di Luca Iaccarino 9 Aprile 2018

Sabato ero a Bergamo. Entro in un bar nella meravigliosa piazza centrale della città alta, chiedo un caffè e un bicchier d’acqua.

“Le faccio il caffè, per l’acqua si serva pure” mi dice la barista, indicandomi un vassoio sul banco con due brocche e una collezione di bicchieri. “Così si fa!” esclamo, stupito, io.

Il fatto è che qui al nord è così difficile che ti diano l’acqua col caffè che m’è sembrato un evento eccezionale. Da Roma in giù è piuttosto normale, magari nella versione popolarissima del bicchiere di plastica, ma giù in settentrione quelli che offrono un seltz SPONTANEAMENTE sono ancora pochi.

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L’acqua con la tazzina è un diritto inalienabile.

E va bevuta PRIMA dell’espresso, PRIMA per sciacquarsi la bocca, mi raccomando. Ricordo una volta, ero giovanissimo, che a Napoli bevvi l’acqua DOPO e il barista stava per darmi una bastonata: “se il caffè è bbbuono, ti lascia quel bel gusto in bocca: perché lo mandi via?”

Un vero barista, non solo dovrebbe offrirtela l’acqua, ma pure invitarvi a berla prima del caffè: tieni, tesoro, pulisciti la bocca così poi ti godi il caffettino. Io che ci tengo, e non voglio star lì a sindacare, chiedo sempre “caffè e acqua” e se il barista mi dice “le basta un seltz?” accetto, mi pago i miei 30/50 centesimi in più e pace.

Però pagare l’acqua, in generale –al bar, come in trattoria, come al ristorante– mi è sempre sembrato assurdo.

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Trovo naturale come fanno in Francia, che al bistrot ti portano una brocca di acqua del sindaco, così come in Italia ti portano il pane (eventualmente compreso nell’ora fuorilegge coperto). E se vuoi l’Evian gliela chiedi e la paghi quanto vuoi.

In Italia le trattorie che ti diano l’acqua dell’acquedotto sono una manciata. Chi lo faccia ha già la mia simpatia.

Così come i baristi che ti danno il seltz col caffè senza che tu debba usare squallidi stratagemmi: “vorrei un espresso, e ho un’arsura tremenda!”