Trentodoc Cantina Rotari: Prova d’assaggio

In collaborazione con Rotari Trento DOC

Che cosa cerchiamo da un Metodo Classico? Sapidità, acidità, raffinatezza: in genere sono questi i requisiti che associamo alle bollicine eleganti, frutto di rifermentazione in bottiglia e di lunga maturazione sui lieviti.

Quando si parla di Trentodoc (di fatto “Metodo Champenoise”) circoscritto a una ristretta zona del Trentino, le nostre aspettative tendono al rialzo, ma ci sono differenze tra affinamenti e proprietà organolettiche, vitigni utilizzati per la produzione e rapporto qualità-prezzo.

[La produzione del Trento DOC raccontata da Cantina Rotari]

Oggi, mettendo alla prova tre etichette di Cantina Rotari, proviamo a spiegare come si distinguono i Trentodoc.

ROTARI ROSÈ

Sappiamo e non da oggi che il vino rosé è sulla via della santificazione e diffusione di massa

In questo caso siamo in zona rosé strutturati, quelli che hanno qualcosa da raccontare. Rotari Rosé è prodotto con Chardonnay e Pinot Nero, vitigno di coltivazione tutt’altro che facile tra le colline ripide di Mezzocorona e dintorni (Tn), affinato per 24 mesi sui propri lieviti. Ci sono equilibrio e carattere, dato da una buona sapidità.

L’acidità del ribes, la dolcezza lieve del lampone e addirittura una nota di pinolo, sul finale, appena percettibile nel bouquet di fiori bianchi che caratterizza questo vino.

VOTO: 7

ROTARI BRUT

Non è facile ottenere un Metodo Classico fresco e complesso, specie se si vuole garantire un prezzo finale popolare. Rotari Brut, tra i prodotti “base” di Cantina Rotari, ha tutte queste peculiarità, oltre a essere caratterizzato da un equilibrio elegante tra morbidezza e acidità.

[Rotari Trentodoc: il gioiello del vino trentino]

Perché ci è piaciuto più del rosé?

È più sapido e profondo, e cosa per niente disprezzabile, ha un rapporto qualità-prezzo raro da trovare. Al naso è evidente la (sapete come si dice) “crosta di pane”, seguita al palato dall’albicocca, dalla pesca sciroppata e dal lieve amaricante della mandorla dolce. Poi è un vino sfumato, che a tratti ricorda il mandarino.

VOTO: 8

ROTARI ALPEREGIS EXTRA BRUT

“Extra brut” ovvero: residuo zuccherino tra gli 0 e i 6 grammi/litro. Un vino più secco, sapido, di solito si dice “elegante”. Il nostro assaggio conferma l’opinione diffusa che si ha del vino asciutto: viene apprezzato di più e se lo merita.

[Il Metodo Classico spiegato bene da Cantina Rotari]

Non per niente è frutto di una maturazione più longeva: 48 mesi sui lieviti. Solo uva Chardonnay, che nel tempo, e con la giusta lavorazione, riesce a elargire un ventaglio ampio di aromi, dalla frutta esotica alla mela verde, fino alla nocciola. È il classico vino che, dandoci un tono, abbiniamo “a tutto pasto”, ma che consigliamo caldamente con le crudité.

VOTO: 9.5

Dissapore Dissapore

16 marzo 2018

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