di Cinzia Alfè 25 Gennaio 2017
pane gluten free

Il mercato dei prodotti “gluten free“ vale in Italia la ragguardevole cifra di 159 milioni di euro, ed ha fatto rilevare un  aumento del 20%  nel 2016 rispetto all’anno precedente.

Nonostante questo, nel 2014  sono stati solamente  172.000 circa i casi di celiachia –la patologia che colpisce gli individui  intolleranti al glutine– diagnosticati nel nostro territorio.

E per quanto  dal 2012 al 2014 i casi diagnosticati siano aumentati del 15%, l’incidenza di tale patologia  sulla popolazione italiana non giustifica un simile incremento nelle vendite dei prodotti senza glutine, passati dal numero di 280 del 2001 ai 6500 di oggi.

Sebbene il 75 per cento dei prodotti venga comunque acquistato nelle farmacie, anche i supermercati si sono accorti velocemente  del mercato della celiachia: le vendite sono infatti  passate da 57 milioni di euro a oltre 105 milioni in tre anni.

Tutto ciò   a  testimonianza del fatto che sempre più persone si rivolgono ai prodotti “gluten free” non in quanto intolleranti al glutine ma in quanto convinti di acquistare prodotti più salutari rispetto a quelli convenzionali, ma ai quali, soprattutto, attribuiscono miracolistiche proprietà dimagranti.

Ma è davvero così? Davvero i prodotti senza glutine sono davvero più salutari e sono in grado di  portare addirittura a una perdita di peso?

Il glutine, cos’è precisamente. 

Il glutine è una proteina presente in parecchi cereali, grano, orzo farro, avena e segale, ed è formato da due gruppi di proteine, prolamine e gluteine. Sono proprio queste che permettono, attraverso lo sviluppo della maglia glutinica, di intrappolare l’aria nei lievitati e di farci gustare  morbide pagnotte e focacce.

Le persone intolleranti a queste proteine non sono in grado di assorbirle a livello intestinale e, in caso di loro assunzione, possono riportare lesioni anche gravi dell’intestino tenue –-come ha spiegato il nutrizionista Antonio Migliaccio a La Stampa.

Per questi soggetti, ovviamente, rivolgersi a prodotti senza glutine è una necessità.

No, i prodotti senza glutine non fanno dimagrire. 

Ma per tutti gli altri, per coloro che si rivolgono al gluten free convinti di acquistare un prodotto più salubre o nella speranza di un aiuto per perdere i chili di troppo, la scelta non ha alcun senso, ma anzi, può risultare controproducente:

“Non ha senso seguire una dieta senza glutine solo per dimagrire –-precisa Migliaccio-–,  non esistono prove scientifiche che dimostrino l’efficacia di una dieta gluten free in tal senso”.

Ma non basta: i prodotti senza glutine hanno le stesse calorie dei prodotti tradizionali ma, presentando un più alto indice glicemico, proprio causato dall’assenza del glutine, vengono spesso addizionati di grassi, con conseguente incremento del numero di calorie.

Anzi, possono fare ingrassare, o dell’indice glicemico.

I prodotti senza glutine presentano un maggiore indice glicemico

L’indice glicemico, come ci siamo già detti, indica la velocità con cui aumenta la concentrazione di glucosio nel sangue dopo l’assunzione di 50 grammi di carboidrati. Insieme al carico glicemico, ovvero la quantità di carboidrati assunti, è responsabile dell’accumularsi di calorie nel nostro organismo.

In altre parole, più alto è l’indice glicemico di un alimento maggiore sarà l’accumulo di calorie in eccesso.

Per questo  chi mangia più  riso ha maggiori probabilità di metter su chili rispetto a chi predilige la pasta, che ha un indice glicemico minore.

Le proteine, glutine compreso, contribuiscono ad abbassare l’indice glicemico, e quindi i prodotti in cui la proteina è assente naturalmente, come il riso, così come quelli “gluten free”, presentano un maggiore indice e carico glicemico. Favorendo così inesorabilmente il lievitare di fianchi e addomi.

