di Chiara Cavalleris 7 Luglio 2016
Birre acide

Quando parliamo di birre acide, le birre a fermentazione spontanea per capirsi, il rischio che i birrai vogliano stupirci con effetti speciali è molto alto.

Perché sono le birre sulle labbra di tutti; è come se kriek (birra belga cui si aggiungono ciliegie intere) fosse il nuovo chic.

Se chiedete a qualcuno qual è il tipo di birra che preferisce ci sono discrete possibilità che quello vi risponda Lambic, birre a fermentazione spontanea, acide e complesse, l’anello mancante tra vino e birra.

I casi sono due: o l’andirivieni col Belgio è stato intenso e ci ha lasciato il cuore (il Belgio è il mondo del Lambic, in particolare la regione del Pajottenland, cioè la zona di produzione), oppure è un fanfarone in vena di smargiassate.

Per capire se esistono birre acide verosimili in Italia, per fare il lavoro sporco insomma, ci siamo rivolti a Eugenio Signoroni, curatore della guida Birre d’Italia 2017 di Slow Food insieme a Luca Giaccone.

Verosimili nel senso di credibili, non del genere vorrei-ma-non-posso-essere-una-Cantillon (Cantillon è il birrificio di Bruxelles effigie della produzione di Lambic). I criteri sono questi: piacevolezza (effetto “il primo Lambic ti disgusta” parecchio mitigato, insomma) e equilibrio (sbilanciate sull’acetico).

Tra le sette suggerite da Slow Food, scelte tra quelle presenti a Saluzzo alla super degustazione con il meglio della guida Birre d’Italia, due le avete trovate nella classifica delle 10 birre artigianali da comprare secondo Slow Food, vale a dire:

7. Frambueza – birrificio ‘A Magara in Calabria

6. Supertramp n.3 – birrificio Decimoprimo in Puglia.

Frambueza, a magara

Super Tramp

Poi, da segnalare:

5.  Nadir (10%) del birrificio Il chiostro in Campania

(24 mesi di fermentazione in botte di rovere)

4. Sedici gradi in Anfora (16%, appunto) di Birra del borgo nel Lazio

la birra con cui Leonardo di Vincenzo rinnova la voglia di sperimentare birre artigianali nonostante la cessione del birrificio alla multinazionale InBev: “Un’acidità molto morbida e note di terra interessanti”, commenta Eugenio Signoroni. 

Le altre tre le abbiamo provate per voi:

3. Saison Ouvrieur (5.8%) del birrificio LoverBeer in Piemonte

saison

Della serie di fermentazioni selvagge firmate dal mastro birraio Valter Loverier è forse la più nota BeerBera, cioè con aggiunta di mosto d’uva Barbera. Ecco, proprio dai lieviti isolati di quella birra lì nasce questa Saison Ouvrier.

Piccolo inciso sull’etichetta (no, il birraio dell’anno 2010 non si è montato la testa al punto da sentirsi Antonio Vivaldi), questa birra è la base di altre quattro Saison de l’Ouvrier: Cardosa, Griotta, Serpilla e Violetta.

Delicatissima, fresca. Sulla guida Birre d’Italia 2017 parlano di una leggera piccantezza. Sarà l’amaro pressoché impercettibile, sarà l’acidità agrumata ma mentre bevevo mi sono immaginata una variante semifreddo della delizia al limone, il dolce tipico della costiera amalfitana e sorrentina.

2. Open Mind (8%) del birrificio Montegioco in Piemonte

montegioco

Siamo nelle valli del tortonese, nicchia gastronomica del Montèbore, il formaggio con gli scalini presidio Slow Food, e dell’uva Croatina, da non confondersi con la Bonarda. E’ lo stesso vitigno del vino Pertichetta di Walter Massa, personaggio chiave nella rivalutazione di questo territorio.

Ma anche questo birrificio chiocciolato da Slow Food promette bene.

Nella Open Mind l’apporto dell’uva (non del mosto, in questo caso) dona un leggero tannino, quello che asciuga la bocca e fa dimenticare il numero di bicchieri versati. Mentre assaggiavo ho pensato ad alta voce “amaretto dolce” e Riccardo Frazosi, il mastro birraio della Open Mind, ha fatto sì con la testa.

Più credibile l’opinione della guida Birre d’Italia 2017: “Scivola su una gasatura fine, da metodo classico”

1. Dama Brun-a (6.5%) del birrificio LoverBeer in Piemonte

 dama brune

Ebbene sì, se siete stanchi di farlo con il vino, potete darvi alle birre artigianali barricate per bene.

Questa per esempio ha molte sfaccettature, nonostante la palese barricatura (se ne accorgerebbe anche uno che ha appena bevuto caffè: passa dodici mesi in botte dopo la fermentazione in tini di rovere).

Sapore acetico elegantissimo e caramello s’intrecciano in bocca al punto che ti chiedi se quella che senti è uva passa o frutta acerba. Perché sapete, sono due cose diverse e assemblare contrasti simili in una sola birra è cosa rara.

Grande Birra per Slow Food, primo posto per noi.