Il pane come una volta: i 10 panettieri artigianali migliori d’Italia

Valuto la lievitazione, giudico la cottura, calcolo la stagionatura, stabilisco la fragranza. Mantenere alta l’attenzione sul pane che compro è faticoso. Uno stress che potrei evitare facendolo in casa, scegliendo farine non denaturate e conservando il lievito come usava un tempo. Il problema è che, come voi, conduco un’esistenza frettolosa.

Fortunatamente dopo decenni di produzione industriale che ha tolto sapori, odori e identità, che lo ha precotto e surgelato, soprattutto sprecatoil pane cerca ora la sua totale riabilitazione.

Allarghiamo di piacere le narici per accogliere il profumo del pane fresco, lo apprezziamo quando è fatto con farina di qualità, fermentazione naturale e lievito madre (ma senza additivi e miglioratori).

Ho anche imparato quali sono le caratteristiche di un pane buono. Per esempio una mollica che abbia le bolle piccole e ben distribuite, quelle grosse sono spesso la spia di una lievitazione veloce, del lievito di birra che si è gonfiato.

Ma dove si trovano i protagonisti di questa rivoluzione al contrario? I retro-innovatori, i fornai che difendono il pane dalle lavorazioni lampo o dall’abuso del lievito di birra colpevole di annullare il profumo del grano?

Ve lo dice Dissapore (con il consueto interesse per le vostre integrazioni).

10. Carlo Eugenio Fiorani

Azienda Agricola Cremona, lo trovate nei mercati.

carlo eugenio fiorani

Dal 2012 ha un’azienda agricola dove lavora carne di maiale e trasforma i prodotti agricoli in confetture e sughi. Oltre, ovviamente, a occuparsi di pane.

Con la fissazione e l’orgoglio di seguire l’intera filiera, a partire dal frumento tenero di tipo Bologna coltivato in proprio. Come fanno i paysan boulanger, movimento di contadini panificatori che in Francia sta cambiando la storia del pane.

Non gli manca il piacere di sperimentare, vedi le pagnotte alla frutta disitratata, quelle alla zucca e il pane per hamburger. Lontano il tempo in cui imparava le tecniche di panificazione da…

9. Massimo Grazioli

Panificio Graziolivia Rossini 15, Legnano (MI)

grazioli

Sforna 40 tipi di pane, uno per ogni anno passato nei forni, tutti ottenuti da lievito madre. La voglia di fare pane riscoprendo l’antico modo di panificare non gli è mai passata, anzi, pochi come lui sono generosi nel trasmetterla ai nuovi interessati come Carlo Eugenio Fiorani.

Certo, è un tipo stravagante.

Al Mercato del Duomo di Milano si è messo a vendere il pane alla cannabis, per contro con tre chili di uvetta sultanina per uno di farina fa ancora il Pan Tranvai, così chiamato perché nel secondo dopoguerra si vendeva alla fermata del tram.

8. Simone Rodolfi

Profumo di Lievito, via Corsica 86, Brescia

12373430_1097389863628608_5824274893175838097_n

Ha solo 29 anni ma a suon di baguette, filoni e pani pugliesi fatti con lievito madre ha già vinto due volte il titolo di miglior panificatore del mondo: a Lione nel 2007 e a Verona nel 2010.

Apprezzata nel suo negozio di Brescia la pasticceria spruzzata di Francia con il pan au chocolat e le brioche al burro. Poi tutte le variazioni sul tema Pan Panettone, che già di per sé è una specialità: i pandori profumati e una produzione invidiabile di dolci per le festività.

7. Alessandro Battazza

Lièvita, viale Emilia 18, Riccione.

alessandrobattazza

Pedalò, ombrelloni e turisti arrostiti. Lo so, l’immagine vi sembra poco conciliabile con una meta gourmet imperdibile come la bottega minimalista dove Alessandro Battazza cuoce il pane sulla brace, oppure nei tradizionali vasi di coccio serbi.

E non lo fa per moda ma per convinzione, così come il pane al grano spezzato (schiacciato grossolanamente) e spiga del “miracolo”, una varietà autoctona emiliana. Ma siamo sempre a Riccione, dove le colazioni generose dopo una notte insonne sono molto apprezzate. La doppia formazione del nostro, panettiere e pasticcere-maître chocolatier, lo ha reso un specialista del genere.