E no, i prodotti senza glutine non sono più salutari.

Dimagrimento a parte, molti si rivolgono ai prodotti “gluten free” nella convinzione che “senza” sia comunque meglio, sull’onda della recente infatuazione per il “senza” che ci ha rapiti tutti:  i prodotti senza zucchero, senza grassi, senza uova, senza lievito, senza olio di palma e senza glutine sono considerati la panacea di tutti i mali.

Peccato che per quanto riguarda il glutine le cose non stiano esattamente così: i cibi gluten free contengono una percentuale minore di fibre, sali minerali e vitamine.

Molti cereali naturalmente privi di glutine, come il riso e il masi, presentano infatti una minore concentrazione di questi elementi rispetto a quelli che invece che lo contengono, quali il frumento e l’orzo.

E non è vero che saziano di più.

Il glutine ha un elevato potere saziante  –ha spiegato il nutrizionista Andrea Ghiselli a La Stampa— e quindi, a dispetto di quanto comunemente creduto, i prodotti con glutine possono essere un valido aiuto per coloro che vogliono perdere peso.

Se proprio vogliamo dimagrire, e non siamo intolleranti al glutine, invece che ai prodotti “gluten free” potremo  rivolgerci a pane e pasta che contengono gli “amidi resistenti  alla digestione“, come già Dissapore aveva spiegato, ottenendo un risultato migliore;  il passaggio in frigo e le modiche quantità ci permetteranno  di gustare gli amati cereali senza farci mettere su troppa ciccia. Non c’è bisogno di rinunciare ai vantaggi del glutine senza alcun valido motivo.

Ma soprattutto, non sono buoni come i prodotti convenzionali.

Pizza fragrante? Pagnotte croccanti fuori e morbide dentro? E’ il glutine che fa il miracolo. E’ lui che intrappola nella sua maglia l’aria e l’acqua necessarie per ottenere del buon pane o un’ottima pizza.

In conclusione, i prodotti senza glutine non sono né più salutari, né più ricchi di nutrienti e non aiutano a perdere peso. E no, in genere non sono nemmeno più buoni.

Sono prodotti specifici, adatti a esigenze reali e destinati a chi soffre di una patologia precisa, la celiachia, e che  trova in questi prodotti una corretta alimentazione.

Per tutti gli altri, il “gluten free” è una scelta dettata da convinzioni sbagliate e, soprattutto, dall’ennesima moda del momento. Che ha fatto a crescere in maniera vertiginosa patologie inesistenti o sindromi mai accertate.

[Crediti: Link: La Stampa, Dissapore]

commenti (25)

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  1. Avatar Enzo ha detto:

    Brava Cinzia!! Facciamo finalmente capire a chi non è celiaco che il loro comportamento nell’assunzione di prodotti gluten-free è una “moda” assolutamente sbagliata e controproducente.
    Lasciamo ai celiaci questi prodotti per LORO necessari.

  2. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Bellissimo articolo.

    Ma penso che nulla possa fare contro certi tabu’ che si sono radicati , come piante infestanti, nella coscienza collettiva della nazione e nelle pratiche quotidiane.
    Ormai e’ diventata una costante, una moda indeclinabile, un totem piu’ che sacro.
    La stessa cosa che succede per il farro. Pasta di farro, pane di farro, insalata di farro e diavolerie del genere.
    Manco solo lo stracotto al farro e poi siamo a posto come comportamenti inetti e pseudo demenziali !

  3. Avatar Massimo ha detto:

    Peccato che al glutine ci si può sensibilizzare con gli anni.pertanto l’uso dei prodotti gluten free potrebbe essere considerato come prevenzione.

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      A moltissime sostanze ci si può sensibilizzare negli anni (ne so qualcosa), ma non possiamo certo “prevenire” tutto….

