di Cinzia Alfè 13 Febbraio 2018

Uno su cento.

Nonostante parate, scenografie, allegre rappresentazioni a base di vernice rossa, sit-in, milizie e iene vegane varie, coloro che in Italia hanno scelto di nutrirsi di frutta, verdura e bacche silvestri sono soltanto l’1% della popolazione, per un totale complessivo di quattro, cinque milioni di persone, come segnala oggi La Stampa.

Poche, rispetto al gran parlare di questo regime alimentare dai confini rigorosi, talmente rigidi da sfociare spesso nell’ intransigenza talebana e nell’estremismo alimentare.

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E proprio questo sarebbe il motivo per cui un numero così esiguo di italiani ha scelto di consumare esclusivamente alimenti di origine vegetale rinunciando a quelli di origine animale ma anche ai loro derivati—miele, latte, formaggi, burro, pasta all’uovo, prodotti preparati con lo strutto e altri.

Una dieta da molti ritenuta “estrema e radicale” e spesso accompagnata da un inquietante contorno di “fanatismo e intolleranza”, tale da fare percepire i suoi seguaci come una setta e il veganesimo l’ultima delle religioni post-moderne.

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Questo è quanto emerge dal più recente studio Eurispes sul tema, che ha rilevato anche come, solo lo scorso anno, i vegani fossero in quantità addirittura tripla, ovvero circa il 3% della popolazione totale.

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Un calo significativo –a fronte invece di un aumento dei più pacati vegetariani, che si assestano al 6%– forse causato anche da ciò che il mercato “non” offre a chi ha deciso di seguire un regime vegano.

Infatti, se al ristorante e alla cene con gli amici non ci sono problemi per i vegani, diventa più difficile trovare, soprattutto nella grande distribuzione, snack o porzioni che possano soddisfare le loro esigenze.

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In pratica, se la grande industria si adeguasse maggiormente alle loro esigenze, i vegani italiani potrebbero essere molti di più.

E chissà, magari relegare noi, ottusi carnivori, nella solitudine delle nostre cucine. Con il solo conforto di un modesto e parco menu: tagliatelle al ragù, braciola di maiale alla griglia e panna cotta per dessert. Tanto per gradire.

[Crediti | La Stampa]