20 birre acide che fanno dell’Arrogant Sour un festival pazzesco

Volete solo birre acide. Le volete bere a stomaco vuoto (ignorando l’inevitabile ulcera che vi prende quando superate il mezzo litro). Ma le volete anche abbinare a tutto pasto.

Se vi riconoscete nel ritratto da fanatici di Lambic, Gueze, Kriek, insomma, birre a fermentazione spontanea, non avete scuse, da oggi a domenica 4 giugno vi aspettano l’atmosfera chiassosa e il buonumore collettivo dell’Arrogant Sour Festival, al Chiostro della Ghiara di Reggio Emilia.

Per il principale evento del genere in Italia, forse in Europa, Alessandro Belli ha raccolto 140 birre in fusto e 100 rarità alla mescita, organizzato un beershop specializzato e un lambic corner in cui, tra le altre cose, verrà preparata la mitica Faro (birra Lambic a cui viene aggiunto zucchero candito).

Si beve ma si mangia anche, e bene

Cosa non scontata per un festival della birra, vi consigliamo la pizza di Ranzani 13 (Bologna), i salumi dell’Azienda Agricola Bettella, lo stand del consorzio Parmigiano Reggiano delle Vacche Rosse.

Soprattutto, i gelati di Simone De Feo di Cremeria Capolina, numero 1 nella classifica delle 100 migliori gelaterie d’Italia di Dissapore. Ci ha spiegato Simone: “Partirò con gelato burro e alici, venerdì 2. Abbinamento consigliato con le note acide delle birre Cantillon (tra poco spieghiamo cosa sono)”.

20 birre che non dovete perdere all’Arrogant Sour Festival

Queste 20 sono imperdibili, se andrete a Reggio Emilia dovete assolutamente provarle.

Iga de Légn – Birrificio Montegioco

IGA sta per Italian Grape Ale, il primo stile italiano riconosciuto nel mondo, che prevede l’impiego di mosto d’uva durante la fermentazione.

Se la sigla, IGA appunto, si presta all’ironia, a farla con tanto di etichetta è Riccardo Franzosi del Birrificio Montegioco. IGA de légn (*IGA di legno) è un blend di due birre Montegioco, Tibir e Open Mind, che utilizzano mosto d’uva Timorasso nel primo caso, Croatina nell’altro, poi ripassati in botte. Ecco il perché del riferimento al legno.

Debutterà proprio all’Arrogant Sour Festival (da ora ASF); abbiamo avuto la fortuna di provarla in anteprima durante una visita al birrificio, garantiamo per lei.

Nessun Dorma – Cà del Brado

Cà del Brado non è un birrificio ma per auto definizione un “cantina brassicola bolognese”. Sono in effetti degli affinatori: acquistano mosti di malto da produttori di fiducia che poi trasformano con invecchiamenti, inoculazioni o incentivazioni di lieviti selvaggi. Tutta roba che, state tranquilli, non viene classificata come stregoneria.

La novità è Nessun Dorma, per capire la spiegazione tenetevi pronti a googlare: birra in stile Vieille Saison fermentata con Saccharomyces, affinata per otto mesi in barili o barrique di vino, con contaminazione di brettaromiceti e batteri lattici. Chiaro no?

Mamouche – Cantillon

Cantillon è il birrificio di culto per le birre acide, ovviamente belga. “Champagne della birra”, così vengono definite le sue produzioni, per prestigio del birrificio e per i prezzi non proprio contenuti.

La selezione presente al festival è ampia, noi vi consigliamo la rara Mamouche, realizzata aggiungendo al Lambic fiori di sambuco.

Apricot – Cascade

Tra i pionieri e gli specialisti delle birre sour negli Stati Uniti c’è il birrificio Cascade, aperto a Portland nel 2006.

All’ASF, forse, le pagherete meno di quanto costano in Italia (molto). Vi consigliamo Apricot, all’albicocca: metterete alla prova la vostra soglia di resistenza all’acidità, ma restando entro i confini del buon gusto.

Oude Desay – De Garde Brewing

Altro guru delle birre sour statunitensi, De Garde produce in questo caso una miscela di birre di annate differenti, invecchiata in botte.

Il metodo di produzione che arriva dal Pajottenland, una regione del Belgio situata a sudovest di Bruxelles, è quello delle Gueuze, ancora un tipo di birra a fermentazione spontanea.

Spon Raspberry Cherry – Jester King

Stesso tipo di birra, ovvero Gueuze, questa volta apertamente dichiarato in etichetta dal birraio americano Jester King con il benestare di Jean Van Roy, che è il signor Cantillon, in virtù del buon risultato ottenuto.

Un’eccezione: in sostanza è la prima birra Gueuze prodotta fuori dal Belgio, in questo caso con l’aggiunta di ciliegie e lamponi durante la fermentazione.

Maracaibo Especial – Jolly Pumpkin

Birrificio di Detroit specializzato in birre acide. Si presentano a Reggio Emilia con una birra in stile Brown Sour Ale, speziata, passata in botte con cacao, scorze d’arancia e cannella.

Polock en Rouge – Birrificio Italiano

Polock è il risultato di una collaborazione tra Birrificio Italiano e il micro-birrificio canadese Le Trou du Diable, obiettivo comune è ridare lustro all’antico stile polacco Grodziskie.

Una birra leggera, fatta con malto di frumento affumicato al 100%, che Birrificio Italiano ha messo in una barrique di Pinot nero per sette mesi, con aggiunta di lamponi. Bevuta da provare.