6. Antonio Lamberto Martino

Laboratorio in Corso

Schermata 2016-06-24 alle 12.04.45

Per chi se lo fosse perso parliamo del nuovo giudice di Bake Off Italia, talenti per pasticcieri. Promette di essere “quello buono”, per ora sappiamo che sarà quello bello.

Certamente bravo: il trentenne siciliano trasferito in Toscana è laureato in Agronomia e si prepara da tempo alla tv nel suo “Laboratorio in Corso”, in cui insegna l’antica tecnica dell’impasto e dell’uso della pasta madre.

La specialità della casa è la manualità, anche per forza di cose. A 28 anni ha scoperto di avere il morbo di Crohn che lo ha avvicinato ai grani più digeribili. Oggi lavora solo farine con una bassa quantità di glutine, meno malleabili, come Kamut e monococco.

5. Maurizio Spinello

Forno Santa Rita, C.da Santa Rita (CL)

12039546_936945969712168_8567046561644277721_n

Vedi alla voce sogni realizzabili (negli anni Novanta).

Ha iniziato con un prestito in banca e un vasetto di pasta madre della nonna. Ma anche oggi che, partito da Santa Rita, un borgo con poche decine di abitanti vicino a Caltanissetta (più qualche turista che segue i suoi corsi di panificazione), possiede un panificio noto in tutta la Sicilia e un pastificio appena inaugurato, parla di voglia di lavorare e di abbandono ingiustificato dei piccoli centri.

La specialità di questo autentico retro-innovatore è un pane bio prodotto con i grani antichi siciliani dei Molini del Ponte di Castelvetrano, cotto in forno di terracotta con legno di mandorlo e ulivo.

4. Pasquale Polito & Co

Forno Brisa, Via Galliera 34, Bologna

brisa

Il geografo Pasquale Polito è uno dei dottori-artigiani sfornati dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che dal 2013 organizza “Alto Apprendistato”, master per artigiani del cibo come birrai e panificatori. Insieme a lui: Davide Sarti, Gregorio De Agostini, Enrico Cirilli e Esmeralda Spitaleri, cioè la Mastra Birraia.

Benedetti da un articolo di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, hanno aperto un laboratorio di pane e pizza a Bologna, seguito da un birrificio a marchio Brisa.

L’unione fa la forza anche in agricoltura: credono nei “miscugli evolutivi” (mescolano diverse varietà di grano prima abbandonate ottenendo caratteristiche nutrizionali migliori), realizzano pani di grandi pezzature, anche 2 chili, su base regionale: specialità emiliane, il pane delle Marche con le noci, fino ai grani antichi siciliani.

Avranno presto la loro prima farina, ottenuta da otto ettari coltivati a grano in Abruzzo.

3. Ezio Marinato

Panificio Marinato, Via Roma 134, Cinto Caomaggiore (VE)

11745479_10205270695704321_3718270918068074537_n

Visto che oggi c’è Italia – Spagna vi presento il campione europeo di panificazione del 2002, nonché preparatore, nel 2011, della squadra italiana per la coppa Europa in Olanda. Insomma, uno che ha convertito all’arte bianca schiere di giovani panettieri.

Artigiano esteta, realizza pani che farebbero bella figura perfino in un museo di arte moderna (i più belli: pan polenta e i grissini di mais).

Per vederli bisogna spingersi fino a Cinto Caomaggiore, piccolo paese a cavallo tra Veneto e Friuli, dove si trova il suo panificio. Oppure iscriversi a uno dei suo frequenti corsi che tiene nei migliori centri di formazione italiani. 

2. Davide Longoni 

Panificio Davide LongoniVia Tiraboschi 19, Milano

davidelongoni

Più che la laurea in lettere o il master in comunicazione a trasmettergli la forza di un’espressione come “pane di una volta” è stato il suo ispiratore Eugenio Pol (vedi posizione numero 1).

Nel bel negozio milanese, e da poco in un laboratorio a Rozzano all’interno della Cascina Sant’Alberto, si trovano pani fatti con cereali antichi come segale e farro, oppure alle olive, ovviamente integrali, oppure impastati con la tummina, farina integrale di grano duro bio proveniente dalla Sicilia.

Il suo ultimo progetto? Robetta da nulla: il Mercato del Suffragio a Milano

1. Eugenio Pol

Panificio Vulaiga, Via Rizzetti 22, Fobello (VC)

pol

Il retro-innovatore per eccellenza. Oppure, nell’opinione di molti, il pane fatto persona.

