Vegani e vegetariani: guida per mangiare bene in vacanza

Chiamatela moda o più probabilmente acquisizione di consapevolezza, ma dopo Germania e Inghilterra l’Italia è il terzo Paese europeo con il maggior numero di ristoranti veg.

Non che me ne sia accorta, il ristorante che frequento più spesso ha solo due opzioni vegan. Due, compreso un piatto di verdure grigliate. Ehi, vivo a Bologna, qui burro e brodo di carne sono una religione, e di molti piatti non esiste il corrispondente vegan.

Al netto di qualche grande città, sembra in realtà che il veganesimo vacilli: una vecchia storia resa attuale dalle vacanze estive, che costringono i vegani a una specie di caccia al tesoro pur di trovare piatti adatti alle loro diete.

Perché in Italia mancano le trattorie vegane? Il Buonappetito

I vegani salveranno il mondo?

[Cosa c’è di etico nella dieta dei vegani?]

Con l’aiuto del New York Times, abbiamo approntato una guida che permette di ridurre gli inconvenienti, e di godervi in tranquillità (o quasi) la vacanza. Sì, anche se siete vegani.

Scegliete bene dove andare

Alcune mete sono più vegan friendly di altre: le grandi metropoli americane, i Paesi asiatici, specie l’India, dove sono migliaia i ristoranti vegetariani. Bene anche Israele.

Milano e Torino sono probabilmente le città più attrezzate d’Italia, ma non si possono considerare vere mete estive. A sorpresa, Napoli supera la decina di ristoranti specializzati solo nella cinta cittadina. Va meno bene in Puglia, meglio allora Palermo, tra le città siciliane sicuramente la più attrezzata per i vegani grazie a sei locali nel perimetro cittadino.

Chi ha fatto la scelta vegana dev’essere consapevole che alcune zone del mondo sono, al contrario, per abitudine al consumo, più legate alla carne. L’Argentina per esempio, con i suoi famosi tagli di carne bovina, e la Spagna, dove eventi come la corrida hanno ancora numerosi seguaci.

Prenotare hotel, crociere e tour, ma quelli giusti

In generale, le principali catene alberghiere sono ben organizzate per quanto riguarda menù vegani e vegetariani. Così anche alcune compagnie di crociera, che in qualche caso arrivano a personalizzare i menù dietro preavviso.

Più complicata la partecipazione a tour organizzati, specie quando comprendono i pasti. Ma sono in aumento i pacchetti turistici studiati appositamente per viaggi vegani, in particolare a Parigi, in alcuni stati americani, in Brasile o in Giappone.

In Italia, la rivista Vegangame.it si è specializzata in percorsi gastronomici 100% vegan, sostenuti da un gruppo Facebook che permette incontri virtuali tra i viaggiatori.

Affidarsi alla tecnologia

Ci sono i mezzi? Allora usateli. Alcuni servizi come Happy Cow dispongono di un database internazionale di ristoranti vegetariani o vegani più vicini al luogo dove vi trovate. Happy Cow è disponibile anche sotto forma di app gratuita.

Non solo ristoranti ma panetterie, erboristerie, pub e altro ancora –tutti in Italia– si possono trovare grazie a Veganaround, app di facile utilizzo anche questa gratuita. Veganaround è disponibile per dispositivi Android mentre Happy Cow anche per quelli iOS.

Imparare le espressioni locali

Nella nostra lingua, così come in inglese, vegetariano e vegano sono termini precisi che indicano regimi alimentari differenti.

La linea di demarcazione non è altrettanto netta per altre lingue. Meglio allora, imparare espressioni come “niente uova, niente latte” o “niente carne né pesce” e via dicendo.

Prendete anche l’abitudine di chiedere gli ingredienti che compongono ogni piatto. Il brodo di pollo, il burro o la gelatina dei dolci (cioè la colla di pesce, un prodotto di derivazione suina), sono ingredienti comuni che potrebbero sfuggire anche se specificate di non volere né carne né derivati.

Essere pronti al peggio

In ogni caso, siate previdenti. E autosufficienti. Viaggiate con un rifornimento di merendine e snack come barrette, noci, frutta secca o confezioni singole di preparati proteici in polvere.

Aeroporti e stazioni non sono particolarmente forniti, e viaggiare con la fame costante può rovinare anche le vacanze più belle.

Non dimenticate i prodotti da toeletta: se volete solo detergenti cruelty free o non testati su animali, preoccupatevi i mettere in valigia quelli che usate abitualmente, non tutti gli hotel potrebbero essere attrezzati.

E ora, potete partire più tranquilli. Sì, anche se siete vegani.

[Crediti: New York Times]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

7 agosto 2018

commenti (4)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. La cucina regionale italiana, soprattutto nel centro-sud, è strapiena di piatti vegetariani. Per cui se segui quella dieta problemi proprio non ne hai. Il discorso cambia per i vegani. Ma chi opta per scelte frutto di fondamentalismi penso metta in conto di dover faticare nel trovare locali per adatti ai fondamentalisti. Non vedo per quale ragione le persone normali (tra cui inserisco alla pari onnivori e vegetariani) debbano stracciarsi le vesti per i vegani.

  2. Rimane poi il sempre valido dettame del labronico Sodalizio Muschiato, valido non solo per i veg : “Restate a casa vostra”

  3. Se i ristoranti normali non gli vanno bene o si adeguano oppure possono anche stare a casa( i vegani), anziche’ andare in giro pretendendo di cambiare il mondo, e soprattutto imponendo agli altri le loro scelte estremiste. Avete il coraggio, o meglio l’incoscenza di imporre la vostra alimentazione estremista anche ai bambini piccoli i quali hanno bisogno di mangiare di tutto, e invece li fate ammalare per denutrizione. Speriamo che passi una proposta di legge che preveda l’affidamento di un minore ai servizi sociali per simili reati.

  4. Mi piace il business.
    Mi piace ancora di più se è “giustamente cinico”.
    Mi piace ancora maggiormente se intercetta le aspettative del mercato.
    Direi che ora più che mai il veg sia un filone da battere per chi vuole rispondere con dei servizi a determinati bisogni della clientela.
    Nell’articolo non si sta parla di quanto è bello o brutto essere vegetariani o vegani, si parla di quanto di (nuovo?) il mercato può offrire a questa clientela.
    Chiaramente l’imprenditore che fiuta prima il tartufo è colui che sul portone del locale ha due targhette: in quella di dx c’è scritto “friendly” (ed è ingiallita), quella di sx viene cambiata all’occorrenza.
    In quella di sx vogliamo scriverci young, veg, bike, pet, nature… ?
    Benissimo, giustissimo intercettare le esigenze, avanti così.

«