I solfiti del vino ci rendono più pericolosi alla guida? Ma soprattutto, conta saperlo?

Uno studio universitario ha correlato la quantità di solfiti nel vino alla sicurezza al volante. Il risultato? Titoli fuorvianti.

I solfiti del vino ci rendono più pericolosi alla guida? Ma soprattutto, conta saperlo?

Sono oramai parecchi anni che assistiamo alla diffusa abitudine delle testate giornalistiche di puntare al titolo da clickbait, a costo perfino di travisare il contenuto dell’articolo stesso in barba a ogni norma di correttezza deontologica. Se poi si tratta di parlare di vino, ogni articolo diventa ghiotta occasione per trarne uno spot rassicurante: i titoli sono sempre positivi, incoraggianti, come a dire “certo che se ne sentono tante in giro; ma voi state tranquilli, che il vino non fa male. Anzi”.

L’ultima opportunità è giunta dalla pubblicazione di uno studio del Politecnico di Torino che indaga su un possibile effetto dei solfiti contenuti nel vino nell’alterare le capacità di guida. Ebbene, due dei maggiori giornali italiani hanno ritenuto non problematico diffondere la notizia titolando in questo modo: “I solfiti contenuti nel vino incidono sulla sicurezza di chi si mette al volante” (Repubblica) e “Al volante dopo aver bevuto Barbera, ma solo per la scienza. Scoperta: guida influenzata dai solfiti” (La Stampa). D’accordo, noi siamo senza dubbio pignoli e possibilmente polemici: d’altronde già si sa qualcosa su quella componente del vino che ci dicono sia psicotropa e pare che, tra le altre cose, dia problemi di percezione se il consumo supera una certa soglia. Eppure, continuiamo a pensare che chi si fermasse a leggere solo il titolo dell’articolo avrebbe un’informazione gravemente mutilata: “i solfiti del vino sono un pericolo per chi guida”. Anche perché questo non è vero.

Lo studio sull’influenza dei solfiti al volante

Esaminiamo innanzitutto lo studio in questione. I ricercatori hanno tentato di indagare se un diverso contenuto di solfiti nel vino possa influenzare il comportamento di guida, indipendentemente dagli effetti dell’alcol stesso.

Lo studio ha coinvolto 32 conducenti (16 uomini e 16 donne), con età media di circa 34 anni. Ogni partecipante ha completato tre sessioni di guida al simulatore: da sobrio, dopo aver consumato vino con basso contenuto di solfiti (86 mg/L) e dopo aver consumato vino con alto contenuto di solfiti (126 mg/L). Il vino somministrato per l’occasione era una barbera, 15,2% di alcol, diviso in due sublotti ognuno dei quali è stato imbottigliato con le differenti quantità di solfiti che abbiamo visto. Il vino è stato assunto dai partecipanti in modo da raggiungere gli 0,5 g/L, ossia il limite massimo di legge per mettersi alla guida, in modo da rendere i solfiti l’unica discriminante. I partecipanti hanno poi simulato la guida in tre differenti contesti: ambiente rurale (strade poco trafficate), zone di transizione (da extraurbana a urbana) e contesto urbano (attraversamenti di pedoni e traffico più intenso).

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La prima cosa da dire, ammessa anche dagli autori stessi dell’articolo, è che il campione di riferimento è assai ridotto e non costituisce un insieme statisticamente robusto, a maggior ragione se si sta indagando su una minuzia comportamentale. Ma comunque ogni studio genera dei risultati, e noi li abbiamo osservati.
Innanzitutto, l’assunzione di vino con più o meno solfiti non ha portato a nessuna differenza comportamentale nei primi due contesti di guida. La guida in contesto urbano invece ha fatto emergere comportamenti più interessanti: nelle interazioni con i pedoni il vino ad alto contenuto di solfiti è stato associato a una maggiore prudenza; viceversa, in condizioni di traffico il vino ad alto contenuto di solfiti è stato associato a velocità leggermente più elevate e minori distanze di sicurezza dal veicolo che precedeva, un comportamento totalmente opposto rispetto all’interazione con i pedoni, che conferma il vecchio mantra “l’importante è che non ci facciamo male; le macchine si riparano”.

La guida Michelin del vino è appena uscita, e c’è già chi vuole starne fuori La guida Michelin del vino è appena uscita, e c’è già chi vuole starne fuori

Questi dettagli comportamentali vanno però sempre incasellati nel macroinsieme rappresentato dall’effetto dell’alcol: infatti, come è stato rilevato anche da questo studio, ad un aumento del consumo corrisponde sempre una diminuzione acclarata dei margini di sicurezza nella guida, in ognuno dei tre contesti.

Appare dunque chiaro che da questo studio emerge una suggestione e qualche nuova possibilità di indagine, ma nulla di definitivo: per correlare la quantità di solfiti nel vino e la sicurezza al volante, gli effetti osservati sono pochi, di entità limitata e talvolta contrastanti. Un unico risultato è stato evidenziato: l’aumentare del tasso alcolemico coincide con maggiori incertezze nella guida, cosa piuttosto nota.

Di conseguenza, non troviamo affatto onesto titolare “i solfiti contenuti nel vino incidono sulla sicurezza di chi si mette al volante“, dato che per gli autori stessi i dati ottenuti non consentono di formulare alcuna marmorea correlazione.

Prugne secche al volante

Prugne California

Ma volendo fantasticare e ammettendo che sì, più solfiti si consumano e meno è sicura la guida, allora si aprirebbe un mondo e, sempre per onestà, i giornali dovrebbero titolare “non mettetevi al volante se avete consumato frutta disidratata”. Già, perché i solfiti non esistono mica solo nel vino: l’anidride solforosa e i suoi sali, i solfiti, sono un comunissimo antisettico utilizzato nel settore alimentare.

E se il limite per il vino bianco è di 200 mg/L e per il vino rosso è 150 mg/kg, vediamo quali sono i limiti dei solfiti per gli altri alimenti: ci sono il puré in fiocchi o le patatine da forno, che possono contenere fino a 500 mg/kg di solfiti; poi le mele disidratate con 600 mg/kg, le banane essiccate che arrivano a 1000 mg/kg, fino alla frutta disidratata come albicocche, prugne secche o uvetta sultanina, che possono raggiungere la concentrazione di 2000 mg/kg di solfiti.

Insomma, noi saremmo financo costernati di dover rovinare la festa a tutti, di apparire come i bastian contrari e di essere comunque fra i pochi che approfondiscono un minimo le notizie. Continuiamo però a pensare che le persone debbano essere informate sempre correttamente, che non si rende un servizio al mondo del vino nascondendo la verità sotto i colori delle fiabe.

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