Inizia a lavorare alle due del mattino per fare 500 chili di pane la settimana, non usa celle di lievitazione, non ce ne sono nel piccolo laboratorio di Fobello, paese di poche centinaia di abitanti in Valsesia. Usa invece una pasta madre ottenuta con il 50 per cento di monococco, il primo cereale a essere stato coltivato dall’uomo oltre 10.000 anni fa.  

Senatore Cappelli e Gentil rosso sono gli altri due grani usati da Pol, le farine ottenute vengono poi macinate da Renzo Sobrino, mugnaio a La Morra, in provincia di Cuneo.

Icona del lievito naturale, anzi, iconografia: oggi anche gli chef più blasonati raggiungono la Val Mastallone (“Dove sgorga l’acqua buona”, dice Pol) per capire come in questa specie di eremitaggio bucolico al nostro riesca un pane tanto buono, che dura anche due settimane. “Il pane fresco da fare tutti i giorni è un’altra stramberia moderna”, sostiene Mr. Pane.

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Viz Photo]

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

27 giugno 2016

commenti (77)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Valentina ha detto:

    Io avrei aggiunto nella lista anche il pane venuto a I Banchi a Ragusa dallo Chef Ciccio Sultano…

    1. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Grazie per la segnalazione!

  2. Anto' ha detto:

    Le bolle grosse non sono la spia di una lievitazione veloce e ricca di lievito di birra. Tutt’altro, essa è l’indice di una lievitazione lunghissima ove la lunga fermentazione rompe la maglia glutinica formando un’alveolatura con grossi buchi, rendendo la mollica soffice e leggera ed è il risultato che maggiormente si cerca di raggiungere. L’alveolatura piccolissima invece, restituisce un pane chiuso e pesante.

    1. Orval87 ha detto:

      Esattamente.
      Basta guardare i “pani” dei supermercati vari, senza alveolature, gommosi e compatti….infatti lievitano con acceleratori artificiali di lievitazione.

    2. Anto' ha detto:

      @Orval87 Spesso quel pane è ottenuto da prodotti precotti e surgelati.

    3. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Non staremo mica confondendo le baguette precotte delle GDO con questi pani, vero? Sembra che stiate arrivando al sillogismo (sbagliato): l’alveolatura piccola non è indice di salubrità; il pane del supermercato ha l’alveolatura piccolissima –> il pane con alveolatura piccola è quello del supermercato.
      No eh 🙂

    4. Anto' ha detto:

      @Chiara Cavalleris. Ma no 🙂 nessuno vuole trarre conclusioni in modo superficiale. Personalmente non mi sognerei di esprimere valutazioni su un prodotto che non ho mai consumato. Ho solo precisato che non è vero che se nell’alveolatura sono presenti zone con grandi bolle, ciò sia indice di pane prodotto con una lievitazione forzata. Anzi la presenza di grandi alveoli, dimostra il contrario, e cioè che la farina utilizzata è di ottima qualità e ha molta forza, per cui, una lunga lievitazione produce grandi alveoli e la struttura resistente non crolla sgonfiandosi, diversamente, farine deboli finiscono con non reggere la lievitazione, sgonfiandosi e restituendo un’alveolatura di piccolissime dimensioni. Infatti c’è da ricordare che le farine di forza, vengono impiegate per impasti a lunga lievitazione, e farine deboli per impasti a lievitazione veloce. Difatti, una farina debole non può mai avere una lunga lievitazione in quanto povera e i lieviti morirebbero ponendo fine al processo e l’alveolatura di conseguenza risulterà piccola. Diversamente una farina di forza ricca di nutrienti per i lieviti può avere un processo lungo e anche lunghissimo e l’anidride carbonica prodotta, restituisce degli alveoli di varie dimensioni. Le zone in cui i lieviti hanno cominciato per prima il processo,(12 ore prima) e quindi più vecchi, daranno un alveolo di grosse dimensioni, poi alveoli di medie dimensioni (6 ore prima) e infine i lieviti più giovani (ricordiamo che essi si moltiplicano) avendo cominciato il processo da meno tempo restituiranno alveoli di dimensioni minori. Talvolta, la vicinanza stretta tra alveoli di piccole e medie dimensioni, finiscono per unirsi rompendosi la sottilissima parete che li divide, formando un’unico grande alveolo. Questo tipo di alveolatura resta stabile fino alla cottura in quanto l’impasto è molto resistente. Il pane che ne risulta dunque è di eccellente fattura.
      Il mio intervento quindi era solo in riferimento alla tua considerazione. 🙂
      Scusa la lungaggine, ma credo che le discussioni possano avere un senso e forse essere utili, solo se argomentate.