Alle Cuvée Arrogante – Loverbeer

Loverbeer fa solo birre acide, un caso unico in Italia. Il suo birraio, Valter Loverier, ha dedicato questa birra proprio all’organizzatore dell’Arrogant Sour Festival, Alessandro Belli detto Alle.

Si tratta di una miscela di tre annate della sua “Bière du lambic” talmente esclusiva che al festival si assaggia il solo e unico fusto prodotto.

Lale – Loverbeer

Ancora Loverbeer, questa volta con Lale. In pratica è stata affinata in botte la Dama Brun-a, altra creatura del birrificio: 4 mesi di maturazione insieme alle ciliegie che si sommano ai 16 della Dama Brun-a. Non a caso siamo oltre i 9 gradi alcolici.

Birra Madre – Menaresta

La psicosi da lievito madre ha invaso anche il mondo della birra; era solo questione di tempo.

In principio fu Menaresta, birrificio di Carate Brianza che ha ottenuto il lievito madre del super panettiere Davide Longoni per produrre una fermentazione spontanea in stile belga, Lambic appunto. La conoscete? Vi piace? All’ASF troverete anche la versione con le vinacce.

St. Julienbach – Piccolo Birrificio Clandestino

Birra in stile Brown Ale, di origine inglese, riposata in barrique di rovere francese per 30 mesi. Tra le produzioni del birrificio livornese una delle più raffinate.

Sourflower – Stradaregina

Lambic con aggiunta di fiori affinata in barrique almeno otto mesi. Strada Regina è tra i pochi birrifici italiani che hanno dato un’impronta così marcatamente acida alla propria produzione, scelta coraggiosa visto che il mercato nazionale è ancora ridotto.

Framboos – Bokkereyder

Le birre di Bokkereyder sono sulla bocca di tutti ma ancora in pochi frigoriferi. Si tratta di affinatori americani che presentano un Lambic passato in botti di Pinot Nero per due anni, macerato con lamponi provenienti dalla regione belga del Pajotteland, e baccelli di Vaniglia di Tahiti e del Madagascar.

Duck duck Gooze – Lost Abbey

Prodotta nel 2009, è tra i primi esempi di (libera) interpretazione americana delle birre Gueuze.

Mûre Draft – Tilquin

Specializzato nel mescolare birre di annate differenti, Tilquin è oggetto di culto da parte degli appassionati. Approfittate del suo Lambic fermentato con le more, passerà del tempo prima che sia di nuovo disponibile in Italia.

Spontaneous – Toccalmatto

Eccezionale birra in stile I.G.A (Italian Grape Ale, come già detto) con aggiunta del Garganega di Angolino Maule, ovvero l’azienda agricola La Biancara, uno tra i produttori di vini “naturali” che vi consigliamo di provare.

Il nome, che fa riferimento alla fermentazione spontanea, potrebbe sembrare banale; assaggiate la birra, capirete che per descriverne il carattere non esiste termine migliore.

Wineybeest – Wild Beer

Wild Beer è un birrificio inglese che si occupa quasi unicamente di birre affinate in botte con luppolature decise, secondo una tendenza americaneggiante parecchio di moda.

La Wineybeest è una birra in stile Imperial Stout fatta con caffè colombiano, cacao e vaniglia, poi invecchiata per 9 mesi in botti di Pinot Nero.

Seizoen – Logsdon

Birrificio specializzato in Farmhouse Ale, birre (“della fattoria”) in stile Saison, fatte con ceppi di lievito selezionato.

Connor – Ale Apothecary

Per trovare questa birra l’organizzatore del festival di Reggio Emilia è andato direttamente sui monti di Bend, nell’Oregon, dopo averla cercata inutilmente nel beershoop più fornito dello stato americano.

Racconta Alessandro Belli: “La birra Ale Apothecary è fatta con luppolo Cascade, quello dall’aroma floreale e speziato che ha rivoluzionato il modo di fare la birra in tutto il mondo, acqua di sorgente dei monti Bend e malto che arriva da una distanza di pochi chilometri.

La fase di rifermentazione prevede l’impiego esclusivo di 3 tipi di miele locale e propaga i lieviti attraverso due botti “madre”, create dal birrificio. All’ASF ci saranno 180 bottiglie mai arrivate in Europa prima d’ora”.

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

2 Giugno 2017

commenti (3)

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  1. Pierluigi ha detto:

    Ho la sensazione ,del resto non sono un grande appassionato della materia e quindi sufficientemente ignorante,che tutta questa sperimentazione e questa ricerca del colpo ad effetto alla lunga tende a confondere il consumatore medio,facendolo allontanare dal prodotto,non tanto per un discorso qualitativo,quanto per l’enorme confusione che si alimenta in maniera esponenziale . A volte sembra che la presentazione di una birra sia come una “supercazzola” del conte Mascetti. A mio avviso gli addetti ai lavori e gli appassionati che presumo siano tanti e anche molto competenti,dovrebbero mettere in moto delle dinamiche per far avvicinare il grande pubblico a questo bellissimo settore,che così rischia seriamente l’autocelebrazione riservata a pochi intimi.

  2. Simeone ha detto:

    Cmq le birre col mosto d’uva in rifermentazione le facevano già in Italia, con Lacrima di Morro e Verdicchio per la precisione. Le faceva il Birrificio Collesi 7 anni e passa fa.

  3. ganfo ha detto:

    Wild Beer, in questo elenco, ci sta come i cavoli a merenda…