Arrogant Sour Festival 2018: 15 birre acide che i veri arroganti non possono perdere

Nemmeno oggi capiremo perché piacciono a tutti le birre acide (ripetete con me: acide, non inacidite). Che detto così sa di prodotti carbonici destinati a sgorgare il wc. Volete mettere con l’inglese? Sour beer.

Per sour beer intendiamo birre a lunga fermentazione (dai molti mesi a più anni), alcune a fermentazione spontanea, altre fermentate, sempre in botti di legno, ma grazie all’aggiunta di lieviti e batteri, come i brettanomiceti. Calma, non vi spaventate.

Tecniche antiche e tempo (tempo! TEMPO!) aggiungono complessità aromatica a birre che pochi anni fa in Italia non si sarebbe filato nessuno (vedi le mode, a volte).

E acide sono le birre dell’Arrogant Sour Festival, il festival dedicato dall’1 al 3 giugno al chiostro della Ghiara, che in sette edizioni ha reso Reggio Emilia la capitale italiana delle sour, con buona pace dell’aceto balsamico.

Per l’occasione noialtri di Dissapore, media partner dell’evento, regaliamo a 10 lettori un corposo pacchetto di benvenuto. Come si fa? Trovate le istruzioni cliccando su questo link:

[Dissapore regala: perché andare con noi all’Arrogant Sour Festival è speciale]

Abbiamo anche un altro regalo: vi aiutiamo a scegliere tra le 160 birre acide alla spina presenti all’Arrogant Sour Festival. La nostra selezione dalla lunga lista i segnala 15 birre imperdibili, sia per le matricole della scuola sour, che per i bevitori più rodati.

Anzi, le abbiamo suddivise proprio in base a questi criteri:

BIRRE SOUR PER BEVITORI MATRICOLE:

birre imperdibili per chi si approccia alle sour, emblematiche, acide ma beverine.

Albicoppe – BioNoc’ (Mezzano, TN)

Medaglia d’oro nella categoria “birre acide” del concorso Birra dell’anno 2018, è una sour ale alla frutta.

Molta, molta frutta: una gran quantità di albicocche (parliamo di 300 grammi per litro), che danno alla birra un sapore molto intenso, dal tenore alcolico elevato e con tutti gli aromi che il brettanomyces, il lievito selvaggio, comporta.

Gose – Bayerische Bahnhof (Lipsia, Germania)

Si chiama Gose ed è la gose per antonomasia, acidula e salata (conditio sine qua non dello stile). Se volete spingervi più in là, provate la Pineus, la versione con aggiunta di aghi di pino, sempre dello stesso birrificio, comunque presente all’Arrogant Sour Festival.

Se siete amanti del genere, vi conviene provare anche la Gose di Hammer (Villa d’Adda, BG), novità di Marco Valeriani, primo al concorso Birraio dell’Anno lo scorso anno.

[Abbiamo chiesto ai birrai dell’anno quali birre bevono e dove]

Mummia – Montegioco (Montegioco, AL)

Barricata in botti di Barbera Bigolla, è una birra complessa e raffinata, che può ricordare un giovane lambic (birra a fermentazione spontanea). Note agrumate e floreali si sovrappongono a quelle vinose e legnose della botte d’invecchiamento, per una bevuta lunga e morbida.

Carignan – Cantillon (Bruxelles, Belgio)

Anche se avete appena iniziato il percorso senza ritorno tra le birre acide, al festival vi conviene bere ciò che non trovate altrimenti. Si dà il caso che Cantillon –re belga dei birrifici del lambic– porti a Reggio Emilia alcune rarità, oltre agli evergreeen (Gueuze, Kriek, Rosè de Gambrinus).

La Carignan, per esempio, è quasi introvabile: si tratta di un lambic invecchiato due anni, con uve Carignan di Mas d’Agalis (sud della Francia).

lambic, cantillon

Kersen/Cassis – Van den Broek (Olanda)

Piccolo birrificio a conduzione famigliare, sfodera per l’occasione la Kersen/Cassis, birra a cui, dopo un anno di fermentazione spontanea, vengono aggiunte ciliegie e cassis che macerano per un altro anno. Alto tasso di aromaticità e morbidezza.

Le Bucce – Siemàn (Villaga, VI)

Provare le birre acide non vi pare abbastanza, volete capire perché si impiega il mosto d’uva nella birra. Che è poi la pratica all’origine dello stile IGA, Italian Grape Ale, interamente italiano.

