di Anna Silveri 10 Aprile 2018

Non ci era ancora successo di poter controllare nel sito di un pastificio l’origine dei grani impiegati nel pacco di pasta che stiamo per cuocere, accertando perfino le analisi chimiche e i risultati dei controlli a campione eseguiti da un ente esterno certificato.

Succede ora con comesifagarofalo.it, nuovo sito del Pastificio Garofalo di Gragnano, per la pasta prodotta nel 2017 con scadenza nel 2020.

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Le scelte di Garofalo vengono condivise con i consumatori: si apprende così che una quota del grano utilizzato è italiano, ma la maggior parte proviene in particolare da Arizona e Australia.

Oppure che la produzione industriale ma rispettosa della passione per la pasta, inizia da miscele di grano pregiate escludendo quelle trattate con il Glifosato, diserbante che accelera il processo di essiccazione, diffuse in Canada.

Così facendo, con uno stile inconsueto per un settore non molto disponibile alla comunicazione, Garofalo supera le richieste del ministero delle Politiche agricole sull’etichetta della pasta contestate da Aidepi, l’associazione dei pastai italiani, perfino con un ricorso al Tar, poi bocciato.

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Oggi è obbligatorio che l’etichetta della pasta indichi la provenienza del grano.

Dall’estate poi, il regolamento Ue sull’origine degli ingredienti principali di un prodotto, darà ai produttori la possibilità (facoltativa) di indicare in etichetta se la materia prima principale arriva da un paese diverso da quello del prodotto finito.

Non si tratta di un particolare irrilevante per i consumatori, considerato che l’Italia importa il 25-35% del grano duro impiegato per produrre la pasta.

Oltre al nuovo sito, Garofalo ha previsto un ritocco grafico delle sue confezioni, sulle quali si troveranno le diciture richieste, ma con un numero maggiore di dettagli rispetto a quanto previsto.