di Chiara Cavalleris 4 Luglio 2016
birra artigianale

Birre d’Italia 2017, opera quinta di Slow Food, ha assunto sempre più il ruolo di unica guida sulle birre artigianali di qualità italiane. Anche perché scegliere 512 birrifici e 2.708 birre non è il genere di cosa che s’improvvisa.

Ieri eravamo a Saluzzo (CN) per la presentazione della guida con annesse discussione e degustazione.

La prima mirava a stabilire quanto l’estero sia un’opportunità per i birrifici italiani specie dopo che il Birrificio del Ducato di Parma è riuscito nell’impresa di aprire un pub a Londra –The Italian Job– dove offre le migliori marche italiane.

Intercettati tra gli altri: un folto numero di persone con i lobi divaricati, una quantità allarmante di barbe dalla cosiddetta foggia “a pube”, un tot imprecisato di t-shirt eccentriche.

L’altra prevedeva l’assaggio di 140 birre artigianali, troppe anche per noi. Così abbiamo chiesto a Eugenio Signoroni, curatore della guida insieme a Luca Giaccone, di fare il lavoro sporco per noi, segnalandoci lui le 10 birre più imperdibili della degustazione da record.

10.Colonial (6.9%)

Batzen – Alto Adige

batzen

Premiato per la prima volta un birrificio altoatesino, il curatore sentenzia che la birra “è di assoluto valore organolettico, da non perdere”. L’eleganza tedesca infusa dal birraio Christian Pichler, che ha studiato a Monaco, si sente tutta in questa Ipa leggermente torbida, aroma di frutta esotica con caramellatura finale che tocca le stesse corde del comfort food (cibo che scalda, consola, gratifica).

Hanno provato a spiegarmi che l’acqua è stata burtonizzata, cioè corretta, per essere allineata con lo stile tradizionale. Me la sono data a gambe proseguendo oltre.

9. Frambueza (6,5%)

‘A Magara – Calabria

Frambueza, a magara

Meglio il naso della bocca, direbbero con una certa spocchia quelli che hanno frequentato molti corsi.

Il lampone fresco della Sila si sente eccome (un chilo per dieci litri di birra finita): rinfresca e invita a bere. C’è anche il grano senatore Cappelli ma questo no, non si riconosce, ma è servito a valorizzare le risorse agricole del territorio convincendo Slow Food ad assegnare la chiocciola di Birra Slow.

Sul finale un amaro poco comprensibile, non fatevi ingannare dai gradi, non ha poi chissà quale corpo.

8.Pils (5%)

Elvo – Piemonte

birra elvo

Finire voi la frase: Altissima, purissima.. ? Elvissima. Non sono invertite le prime due lettere, ma Josef Vezzoli interpreta il territorio di provenienza partendo dall’acqua (stessa della fonte della Laureatana), tra le più leggere d’Europa.

La chiocciola di questa Birra Slow ci ricorda, per tutte le volte in cui abbiamo esaltato i luppoli, che il primo ingrediente è pur sempre l’acqua.

7. Montestella (5%)

Lambrate – Lombardia

lambrate

Birra Quotidiana (“ha come caratteri principali equilibrio, semplicità e piacevolezza”) per antonomasia, di solito descritta come quella con cui il Birrifico Lambrate ha insegnato ai milanesi l’approccio con la birra artigianale, nientemeno.

Comunque, berla a fine giornata, mentre stravaccati sul divano guardiamo la partita non ci autorizza a sorvolare sulle differenze con le altre Pils: mielatura, contrasto piacevole con l’amaro dei luppoli e quella punta di buccia d’arancia sul finale.

Se la Burrobirra di Harry Potter esistesse avrebbe un cappello di schiuma come questo.

6. Blonde (6%)

Birrificio dell’Aspide – Campania

blode aspide

Birrificio neo-chiocciolato da Slow Food da premiare per le birre ad elevato tasso di riconoscibilità. Bisogna essere molto distratti per non godere della birra in stile Saison alla mela cotogna realizzata da Vincenzo Serra.

Se non vi piace vincere facile dovreste provare a riconoscere le sfumature nella Blonde, identificata dai degustatori di Slow Food come birra quotidiana per la secchezza finale, probabilmente, motivo di una “facile beva” (cos’ho scritto? Proprio io!).

5. Fleur Sofronia (5%)

Mc77 – Marche

fleur sofronia, mc 77

Si potrebbe dire: base dolce, nota acida, un velo di piacere amaro nel finale. Ma questa interpretazione dello stile Blanche non merita frasi fatte.

Una birra che di prevedibile non ha nulla, con un equilibrio disarmante e un tocco brusco, risoluto, quel brivido di piacere che non si dimentica. Il colore, così intenso, è dato dal fiore di ibisco.

Chiamatela Slow, io dico che è sexy.

4. Bb7 (7%)

Barley – Sardegna

bb7, barley

L’ultima trovata di Nicola Perra, pioniere dello stile italiano Grape Ale (ebbene sì, abbiamo uno stile anche noi italiani, ricavato dalla lavorazione dell’uva).

La Bb7 è fatta con il mosto del moscato di Sardegna, meno famoso del moscato di Terracina, molto meno famoso di quello d’Asti. Ovviamente Slow.

Se avete presente il sapore di quest’uva, dolce in maniera personale, sapete che non c’è rischio di allappamento: è una birra secca. Dei 7 gradi alcolici presenti se ne percepiscono, forse, quattro. Ecco, questo dovrebbe spaventarvi un po’: bevete con moderazione.

3.Okie Matilde (6%)

Toccalmatto – Emilia Romagna

toccalmatto

Il cacio piace marcio, “l’omo ha da puzzà” e pure della birra si può amare il sentore di stalla (ho controllato sulla guida di Slow Food, loro sono più eleganti e scrivono “rustica”). Se succede è merito del ceppo di lieviti Brettanomyces, quello per voi che la sapete lunga, che ha reso eccezionale la Orval (al punto che si parla di goût Orval). 

Lo stesso usato da questo birrificio chiocciolato per produrre Okie Matilde, dichiaratamente un’interpretazione della più celebre trappista.

Cambiano i luppoli (sono americani e non tedeschi) ed escono gli agrumi, in una combinazione davvero complessa, per intenditori.

2. Winters (8%)

Ebers – Puglia

Winters Ebers

Una birra incredibile: cinque malti diversi più un uso esemplare dello zucchero di canna integrale a conferire un accenno di effetto melassa subito mitigato dalla tostatura decisa. Con un tocco finale di liquirizia.

Forse non rende al massimo in un pomeriggio molto caldo di inizio luglio, ma se anche voi guardate Game of Thones, certamente saprete che l’inverno sta arrivando. Ecco il modo giusto di prepararsi.

1.Super Tramp 3 (7%)

Decimoprimo – Puglia

Super Tramp

Michele Cognetti e consorte si sono inventati le Super Tramp, birre in stile Sour maturate nelle botte di rovere, e le hanno numerate come i profumi Chanel.

La terza di quattro è una Birra Slow è intrisa di percoca, una varietà di pesca a polpa (non sempre) gialla che val bene uno sciroppo.

La fermentazione è doppia: la prima semplice, l’altra con il succo ottenuto dall’infusione del succo di percoca con il 3% di zucchero per 15 ore.

Dopo dieci mesi di passaggio in barrique la numero 3 è pronta.