Di solito i birrifici prendono uva, mosto o sapa dai viticoltori che preferiscono, magari del proprio territorio. In questo caso accade l’inverso: una cantina, la Siemàn, ha utilizzando le sue uve di proprietà per fare birra.

E’ il caso de Le Bucce, fermentata grazie all’aggiunta di mosto d’uva Tai Rosso e maturata in botti di rovere per un semestre, o giù di lì.

[La birra artigianale spiegata bene: (Italian) Sour Ale]

Bruxellensis – Brasserie de la Senne (Belgio)

Molto in vista negli ultimi 10 anni, Brasserie de la Senne è il birrificio specializzato in birre beverine, poco alcoliche e amare rispetto agli standard del Paese. L’ultima nata, Bruxellensis, è un birra rifermentata quattro mesi in bottiglia con lievito Brettanomyces. Promette di essere luppolata e dissetante come al solito, ma con note di cuoio vecchio.

Cuvée de Ranke – De Ranke (Belgio)

Una birra acida famosa, che mescola per il 70% una “old beer” del birrificio belga passata in botte, e per il 30% il lambic di Girardin.

BIREE SOUR PER BEVITORI ESPERTI:

sour imperdibili per chi è già avvezzo alle acide, birre veramente “arroganti”.

Treban – LoverBeer (Marentino, TO)

La birra inedita del birrificio che è un po’ il simbolo delle acide italiane. Dalla stessa base con cui il birraio Valter Loverier, proprietario del birrificio, ottiene For Fan e BeerBrugna, per citare due birre che voi navigati conoscete, è uscita la Treban, affinata 24 mesi in botti di cognac.

Atlas e Thor – Black Project Spontaneous & Wild Ales (Denver)

Due birre speculari, prodotte utilizzando quantità diverse di frutta: 75% di ribes nero e 25% di prugna per la Altlas, 75% di prugna e 25% di ribes nero per la Thor.

Ma la particolarità di queste sour sta nel processo di fermentazione, che parte da batteri autoctoni. Provatele entrambe, fate il confronto, tenendo presente che parliamo di un birrificio alla moda. Quindi criticarlo vi renderà di tendenza.

[La birra artigianale spiegata bene: il Lambic]

Ann – Hill Farmstead (Vermont)

Sulla bocca degli appassionati internazionali, questo birrificio realizza in una collina sperduta nel Vermont, negli Stati Uniti, una squisita birra al miele di stile Saison, per niente stucchevole. La fermentazione è fatta con lievito ricavato da fiori autoctoni, marchio di fabbrica del birrificio.

Bière de Syrah – Jester King (Austin, Texas)

Il terzo birrificio americano di questa lista per sgamatoni delle birre acide. Non è un caso; la passione per le sour degli Stati Uniti fa tendenza dalle parti nostre, con picchi di bontà da segnalare.

È il caso del birrificio Jester King: già raro (e caro) di per sé, si trova al festival di Reggio Emilia con la Bière de Syrah, birra invecchiata in botte e rifermentata con uve del vitigno a bacca rossa.

Le Trait d’Union – Extraomnes (Marnate, VA)

La Straff del birrificio varesino ha 9,5 gradi alcolici, accattivante all’ingresso in bocca ma tagliente sul finale; comprenderete perché si chiama “punizione”.

A questa bomba birraria è stato aggiunto il 30% della Gueuze di Cantillon, a sua volta miscela di lambic di annate differenti. Un blend di blend, insomma, nato da un’idea del pubblican Michele Galati e del birraio di Extraomnes, Luigi d’Amelio. Le aspettative sono alle stelle.

La Vie Est Pêche – Ca’ del Brado (Rastignano, BO)

Rara, per forza di cose: La Vie Est Pêche, sour alle pesche nettarine, è prodotta dal birrificio Ca’ del Brado, amatissimo tra i produttori di birre acide italiane, in esclusiva per due locali: Chez Moeder Lambic di Bruxelles, e la pizzeria Ranzani 13 di Bologna.

The Vigne – De Garde (Tillamook, OREGON, USA)

Birra prodotta con fermentazione spontanea poi affinata in botte, con aggiunta di uva primitivo. Il birrificio De Garde del resto, è specialista di birre con mosto d’uva aggiunto durante la fermentazione.

E chi siamo in fono noi, che abbiamo avuto il privilegio di provare la The Vigne in bottiglia, per non consigliarvi di berla alla spina, perlatro, risparmiando un po’?

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

30 Maggio 2018

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