  3. Paolo Parma ha detto:

    Scusate, ma scrivere che il Kamut è a basso contenuto di glutine, mi fa sorridere. È solo un tipo di grano con marchio registrato e con un prezzo alto dovuto ad un ottimo marketing….

    1. Lidia ha detto:

      Ed ha un altissimo contenuto di glutine, di gran lunga superiore a quello del frumento comune

    2. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Marchio registrato sicuramente, ma non solo quello. Visto che siamo così attenti alle tabelle nutrizionali, consideriamo il rapporto carboidrati-proteine, l’antichità del grano, la digeribilità (che è il vero motivo per cui è stato citato dove è stato citato)

    3. Paolo Parma ha detto:

      Nella frase dove è citato il Kamut c’è scritto ” farine con una bassa quantità di glutine e meno malleabili”, più che altro è per evitare fraintendimenti.

  4. gumbo chicken ha detto:

    Sarebbe interessante sentire la testimonianza qualcuno a cui sia capitato almeno una volta nella vita di transitare per Fobello…!!!

    1. Anto' ha detto:

      Ma anche per la provincia di Napoli. 🙂 Si fa del pane che il solo guardarlo all’interno dopo averlo tagliato fa venire la voglia di mangiarlo così com’è senza companatico e di una leggerezza tale che il peso in rapporto alla dimensione non sembra corrispondere.
      Ma chi è che gira l’italia intera per fare queste classifiche? Mah!

    2. Moxpro ha detto:

      ciao,
      difficile “transitare” per Fobello, considerato che dopo il paese la strada prosegue per qualche chilometro e finisce nei boschi…
      Detto questo il pane di Eugenio Pol si trova in alcuni negozi scelti in Valsesia (vicino alla stazione a Varallo, sulla strada per Quarona uscendo da Borgosesia ad esempio, ma arriva anche in negozi più a valle); due volte alla settimana Pol panifica pani di grande pezzatura (da 1,5-2 kg a quasi 5), pesanti, solidi, profumati, che si conservano per anche una settimana – 10 giorni (difficilmente ne resta, ma magari si conserva oltre…), se perdono di fragranza basta un passaggio in forno caldo (120°C consiglia Eugenio) per “ravvivarli” e farli rivivere come appena sfornati.
      Le farine scelte, la lievitazione, gli ingredienti (particolari il pane uvetta e noci, quello alle erbe montane) portano alla realizzazione di un pane unico, magari non facile per consistenza e gusto, ma che conquista e genera assuefazione.
      Il suo laboratorio si chiama “Vulaiga”, in dialetto locale il termine che indica la neve quando scende leggera come farina.

    3. gumbo chicken ha detto:

      Moxpro,
      visto che sembri particolarmente informato, esiste anche un elenco dei posti più a valle?
      Da Torino andare apposta è troppo, ma tengo sempre un elenco di posti interessanti dove passare se capito in zona…non si sa mai!
      p.s. avendo dovuto cercare e visto dov’era il mio “transitare” era ironico… 😀

    4. Moxpro ha detto:

      ciao, effettivamente ho dimenticato di concludere la prima frase così 🙂
      Premesso che un giro a Varallo (il Sacro Monte vale la giornata) lo consiglio senza esitazioni, lo puoi trovare a Borgomanero, forse anche a Novara (lo danno in vendita in corso Trieste, poi già che ci sei consiglio una mangiata novarese alla “Locanda delle due suocere”, lì a due passi….). Se cerchi in rete “Vulaiga” dovresti trovare i vari rivenditori.
      Oppure lo puoi provare in qualche ristorante che si riforniste da Vulaiga.

    5. Dal 1998, o 1999. Oggi molto meno, non vivo più in zona. Grande complessità ed evoluzione nel tempo (giorni, non è mica in vino).

    6. gumbo chicken ha detto:

      Moxpro,
      mi è già capitato di visitare la Valsesia ma non essendo né appassionata camminatrice in montagna né kayakista da acque bianche non ci passo spesso.
      Più facile che mi capiti di andare al Lago Maggiore (deviazione verso Borgomanero è fattibile) o a Novara – quindi prendo nota anche della Locanda, grazie. 🙂
      Vedo che un negozio di Borgomanero evnde anche on-line e il prezzo del pane è convenientissimo, ma per ammortizzare le spese di spedizione bisogna organizzarsi con qualcun altro!

