di Anna Silveri 3 Agosto 2018

Eric Asimov, secondo noi che lo leggiamo e seguiamo da tempo, è uno dei più capaci, esperti e ingegnosi critici di vino mai vissuti. Un enostrippato spaziale, volendo strizzare l’occhio al celebre zio Isaac.

Scrive di vino sul New York Times dal 1999 (e a tempo pieno dal 2004), mentre nei tre lustri precedenti si è occupato di lifestyle e, in particolare, di ristoranti, diventando celebre per la rubrica sui posti dove mangiar bene a New York con meno di 25 dollari –bevande, tasse e mancia escluse, s’intende.

Wine School, la sua rubrica più recente, introduce i lettori del quotidiano americano ai vitigni autoctoni internazionali degni di nota. Qualche giorno fa, finalmente, è stata la volta del Frappato.

Coltivato da tempo memorabile in Sicilia, nella zona di Vittoria, è riuscito a conquistare il grande pubblico solo da qualche anno, come effetto collaterale dell’attenzione che, a partire dagli  anni Duemila, enologi, critici e giornalisti specializzati hanno rivolto ai vini rossi siciliani.

 

Nonostante i vini dell’isola più noti a livello internazionale siano sempre stati dolci, anche se spesso sinonimi di prodotti non eccelsi, come per anni è stato considerato il Marsala (oggi invece ne esistono di ottimi, vedi De Bartoli), all’inizio protagonista quasi esclusivo di questa scoperta è stato il Nero d’Avola.

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Che oggi continua a essere un vitigno importante, anche quando viene mescolato con il Frappato per dare vita a quello che è ormai riconosciuto come uno dei migliori vini rossi dell’isola, il Cerasuolo di Vittoria.

Il Frappato si distingue dal Nero d’Avola, più scuro e corposo, per la sua leggerezza, la freschezza floreale e perché dà il meglio sorseggiato leggermente fresco: caratteristiche che ne fanno un grande rosso estivo, bevuto tutto l’anno da chi ama la freschezza unita a una punta di acidità.

Nella sua rubrica Eric Asimov consiglia di provare tre etichette di Frappato:

1) COS – Frappato Terre siciliane 2015;

2) OcchipintiIl Frappato Terre Siciliane 2015;

3) Valle dell’AcateFrappato Vittoria 2016.

Perfetto il Valle dell’Acate, con i suoi profumi di ciliegia, rinfrescante e adatto al pesce grigliato e perfino alla pizza. Più consistente il COS, dall’aroma di fiori freschi, mentre l’Occhipinti presenta una struttura più complessa, pur rimanendo fresco ed elegante.

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Ma tra i tre la preferenza del New York Times va alla Valle dell’Acate, fermentato in grandi vasche di acciaio, invece che di cemento, come gli altri due vini. L’acciaio riesce a conservare meglio, rispetto al cemento o ai vecchi tini di quercia, i grandi aromi fruttati di questi vini rossi di Sicilia.

[Crediti | New York Times, immagine di copertina: Daniele La Monaca]

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