  4. Avatar Orval87 ha detto:

    Ancora una volta l’Italia dimostra che, accanto ad eccellenze e tradizioni uniche al mondo, abbiamo milioni di cittadini gravemente ignoranti.
    Non è la stessa cosa, ma ricordo che siamo i primi in Europa per analfabetismo funzionale, secondo una statistica recente.
    0,3% di celiaci, ma molti di più i “poverini” con le idee poco chiare…

    1. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Ma il “merito” è anche dell’impazzare delle campagne “senza”, che hanno il loro bel peso nei nostri condizionamenti….

    2. Avatar Ranuccio ha detto:

      Meni Male che c’è qualcun che ne capisce ed è intelligente

  5. Avatar Roma ha detto:

    Però spesso capita che in famiglie con un celiaco si mangi senza glutine per comodità o sicurezza. Ad esempio, mio marito è celiaco e se noi mangiamo pasta, pane, piadine o pizza surgelata, li mangiamo entrambi senza glutine (ci evita di dover cucinare il doppio e dover stare attenti agli utensili usati per il glutine). Quindi in una famiglia con il 50% di celiaci compriamo il doppio dei prodotti senza glutine rispetto a quelli che ci servirebbero effettivamente.

    1. Avatar Orval87 ha detto:

      Quindi un “malato” deve rovinare la vita a tavola a tutti gli altri sani?!

    2. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Beh, conta che i panettoni senza farina di frumento, e che quindi per il disciplinare non potrebbero essere chiamati panettoni, possono lo stesso riportare in etichetta la scritta panettone proprio per non “discriminare ” i celiaci nei giorni di festa…… . siamo molto politically correct ..;-)

    3. Avatar lorenzo ha detto:

      Orval87, il tuo mi pare un intervento un po’ pesante e fuori luogo.
      Roma ha solamente fatto notare che per comodità di tutta la famiglia e per sicurezza della persona celiaca in una famiglia può succedere che si scelga di seguire tutti la stessa alimentazione. è una scelta che è condivisa – e direi di buonsenso – che nessuno impone, non vedo perché vederla come la vedi tu.
      per chi soffre davvero di celiachia (diverso da chi accusa forme più o meno evidenti di sensibilità al glutine) è necessario prestare la massima attenzione a non contaminare i cibi, cosa che può creare non poche difficoltà in cucina (è la ragione per cui spesso nei locali pubblici si ricorre a prodotti confezionati)

    4. Avatar Marco ha detto:

      Orval, nessuno rovina la vita ad altri! Nessuno ha mai detto che i prodotti senza glutine fanno male, nemmeno questo articolo lo dice!! quindi non è che uno sano, se mangia senza glutine si ammala!!

    5. Cinzia Alfè Cinzia Alfè ha detto:

      Certo, ma questo è un caso diverso … comunque certo,incide anche questo sul fatto che soggetti che non hanno nessuna intolleranza si rivolgano al gluten free per qualche altro motivo, che non appunto l’intolleranza al glutine…:-)

    6. Avatar Orval87 ha detto:

      Ok, l’ho scritto male, lo ammetto, ma perchè cambiare il regime alimentare di tutti per uno solo? Capisco che c’è da cucinare il doppio, però…
      Poi l’ho capito che è una scelta volontaria e non imposta da nessuno, tanto meno dal marito celiaco, quindi contenta lei contenti tutti.

    7. Avatar FedericoD ha detto:

      Ho avuto ospite un’amica celiaca la prima volta per pochi giorni per un colloquio, la seconda per alcune settimane quando cercava casa.
      La prima volta dati i pochi giorni ci siamo attrezzati ad una cucina completamente gluten free. La seconda abbiamo provato a combinare le due cucine: pur facendo tutte le attenzioni del caso spazi se parati stoviglie rilavate etc, è stata male più di una volta perché le cross-contaminazione è facilissima.
      Se avessi un parente celiaco mi convertieri ad una dieta gluten free a casa, primo perché decisamente più semplice, secondo perché una rinuncia alimentare vale la salute dell’altro.