    7. Fuko ha detto:

      La Gastronomia Baudracco, a due passi da Porta Nuova a Torino, tiene – o almeno teneva – il pane di Pol. Ma non ha tutti i pani che il “nostro” produce.

    1. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Questo non è vero Orval87..Maurizio Spinello è un punto di riferimento in Sicilia e Pasquale Polito tanto nordico non è, se poi ha aperto al “nord” non so che dire 🙂

    2. Orval87 ha detto:

      Vero, scusa.
      Correggo: tutti meno uno 😀

    3. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Se hai delle segnalazioni sono ben accette, lo sai.

  5. Angela ha detto:

    Segnalo refuso: il forno Brisa a Bologna è in via Galliera, non *Galleria

  6. La cene ha detto:

    Nessuna donna? Dobbiamo pensare che la panetteria d’eccellenza sia mestiere da maschi…..

    1. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Speriamo proprio che non lo sia. Anzi, se hai segnalazioni di panificatrici all’altezza di quelli sopra, che ben vengano! Però citare donne tanto per citare donne, lascia il tempo che trova, converrai.

    2. Giovanna ha detto:

      noi panificatrici donne proprio non esistiamo anzi siamo quasi escluse da certi giri a meno che non abbiamo cognomi eccellenti o facciamo da decorazione di altri personaggi, sempre noti…certe realtà non interessano proprio ai colleghi maschi!. Paura? ahahahha…bah! Noi panifichiamo con solo lievito madre, farine macinate a pietra, nessuna scorciatoia…dal pane, ai dolci, alle pizze il motto è sempre e solo uno “Buono come fatto in casa”….I clienti ci premiano quotidianamente….siamo una realtà di sole donne in continua crescita…e un giorno qualcuno si accorgerà anche di noi 🙂 L’Ape Fornarina in provincia di Milano….:)

  7. marco ha detto:

    Aggiungerei anche un Siciliano di nome Filippo Coci che vive in un piccolo paesetto alle pendici del Monte Ganzaria in provincia di Catania(San Michele di Ganzaria) nominato Custode dell’Identità territoriale ”Pani di grani antichi siciliani”,i giornali ne parlano quotidiani locali ”La Sicilia” e altri che adesso non ricordo,una vita passata a suonare nei migliori locali e poi una retroinnovazione la scoperta dei grani antichi siciliani moliti a pietra e lavorati con metodi antichi che suo nonno gli ha insegnato,vedete un pò voi…buona giornata

  8. Michele ha detto:

    Nemmeno un forno artigianale di Altamura, o di Laterza o di Matera, ove c’è il pane DOP e/o più buono di italia? Mah…

    1. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Ciao Michele, questa non è una classifica per tipologie. Altrimenti Altamura sarebbe stata presente, così come lo è stata precedentemente 🙂

    2. Anto' ha detto:

      @Chiara Cavalleris. Cosa intendi per “Tipologia”? Vuoi dire che l’impiego di determinate farine e una determinata lavorazione, esclude un panificatore che lavora quel prodotto, perchè segue una specie di disciplinare per garantire quel tipo di standard qualitativo?

    3. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Michele, intendo dire che qui sono protagoniste le persone, non i pani differenti.
      Non so quanto tu segua Dissapore, ma qualche settimana fa c’era una classifica sulle carni, i migliori macellai per razza. Ecco, lì si parlava delle diverse “tipologie” e per ciascuna di indicava un negozio, punto di riferimento per quella carne.
      In questo caso si parla di ritorno alla tradizione attraverso le persone, di Altamura Dop piuttosto che di pane Toscano Dop o di altri consorzi non si tratta. Quindi non la prendere sul personale se non c’è nessun esponente del pane che dici tu.

    4. Anto' ha detto:

      @Chiara Cavalleris. Ero io non Michele a fare la domanda. Non la prendo sul personale, figurati. Ritengo però che parlare di pane sia diverso che parlare di carne. La carne possiamo distinguerla per razza bovina diversa, ma il pane no. Il pane è pane ed esso lo troviamo in tantissime tipologie diverse a seconda delle regioni, per composizione di farine, per forme, per tipo di lavorazione e per lievitazione. Quindi o si esamina la qualità del pane prodotto, non tenendo in considerazione la tipologia, ove per tipologia si intende la varietà di pane (baguette, ciabatta, michetta, pane in cassetta, filone, filoncino, pane di Altamura ecc.ecc.) o si corre il rischio di fare torto a qualcuno. La varietà che sia DOP o meno, non c’entra nulla. Il pane di Altamura, è una varietà di pane esattamente come lo è una michetta lombarda. Non sono di parte in quanto non sono pugliese, ma trovo la cosa poco equa.

