La Francia vieta parole come “bistecca” o “ragù” per descrivere cibi vegetariani

Wurstel di tofu e bistecca di soia? La Francia dice basta.

Il Parlamento francese ha votato il divieto, per i produttori di cibi vegetariani e vegani sostitutivi della carne, dell’utilizzo di nomi come bistecca, salsiccia o simili, considerato che nei loro alimenti non c’è traccia dei cibi cui fanno riferimento, tirati in ballo solo per attrarre il consumatore con nomi  familiari e rassicuranti.

[Perché ai vegani, che hanno fatto una scelta, piace comprare la carne finta?]

La misura, proposta con la motivazione che queste denominazioni sarebbero fuorvianti per il consumatore, sulla base di una sentenza della Corte di giustizia europea del 2017, che aveva stabilito come i cibi a base di soia o tofu non potessero chiamarsi “latte” o “burro”, è stata approvata lo scorso giovedì.

Il parlamentare Jean Baptiste Moreau, che oltre a essere un agricoltore è membro del movimento fondato dal Presidente francese Macron “En Marche”, ha annunciato con un tweet l’approvazione del suo emendamento, finalizzato a “informare meglio il consumatore sulla sua alimentazione”.

[Se è vegano non chiamatelo hamburger: in arrivo la proposta di legge]

La norma si applicherà anche a prodotti vegani e vegetariani etichettati come alternativi ai latticini originali, e il mancato adeguamento da parte dei produttori comporterà sanzioni anche fino a 300.000 euro.

[Crediti | The Guardian]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

21 Aprile 2018

commenti (11)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar Orval87 ha detto:

    Qui molti fanno tanto i superiori, ma i francesi arrivano sempre prima. Bravi.

    1. Avatar moro ha detto:

      i francesi son spesso avanti agli italiani. Non è esterofilia ma pura constatazione.

  2. Avatar Sticazzi ha detto:

    Ma ne fate una questione religiosa? Vi sentite minacciati da una polpetta di soia?
    Eddai, esattamente come un vegetariano non andrà a scegliere un wurstel di pollo nessuno vi obbliga a comprare hamburger di seitan.
    E quindi, secondo voi, quali sarebbero i nomi appropriati? Agglomerato ellittico di soia? Estratto acquoso di cariosside di riso? Cilindro compresso di glutine di frumento?
    E poi gli invasati sarebbero “gli altri”… state sereni…

    1. Avatar Orval87 ha detto:

      I nomi che hai scritto sarebbero appropriati.

    2. Avatar Ganascia ha detto:

      Sì, i nomi giusti sarebbero questi oppure, nel caso del seitan, “spugnetta dei piatti fritta”

    3. Avatar Uno che ne sa ha detto:

      Il problema non è se qualcuno minaccia o meno gli altri con la sua dieta. il problema è che al vegetariano o vegan male informato, scegliere un hamburger di seitan, parrà pari a prenderlo di carne, solo ‘senza crudeltà’. E così per molti altri cibi ‘preparati’. Il rischio (serio, serissimo) è che a livello nutrizionale, di allergie o intolleranze, c’è e la questione è molto pericolosa. Un hamburger di chianina e uno di seitan SONO COSE DIVERSE soprattutto a livello nutrizionale. Bombe di glutine vere e proprie, zuccheri e chissà cos’altro. Che li chiamassero con altri nomi e basta.

  3. Avatar Giuseppe ha detto:

    In effetti che ci sara` mai da gioire? A me sembra davvero una guerra contro i mulini a vento…
    Da convinto onnivoro non mi ha mai dato fastidio il fatto che i vegetariani usino nomi “replicati” dal mondo carnivoro per descrivere cibi/sostanze che ci assomiglino anche solo visivamente.
    E` la mente umana che funziona cosi`, il cervello di fronte a una cosa nuova cerca sempre di compararla a qualcosa di conosciuto. Succede in tutti i campi, gastronomia compresa.

    A voler essere precisi allora dovremmo smettere di chiamare con il loro nome cibi come:
    -il cappon magro
    -il salame di cioccolato
    -il latte di mandorla

    E non tirate in ballo la “tradizione” che in alcuni casi si tratta massimo di qualche decennio.

    E poi davvero fatico a capire l’origine di tanta preoccupazione, i burocrati francesi temono davvero che qualcuno compri un hamburger di soia per sbaglio?
    Boh?

  4. Avatar Pier63 ha detto:

    Mi sembra che anche in Italia ci sia una legislazione simile. Non si può dire panna vegetale.
    Mi sembra corretto, non è una questione di crociate barricate e schieramenti. Un nome per ogni cosa e ogni cosa deve avere un nome univoco. Stiamo perdendo il valore delle parole, ne estendiamo e distorciamo i significati. Quando ce lo fanno notare esclamiamo perentoriamente: “E’ lo stesso!”.
    Per tornare su pezzo, la panna è un prodotto caseario, se mi inventi qualche cosa che ci assomiglia ma ha altri ingredienti lo chiami in modo diverso.

  5. Avatar anon ha detto:

    E che dire delle novembrine ossa dei morti.
    Pare – e sottolineo pare – che non solo non vi sia traccia di ossa, ma addirittura spulciando a fondo la lista degli ingredienti non figuri alcun morto.

  6. Avatar Irene Maradei ha detto:

    Giustissimo.
    Del resto a un vero vegetariano o vegano fa ribrezzo sentire o leggere queste parole su un prodotto che sta per mangiare.
    Magari potesse anche l’Italia stabilire una legge simile, e fare uno sforzo per trovare le parole alternative per le bevande di mandorle, soya ecc.
    e i pezzi di alimento ispirati a cibi derivati da animali uccisi. Ci vorrà un po’ di creatività, certo…