Diavolo di un Teo Musso. Piaccia o non piaccia il tempo ha (quasi) sempre dato ragione al patron di Baladin: dalla scommessa iniziale di produrre in birra in terre di vino, all’insistere su una produzione brassicola a filiera interamente italiana -per cui ora esiste anche un relativo consorzio- Musso si è sempre dimostrato vari passi avanti rispetto alla media dei colleghi italiani e anche su un versante controverso come quello delle acquisizioni di marchi birrai dimostra di saper gestire la cosa a da par suo.
Il tema si è mestamente riproposto di recente con le vicissitudini di Birra del Borgo, marchio acquisito nel 2016 dal colosso Ab InBev e totalmente dismesso proprio pochi giorni fa nonostante le proteste dei lavoratori e l’interesse di diversi soggetti, e anche all’estero non se la passano certo meglio, con Carlsberg che ha da poco annunciato la chiusura di un birrificio inglese storico come Marston’s, solo l’ultimo colpo inflitto alla tradizione brassicola britannica da parte del gruppo danese. In questo contesto, è appena stata annunciata la notizia che il birrificio piemontese ha accolto un nuovo socio misterioso: un’operazione che nelle intenzioni permetterebbe a Baladin di guardare al futuro con ambizione e solidità, scongiurando il rischio di fare la fine degli altri marchi di cui sopra.
Dal brewpub dell’86 al nuovo socio
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La storia di Baladin inizia nel 1986 a Piozzo, piccolo centro in provincia di Cuneo dove Teo Musso decise di aprire il pub Le Baladin. Dieci anni più tardi, nel 1996, quel locale si trasformava nel primo brewpub aziendale, tracciando la strada per il movimento della birra artigianale in Italia e sviluppando nel tempo una filiera agricola nazionale integrata in cui oltre il 95% delle materie prime viene autoprodotto. E proprio mentre sia il pub che il movimento artigianale festeggiano i 30 anni, Baladin inaugura un nuovo capitolo con un round di finanziamento da 16,4 milioni di euro sottoscritto da un imprenditore olandese attivo nel settore fintech. L’operazione, effettuata tramite il family office dell’investitore – la cui identità rimane riservata –, prevede l’ingresso nella compagine societaria con una quota rilevante ma di minoranza.
L’ingresso del nuovo partner finanziario arriva a due anni di distanza da un’altra tappa fondamentale: nel 2024, infatti, Baladin aveva promosso una campagna di equity crowdfunding lampo in grado di raccogliere 5 milioni di euro in soli sei giorni grazie all’adesione di oltre 2.300 piccoli investitori della propria community. Un esperienza che Teo Musso ricorda con soddisfazione: “Nel 2024 scegliemmo di aprire il capitale dell’azienda per crescere insieme alla nostra community attraverso un’operazione di crowdfunding. Oggi siamo particolarmente orgogliosi di annunciare un nuovo step di crescita di Baladin e di accogliere nella nostra famiglia un importante family office cui ci accomuna una visione di lungo periodo, di sviluppo sostenibile e di creazione di valore nel tempo”.
L’iniezione di liquidità servirà a sostenere un piano strategico articolato su quattro direttrici principali: il raddoppio della capacità produttiva industriale, la spinta alla rete commerciale, il potenziamento dell’infrastruttura digitale e l’ampliamento della rete retail. Per quanto riguarda la ristorazione, il progetto prevede sei nuove aperture, tra cui due spazi già definiti “iconici” che vedranno la luce nei prossimi mesi a Milano e Roma, affiancandosi alle sedi già operative a Piozzo, Torino, Torino Aeroporto, Roma e Cuneo. Il birrificio, che nel 2025 ha raggiunto una produzione di 27mila ettolitri ed è presente in 47 Paesi con circa 3.000 rivenditori e 24.000 clienti online, stima di chiudere il 2026 con un fatturato di 16 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto all’anno precedente, spinto in particolar modo dall’ottimo riscontro sul mercato della birra analcolica Botanic.
L’operazione finanziaria rientra in un più vasto disegno di riordino e semplificazione societaria. In una seconda fase, infatti, l’intera rete di ristorazione a insegna Open Baladin – capace di generare da sola un fatturato annuo di circa 5,5 milioni di euro – verrà integrata direttamente nel gruppo, consentendo al giro d’affari complessivo di superare i 22 milioni di euro entro la fine del 2026 e ponendo le basi per raggiungere oltre 45 milioni di ricavi netti nel 2029.
A dire la sua sulle prospettive aperte da questo nuova alleanza è Isaac Musso, presidente e amministratore di Baladin SpA: “L’ingresso di un nuovo investitore rappresenta una grande opportunità per Baladin in quanto ci consentirà di compiere un importante salto dimensionale e di rafforzare significativamente il percorso di crescita che abbiamo delineato sia attraverso un incremento della produzione sia attraverso l’ampliamento della rete retail”. Il closing dell’operazione è previsto per novembre, una volta completati i necessari passaggi di approvazione da parte degli organi societari e verificate le consuete condizioni sospensive.
Insomma, Teo è riuscito nell’impresa di portare capitali in azienda senza comprometterne lo status di artigianalità né passare all’incasso sapendo di condannare la sua creatura alla fine ingloriosa di tanti altri marchi, dimostrando, ancora una volta, di fare storia a sé nella scena birraria italiana.