    5. Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris ha detto:

      Appunto: questa classifica mette in primo piano i panificatori (per la qualità del pane che producono, per il loro contributo all'”innovazione”, per la ricerca della materia prima) non le varietà.

    6. Anto' ha detto:

      @Chiara Cavalleris. Certamente Chiara che parliamo delle persone. Il mio ragionamento è un altro: Ottimo pane= Ottimo panificatore. Dunque se il pane di Altamura è un prodotto ottimamente riuscito, come mai non sono stati presi in considerazione quei panificatori? Se i panettieri citati sopra sono i migliori d’Italia, vuol dire che producono dell’ottimo pane. E se ad Altamura si produce ottimo pane, esso non è prodotto da ottimi panettieri?
      Ma ad essere sincero, a me le classifiche hanno sempre fatto sorridere. Per fare una classifica dei 10 migliori panettieri d’Italia, (non me ne vogliano i signori citati sopra, bravissimi sicuramente e ottimi panificatori) c’è bisogno di passare in rassegna tutti i panifici della penisola, senza tralasciarne uno. Noi stiamo parlando di un numero preciso, 10 e non di una percentuale. Possibile che questo numero, sia il risultato di una rassegna a tappeto di migliaia di panifici italiani?
      Quanti anni sono stati impiegati, per stilare questa classifica? E su migliaia di panettieri presi in esame, non vi è nemmeno un ex aequo?

    7. Salvatore Luxembourg ha detto:

      ci sarebbe il panificio concordia di beppe concordia a bari, tra i migliori i assoluto.

  9. Vinocondiviso ha detto:

    Naturalmente è molto difficile fare classifiche come queste…per quanto mi riguarda – senza esprimere una preferenza su di un nome specifico – come livello medio in Italia non siamo messi bene.
    Rispetto alla Francia il confronto è imbarazzante.

    Poi ci sono alcune eccellenze, più al sud che al nord. In particolare, il livello medio della Sicilia è il più alto di Italia, per la mia esperienza.

    1. Orval87 ha detto:

      Anche nella Spagna settentrionale ho trovato ottimo pane.
      Ma l’Italia resta comunque tra i top, fate un giro dalla Germania (ok, il pane scuro per chi piace, ma anche quello, ormai, buono lo trovi solo in sporadici fornai, il resto è robaccia da supermercato o catene di franchising) a salire, o andando verso est…cose orrende.

    2. Paolo Parma ha detto:

      Mah, che in Germania il pane faccia schifo mi da molto da pensare. L’italiano medio ormai si ciba soprattutto di pane surgelato, o di pane “artigianale” venduto a soli 1,98 €/kg….
      In Germania esistono le catene da 40 anni, ci sono quelle nazionali e quelle locali, ed hanno sviluppato sistemi di produzione centralizzata, anche perché in Germania la panetteria assolve anche il compito dei nostri bar, ci si va a fare colazione , hanno torte, dolci, panini farciti, gli artigiani esistono, ma difficilmente aprono un singolo negozio, se gli va bene fanno ” una catena ” Nei supermercati invece,solitamente si vende pane confezionato, mentre il pane fresco viene dato in appalto a panetterie con la politica dello shop in shop.Oltre a consumare più pane di noi, i tedeschi sono amanti del buon pane, non per niente sono 10/15 anni che cercano anche ciabatte, pane di grano duro e tanti altri formati non tipici…

    3. Orval87 ha detto:

      Alcuni tedeschi sono amanti del buon cibo, ma la maggior parte a me non pare.
      Nei supermercati, da noi si sa che spesso il pane arriva surgelato dalla Romania….beh, da loro arriva dalla Polonia 😉
      I fornai buoni poi ovviamente si trovano anche da loro, ma spesso hanno prezzi esagerati (parlo di Baviera, perlomeno, conosco bene quella zona).
      Per non parlare poi delle fregature “Bio”, lo scorso Natale cercavo uno Stollen artigianale…mi hanno suggerito una delle pasticcerie più famose di Monaco: leggo gli ingredienti del loro stollen “Bio”, e ci trovo l’olio di palma (Palmfett), in un prodotto da circa 25 euro al chilo…ovviamente è rimasto a loro.

«