Slow Wine 2027 premia i migliori vini italiani, ma tra le righe racconta una crisi

168 nuove cantine, 132 uscite e troppe bottiglie invendute: la guida Slow Wine 2027 fotografa un settore in difficoltà, tra consumi in calo, magazzini pieni e vignaioli che continuano a scommettere sulla qualità.

Slow Wine 2027 premia i migliori vini italiani, ma tra le righe racconta una crisi

Martedì 13 ottobre è stata lanciata sul mercato la nuova edizione di Slow Wine per l’anno 2027, la guida che, oltre ai vini, fa pelo e contropelo soprattutto alle cantine. Il tomo enologico edito edito da Slow Food (naturalmente già in vendita, in libreria e online) porta da diciassette anni all’attenzione degli appassionati il tema della sostenibilità ambientale, escludendo a priori le cantine che praticano diserbo chimico. Inoltre, dallo scorso anno Slow Wine ha posto come obiettivo concreto la riduzione del peso delle bottiglie, auspicando l’imposizione di un tetto massimo corrispondente a 450 g per i vini fermi. Certo, guardando i numeri solo il 38% dei vini recensiti quest’anno è stato imbottigliato in bottiglie di peso uguale o inferiore a 450 g, mentre lo scorso anno la percentuale era del 41%. Non so voi, ma noi abbiamo immaginato uno scambio tra i produttori e Slow Wine simile a quello tra Fantozzi e il Conte Corrado Maria Lobbiam.

Slow Wine 2027: tante nuove cantine, ma non sono tutte buone notizie

guida slow wine 2027

I rigidi criteri selettivi di Slow Wine hanno portato i 253 degustatori ad assaggiare oltre diecimila vini, premiandone con l’ingresso in guida 7809 provenienti da 2033 cantine italiane e 26 slovene. Tra i tanti numeri della guida, due sono quelli che provocano le riflessioni maggiori: il primo è 168, ossia il numero delle nuove cantine in guida rispetto alla scorsa edizione, un dato che ha visto protagonista soprattutto il sud (soltanto la Sicilia ha registrato venti cantine in più rispetto allo scorso anno).

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In tempi piuttosto feroci per chi trae reddito dalla viticoltura, avere un numero così grande di nuovi ingressi in guida è un alito minimo di speranza per i vignaioli, tipo “ok, i tempi delle vacche grasse sono belli che passati, ma se si punta alla qualità ci si può far notare comunque”.

Il vino italiano non si vende, e le cantine sono piene di bottiglie

Di contro, l’altro numero che fa capolino è 132, cioè le cantine che purtroppo dalla guida Slow Wine 2027 sono uscite. Alcune certamente per non aver soddisfatto i parametri critici dei degustatori, ma molte altre sono uscite perché, molto semplicemente, non hanno imbottigliato o hanno rimandato l’uscita sul mercato dei propri vini. Facile, facilissimo trovare l’indiziato principale di questo comportamento nelle perenni giacenze di vino nelle cantine italiane.

Abbiamo appena visto come i consumi mondiali di vino siano in costante calo, ciononostante risultiamo essere ancora i primi produttori mondiali di vino: 41,1 milioni di ettolitri è la stima per quest’ultima vendemmia; meno rispetto ai quasi 48 milioni di hl dello scorso anno, ma comunque abbastanza per sovrastare Francia e Spagna.

Il calo della domanda e la torrida estate appena trascorsa hanno senz’altro contribuito al piccolo ridimensionamento in fase di vendemmia, ma sperare in un’obsolescenza commerciale o nella siccità non rappresenta una soluzione al problema. Tanto più che, paradossalmente, lo stesso volume di vino appena vendemmiato è già presente nelle cantine italiane sotto forma delle famigerate giacenze. Lo stesso curatore della guida Giancarlo Gariglio ha sottolineato questo fenomeno, osservando con preoccupazione “la frequenza dei riassaggi in fondo alle schede: torniamo sui vini già recensiti perché le aziende non hanno imbottigliato le nuove annate, soprattutto dei rossi. Non è un’indagine statistica, ma un segnale forte, raccolto sul campo“.

Ovviamente la guida Slow Wine non si avventura in una ricerca della soluzione alla crisi del vino; piuttosto, si limita a osservarla e a delinearne i contorni. In questo panorama plumbeo, Slow Wine tenta comunque di rassicurare gli amanti del vino, presentando una nutrita schiera di vignaioli che conserva la volontà di sfidare i mercati con vini sì giusti, volendo anche puliti, soprattutto buoni.

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