Il Prosecco non si ferma più e dopo gli inglesi conquista gli Usa

Forse non tutti sanno che negli anni ’70 il Lambrusco veniva chiamato “Red Cola”, nomignolo dovuto alle massicce esportazioni del vino emiliano verso l’America. Ogni settimana, infatti, dal porto di Livorno ne partiva un container pieno, destinato appunto al mercato USA.

E se in Italia, nella Grande Distribuzione, il Prosecco insegue il Lambrusco ancora da lontano (13,3 milioni di litri venduti contro “soli” 5 milioni, nel 2017) sono oltre 200 i milioni di bottiglie di Prosecco esportate annualmente, di cui 55 destinate all’Inghilterra, dove, visto l’amore dei sudditi di Sua Maestà per il nostro vino frizzante, è stato da poco aperto il primo Prosecco Bar.

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Ma la novità è il successo del Prosecco negli Stati Uniti.

Ha scritto l’altro giorno il Wall Street Journal (articolo a pagamento), che al momento, nella fascia intermedia (costo medio 13 € a bottiglia), il vino trevigiano è uno dei più popolari in America. Al dettaglio, rappresenta il 20% delle vendite di tutti i vini spumanti, con un incremento del 30% solo nell’ultimo anno. Un dato, diffuso dalla Nielsen’s Beverage Data, che riassume bene la crescita inattesa.

Considerato fino a pochi anni fa l’alternativa economica allo Champagne, oggi il Prosecco conquista gli americani per il gusto gradevolmente fruttato e il basso tenore alcolico, circa il 10-11%, senza dimenticare le poche calorie, inferiori a quelle del vino rosso o bianco.

Lo studio Nielsen specifica che gli amanti del Prosecco vanno cercati in particolare tra gli appassionati di Sauvignon Blanc e rosato, due vini popolari negli USA, e soprattutto tra le donne (il 70% del campione), anche se negli ultimi anni sta convincendo anche gli uomini, che sarebbero i responsabili  dell’impennata dei consumi.

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Nonostante il recente boom, sono ancora pochi gli americani che sanno da dove proviene esattamente il Prosecco, e ancora meno il nome del vitigno da cui è ricavato.

Il Prosecco, lo ricordiamo, si produce in un’area estesa tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, e il vitigno a bacca bianca da cui è ricavato è la Glera, che deve essere presente almeno per l’85%. Il nome “Glera”per il vitigno è stato deciso nel 2009, quando fu istituita la DOCG Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, per  non confondere vino e vitigno.

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Altri eventuali vitigni, quali ad esempio Verdisio, Perera o Bianchetta, possono essere presenti in misura non superiore al 15%.

Molti Prosecchi, in particolar quelli DOCG, sono prodotti con lo stesso metodo dello Champagne, che prevede una prima fermentazione in botte e una seconda in bottiglia, processo che attribuisce un aroma più ricco e complesso, mentre altri sono prodotti con un metodo più economico, in grandi serbatoi di acciaio inossidabile.

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Tra i più popolari Prosecchi negli USA ci sono: Moletto Prosecco Treviso, Capriccio Prosecco, Prosecco di Treviso Bruto DOC Zardetto, Nino Franco Rustico Prosecco di Valdobbiadene superiore, Luca Grucci Valdobbiadene Prosecco Superiore, Sorelle Bronca Prosecco Valdobbiadene, Prosecco La Marca e Prosecco di Caposaldo, tutti con un prezzo compreso tra gli 11 e i 15 dollari.

[Crediti: Wall Street Journal]

Avatar Anna Silveri

14 Marzo 2018

commenti (3)

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  1. Avatar Ganascia ha detto:

    13,3 milioni di bottiglie di lambrusco contro 5 di prosecco in Italia? Si vede che se lo bevono tutto in padania. Qui in Toscana (e credo anche più a sud) il lambrusco, che gode purtroppo di pessima fama, è praticamente introvabile.

    1. Avatar cocc1 ha detto:

      ma purtroppo a trovarsi si trova, per fortuna rimane sugli scaffali…

  2. Avatar Gio2710 ha detto:

    Signori, scrivere (o riportare) che molti prosecchi, in particolare docg, sarebbero prodotti con il metodo classico, con la prima fermentazione in botte, davvero, non si può leggere. Che poi se lo bevano a 13€ a bottiglia, bene per noi.