E così vi abbiamo fatto arrabbiare. Di più, vi abbiamo fatto infuriare. Abbiamo provato a toccarvi le nutrie, e una levata di scudi si è alzata nei confronti di Dissapore, chiedendoci di rettificare l’abominevole idea di poter mangiare quei toponi giganti dal musetto baffuto e – evidentemente, per alcuni – super cute. Scherziamo, ma la verità è che dopo il nostro articolo che proponeva di risolvere il problema dell’invasione delle nutrie mangiandole – come abbiamo fatto per il granchio blu, chiaramente senza risultati apprezzabili – ci avete sommerso di mail con richiesta di rettifica e di approfondimento. Quasi tutte uguali, un copia – incolla di indignazione promosso da un evidente comitato a difesa delle nutrie. Ed eccolo, il nostro approfondimento, e che non si dica che non vi abbiamo ascoltato.
Perché abbiamo proposto di mangiare le nutrie
Suvvia, stavamo scherzando. Più o meno. Diciamo che volevamo essere un po’ provocatori, dicendovi di mangiare le nutrie per combattere il problema del loro sovrannumero. Un problema per cui i comuni si muovono seriamente, con abbattimenti periodici, che però non bastano, e costringono a trovare nuovi espedienti, nuovi contributi, nuovi bandi per chi trova un “progetto innovativo” per il contenimento della nutria. Non importa quanto creativo, purché funzioni.
E allora ecco l’idea: mangiamocele, no? Che sì, lo abbiamo suggerito noi, ma mica poi tanto. Perché in molti la suggeriscono come soluzione al problema, a partire dal consigliere regionale Stefano Valdegamberi, che ha raccontato “come trasformare in soluzione i problemi” sui social, pubblicando quella che sembrerebbe una teglia di nutria al forno con patate.
E sì, state tutti tranquilli, siamo totalmente d’accordo con voi: pensare di risolvere il problema di un animale fortemente invasivo come la nutria (di cui si stimano due milioni di esemplari solo nella regione Veneto) banchettando è un’idea del cavolo. Ma non per le ragioni che pensate voi, che ci avete sommerso di mail.
Perché mangiare le nutrie non risolverà il problema

Cerchiamo quindi di essere più lineari, e voi cercate di seguirci con attenzione.
Le nutrie sono diventate un problema, e pure un problema bello grosso per l’ecosistema padano. Esattamente come fu per il granchio blu.
E proprio come fu per il granchio blu – che non a caso non è stato per nulla sconfitto – qualche politico butta lì la più italiana delle soluzioni: uno spaghetto sciuè sciuè. Ai tempi fu il ministro Francesco Lollobrigida a suggerire agli Italiani di mangiarsi il granchio blu, per unire l’utile al dilettevole, e aiutare a debellare le acque da questa specie che stava e sta distruggendo gli allevamenti di vongole italiani. E no, non era una buona idea nemmeno quella volta, né lo è nel caso delle nutrie. Perché nessuno potrebbe seriamente pensare di risolvere un problema così grande solo con qualche grigliata in famiglia.
Stessa cosa vale per le nutrie, evidentemente. La nostra, lo ribadiamo, era una provocazione, ma anche una presa di posizione: perché nel caso del granchio blu era per tutti accettabile il suggerimento di mangiarle – non ricevemmo mail indignate al tempo, né ci risulta le abbia ricevute il ministro Lollobrigida – mentre per la nutria questa cosa fa orrore?
Questo, signore e signori, si chiama specismo. Significa che ci sono animali di serie A, animali di serie B, e pure quelli di serie C. E, se proprio volete sapere come la pensiamo, per noi potete mangiare quello che volete, nei limiti del rispetto delle norme igienico-sanitarie (e pure nel rispetto delle specie animali, che ci piacerebbe pensare possano vivere una vita più dignitosa di quella che hanno negli allevamenti intensivi, anche quando sono destinate a divenare cibo). Potete mangiare mucche, insetti, granchi e pure le nutrie. Ben consapevoli che in nessun caso il vostro pranzo della domenica sarà la soluzione al problema dell’invasione di specie alloctone.
