L’alcol accorcerebbe la vita molto più di quel che crediamo

Sta facendo discutere uno studio della nota rivista medica americana Lancet, ripreso da Repubblica, su quanto si accorcia la vita di chi esagerara con l’alcol.

Anche un consumo minimo, stimato in 350 grammi di alcol a settimana, ovvero l’equivalente di circa 18 bicchieri consumati in 7 giorni, accorcerebbe l’esistenza di uno o due anni.

Ma gli effetti deleteri sulla nostra salute inizierebbero prima, cioè quando l’ammontare di alcol assunto durante la settimana supera i 100 grammi, cioè cinque o sei bicchieri di vino di media gradazione.

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Un controsenso, considerato che molti Paesi, come per esempio Italia, Spagna, Portogallo e Stati Uniti, prevedono una soglia minima di consumo sicuro molto più alta. Unica eccezione la Gran Bretagna, dove la soglia minima è attualmente scesa a 6 bicchieri la settimana per tutti, uomini e donne senza distinzione, proprio come concluso dal recente studio di Lancet.

Studio che ha preso in considerazione 83 ricerche condotte in 19 Paesi, raccogliendo circa 600.000 dati dei singoli partecipanti tra cui anche fattori collegati a patologie cardiovascolari, quali ad esempio fumo o presenza di diabete, ma nessuno dei componenti il campione soffriva già di patologie cardiovascolari.

Secondo gli autori della ricerca, a causare la correlazione tra le (meste) libagioni e la riduzione degli anni di vita sarebbe l’aumento di pressione sanguigna e del colesterolo Hdl, quello “cattivo”.

Ma non è detto che si debba dire addio anche al classico bicchiere di vino a pasto.

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Infatti, il consumo di alcol preso in considerazione è stato quello riferito dai singoli partecipanti allo studio. E quanti, in effetti, ammetterebbero di scolarsi mezzo litro di vino al giorno tra pranzo e cena, magari accompagnato da un paio di birrette fresche e un buon amaro dopo cena?

[Crediti: Repubblica]

Cinzia Alfè Cinzia Alfè

14 aprile 2018

commenti (12)

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  1. State dicendo che sono morto anni fa e nessuno mi ha avvisato?

  2. Scambio volentieri un’esistenza triste e grigia senza vino con due anni di vita.
    Non capisco come si possa pranzare con un piatto di lasagne o una polenta col cinghiale, fare merenda con un bel bensone, cenare con un risottino o un piatto di agnolotti senza un bicchiere di vino. Inconcepibile! L’acqua va bene nel bosco, a tavola ci sta il vino.

    1. Io non capisco chi invece ha bisogno continuo di alcol o nicotina. Come si fa ? Ci tolleriamo reciprocamente.

    2. @moro: E chi ha bisogno di alcool? Su quattordici pasti settimanali consumare 3-4-5 volte del vino (in quantità ragionevole) è forse da alcolizzati? Poi non è questione di alcool, se il vino fosse privo di alcool, pur mantenendo intatte tutte le sue qualità organolettiche, lo berrei comunque.

  3. Peró Italia, Francia e Spagna, che ne bevono, hanno un’aspettativa di vita media tra le più alte al mondo…strano…

  4. Ci sono dei Paesi dove vige il culto della sbronza. Domanda: saranno quelli mediterranei?
    Ma possibile che i problemi dei Paesi anglosassoni (in senso esteso) devono diventare anche i nostri?

  5. Sarò strano io.. a cena se non ho un bicchiere di vino non mangio, mi alzo e scendo a comprarlo.

  6. copioincollo:
    “Anche un consumo minimo, stimato in 350 grammi di alcol a settimana, ovvero l’equivalente di circa 18 bicchieri consumati in 7 giorni… ”
    non si comprende, neppure nel prosieguo dell’articolo, quale sia l’equivalenza nei differenti beveraggi: superalcolici, vino, birra, mojito, ecc.
    Se la misura è “alcool”, si parla per un superalcolico di oltre una bottiglia a settimana; forse le beveva Churcill al suo club!
    Se, all’opposto, si parla di birre, allora metterne assieme 350g in alcool è cosa da rimanere piegati sul bancone del pub, almeno 5 giorni su 7.
    Ma sono misure spannometriche, che anche l’esempio finale non chiarisce tanto. Anzi, è decisamente assolutorio: “ma io mica bevo mezza bottiglia al giorno, più du’ birrette e l’amaro, ogni giorno!”.

  7. Io bevo solo un bicchiere di vino al giorno, dopo la cena. Devo evitare anche quello?

  8. Sono uno studente universitario, vostro lettore, che frequenta il CdL medico e volevo palesare un errore evidente nella terminologia medico-biologica.
    Il colesterolo Hdl è quello “buono”, dove Hdl sta per “High density lipoprotein”: queste “proteine grasse” ad alta densità, difatti, riescono a portare le particelle lipidiche verso gli organi che ne permettono un uso corretto ed indispensabile (es. organi che producono ormoni steroidei, importantissimi!).
    Quello “cattivo” è il colesterolo che viaggia sotto forma di Ldl (Low density lipoprotein) o, peggio ancora, Vldl (Very-Low density lipoprotein): queste due ultime categorie, infatti, depositano i grassi sulle pareti dei vasi sanguigni, provocando aterosclerosi ed un maggior rischio di trombosi dovuto alla restrizione del lume vasale, che ne facilità il “tappaggio” da parte di eventuali coaguli.

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