamente condivise.
      Questo non va visto come un fatto negativo, ma semmai come un segnale che si studia sempre di più e si riesce a sapere sempre di più e questo dovrebbe essere percepito come un fatto positivo.

«