di Anna Silveri 23 Gennaio 2018

Aveva 88 anni, Bruno Giacosa.

E dopo una lunga malattia, uno dei più noti produttori italiani nel mondo, gigante dei vini della Langa eleganti e austeri come lui, è morto l’altra notte all’ospedale di Alba, accudito dalle figlie Marina e Bruna, che da anni ha preso le redini della cantina di Neive, dove Giacosa aveva iniziato a fare Barolo e Barbaresco dal 1967.

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In sessant’anni di attività il fondatore dell’azienda agricola Falletto, laurea honoris causa all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo nel 2012, aveva trasformato la casa vinicola che portava il suo nome in una griffe di culto basandosi su un principio semplice ma inderogabile: “fare dei vini molto buoni nel modo più naturale possibile”.

Altro merito che gli va riconosciuto, quello di aver valorizzato i singoli vigneti in controtendenza rispetto alle pratiche di fine anni Sessanta, quando in etichetta comparivano i primissimi cru: Barbaresco Asili e Barolo Vigna rionda.

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Sostenuto nella decisione dalla figlia Bruna, non aveva voluto cedere l’azienda all’imprenditore americano Kyle Krause, che si era fatto avanti con una proposta molto generosa. Non aveva intenzione di vendere, come avrebbe potuto farlo l’uomo che in vita sua “non ha mai sbagliato una bottiglia di vino”?

[Crediti | La Stampa]