    8. Avatar Roma ha detto:

      Orval non capisco il tuo commento. Ok che per te mangiare alcuni alimenti senza glutine equivale a rovinarsi la vita. Ma non c’entra con l’articolo e con quello che ho scritto, ovvero che ci sono persone che per comodità scelgono di mangiare in questo modo, il che aumenta la percentuale di prodotti senza glutine acquistati in una famiglia (nella mia: 50% di persone celiache, 100% mangia senza glutine).

  6. Avatar Gerri ha detto:

    No, scusate, ma messa così non ha molto senso, e credo che articoli di tal fatta andrebbero scritti, o per lo meno fatti prima rivedere, da specialisti di nutrizione o comunque da medici, altrimenti si rischia di trasmettere messaggi generalizzanti e fuorvianti.
    Lo specialista citato nell’articolo si limita ad affermare che è inutile seguire una dieta senza glutine solo per dimagrire, il che è giusto, ma non si può usare quella argomentazione per estendere il discorso a TUTTI i prodotti senza glutine e scrivere che invece è sempre meglio rivolgersi a pane e pasta di frumento. Forse il discorso può valere per le deprimenti pagnottelle fatte con gli amidi e le insipide gallette, ma vi sono grosse eccezioni da considerare.
    Tanto per fare un esempio, vi sono in commercio ottime paste senza glutine a base di farine di legumi (ceci, piselli, lenticchie, etc). Non so se si possono inserire link su questo sito, ma vi basteranno pochi minuti su google per verificare dagli abstract presenti in numerose banche dati mediche che la sostituzione, parziale o totale, del grano con i legumi (anche ridotti in farine e trasformati in pasta) ha portato a notevoli cali ponderali nei gruppi di studio esaminati.
    Discorso simile si può fare per le paste prodotte con gli pseudocereali (ve ne è una ottima a base di quinoa e grano saraceno), che visto che l’industria ce le offre, di tanto in tanto varrebbe la pena alternare a quelle di frumento, se non altro per il diverso profilo aminoacidico e di nutrienti, come i folati.

  7. Avatar giulio_runner ha detto:

    Ma sono solo io che quando leggo su un giornale dei miracolosi benefici della dieta “senza qualcosa” parto dal presupposto sia una bufala inventata da un giornalista a corto di idee o dal portafoglio improvvisamente riempito (da chi voleva quell’articolo)?

  8. Avatar Giorgio ha detto:

    E lasciar mangiare alla gente quello che vuole? Anche la nutella fa ingrassare ma non ve la prendete con chi la mangia. Siete proprio faziosi.

    1. Avatar Enzo ha detto:

      Qui si parla di prodotti creati per persone che hanno una “patologia” e di molti che, per moda o perchè pensano facciano “bene”, ne abusano creando problematiche non indifferenti per ristoratori (una linea approntata a parte e personale dedicato), ma anche nelle case dei privati (per esempio non posso utilizzare lo stesso tagliere e le stesse pentole per tutti).
      L’articolo sottolinea il fatto che non tutto quello che si pensa al riguardo dei gluten-free è vero.
      La nutella non è prescritta per una malattia quindi non vedo la faziosità.

  9. Avatar Maddeche ha detto:

    Essendo un blog di informazione gastronomica mi pare logico provare a smontare delle bufale a cui molti credono per ignoranza. Poi certo, uno puo’ anche credere all’omeopatia, sono fatti suoi. MA almeno il tentativo di informare va fatto…

  10. Avatar Claudio ha detto:

    Mi chiedo che senso ha questo articolo che si basa su quale statistica, Nessuna, poiché se solo aveste fatto una semplice divisione ovvero 159m diviso i celiaci nel 2014 avreste capito che anche noi celiaci mangiamo, con una spesa pari (secondo i nuneri) ad appena 75 euro al mese
    Il fatturato é aumentato semplicemente perché finalmente possiamo anche noi comprare tante altre cose e non le volgari gallette di riso come accadeva non molti anni addietro!