di Chiara Cavalleris 15 Gennaio 2018

Aggiungete alla lista degli alimenti prodigiosi il miele di Manuka, se non lo avete già fatto.

O se non altro consideratene l’esistenza, specie ora che che il miele più pregiato del mondo (o sedicente tale) inizia a muovere vere guerre commerciali, oltre a promettere miracoli di salute.

Buono, con quel sapore di caramello misto a latte che fa quasi dulce de leche, il dessert a base di latte tipico dell’America Latina, carissimo, visto che supera ampiamente i 100 euro al chilo e —pare— portentoso; il miele ottenuto dal polline della pianta di Manuka (Leptospermum scoparium) sembra avere proprietà estetiche e antibatteriche. Essenziale per i vip, coadiuvante per la medicina.

Ebbene questo miele, prodotto in Oceania, vale centinaia di migliaia di dollari grazie all’export, quello certamente poderoso. Tanto che nell’ultimo anno gli apicoltori neozelandesi hanno subito furti e atti vandalici, perché la criminalità vuole la sua parte.

Ma rimanendo sul fronte legale, Nuova Zelanda e Australia si stanno litigando le origini del fruttuoso nettare, e il casus belli proviene da Londra.

Si dà il caso che un mese fa il registro dei marchi del Regno Unito abbia concesso alla Manuka Honey Appellation Society un marchio di certificazione per il termine “Miele di Manuka”, assicurando così un’ esclusiva alla Nuova Zelanda. Si tratta di una garanzia delle proprietà benefiche del miele proveniente dall’arcipelago, che non prende in considerazione la produzione australiana.

Apriti cielo. Gli apicoltori australiani, ostracizzati, hanno rivendicato le origini del nettare. Secondo loro, guarda un po’, è nato in Tasmania. E l’Australia vanterebbe 80 specie di Manuka, secondo l’Associazione australiana Manuka Honey.

Londra, dal canto suo, si appella alla linguistica: “manuka” è un termine maori, nonché neozelandese, e si riferisce a una precisa varietà vegetale lì coltivata.

[Miele: prova d’assaggio]

Se vi aspettate che qualcuno abbia l’ultima parola, in questo derby, rimarrete delusi. Solo un tale apicoltore australiano, Nicola Charles della Blue Hills Honey, che sostiene di avere prove schiaccianti. Secondo lui le api europee sarebbero state introdotte in Australia prima che in Nuova Zelanda, nel 1884.

Noi continuiamo a guardare la partita, con il cartone di pop-corn in mano, e magari proviamo questo benedetto Manuka dell’altro mondo.

[Crediti | The Guardian]