di Anna Silveri 3 Novembre 2017

Parlando d’altro, con noncuranza, com’è solito fare nella rubrica “At home with FT“, che racconta personaggi famosi nell’intimità delle loro abitazioni, il quotidiano economico inglese Financial Times è entrato nella casa di Massimo Bottura.

Il voyeuristico tour nella casa dello chef dell’Osteria Francescana, nel centro di Modena, dove la famiglia Bottura si è trasferita nel 2006, è un campionario di bellezza che lascia addirittura storditi.

Cose da sapere prima di prenotare all’Osteria Francescana.

Perché spendere 300 € da Massimo Bottura sarebbe immorale?

Si sapeva della passione di Lara, moglie americana dello chef emiliano, per il mondo dell’avanguardia artistica. Alle pareti non a caso i grandi nomi si sprecano: George Condo, Sandro Chia, Andy Collins, Carlo Benvenuto, Gian Marco Montesano.

Ma vedere tanta meraviglia tutta insieme, per quanto in foto, non è cosa che capiti tutti i giorni.

Arredamento in stile anni 50, con i segni zodiacali, le porte stile Liberty di noce, i pavimenti di marmo e alabastro, stucchi e calchi restaurati, marmi tagliati e sollevati. Insomma, manipolazione sì, ma senza stravolgere l’originale.

Vediamola nel dettaglio questa casa botturiana delle meraviglie, iniziando com’è giusto che sia dalla cucina.

Cucina rivestita di ceramiche damascate; piano cottura e lavello in acciaio inox Boffi, forno Alpes Inox, abbattitore Irinox, lampadario di Flos.

Nell’angolo della sala da pranzo tavolo Saarinen Tulip di Eero Saarinen, Knoll International; lampada Spun di Sebastian Wrong per Flos; e attrezzi agricoli indonesiani. Nella seconda immagine i tavoli Fronzoni ’64 per Cappellini con le sedie in MDF ricoperte di lino.

Era il garage della casa acquistata da un notaio, oggi invece è il regno dei figli di Massimo Bottura, Alexa e Charlie.

Nel living: coppia di LC1 vintage in cavallino nero dal catalogo da Cassina, i Maestri. Tavolino Saarinen Tulip di Eero Saarinen, Knoll International, che produce anche il divano Lounge Seating di Florence Knoll.

La Eames Lounge Chair in palissandro di Charles e Ray Eames, Vitra, è vicino alla lampada Taccia di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Flos. Al centro, tappeto di Frank Stella, tavolino con ruote di Gae Aulenti per FontanaArte e lampadario Skygarden di Flos. Tra le opere, sculture di Simon Starling, quadri di George Condo e Sandro Chia.

Nella sala ascolto, la parete è tutta occupata da vinili. Divano Bend-Sofa di Patricia Urquiola per B&B Italia e tappeto di Memphis Anni 80. Il lampadario è Zettel’z di Ingo Maurer.

Ancora la sala ascolto con i due grandi diffusori elettrostatici e l’amplificazione valvolare McIntosh, autentico culto per gli appassionati di hi-fi.

Poltrona arancione Statuette di Lloyd Schwan per Cappellini e olio su tela di Andy Collins.

Nella stanza da bagno vasca Spoon XL di Benedini Associati, Agape. Sedia La Chaise di Charles e Ray Eames, Vitra

In camera, dietro al letto di Cappellini, After Party di Gian Marco Montesano; divano vintage di George Nelson. L’opera Yellow Monochrome with Bic di Carlo Benvenuto inquadra la lampada Arco di Flos.

Dopo alcuni tentativi falliti, Bottura è riuscito ad assicurarsi quest’opera dell’artista cinese Ai Weiwei, un’urna di vetro che contiene terracotta di 2.000 anni fa.

Bottura, come gli capita spesso, coglie l’occasione per spingere il pedale sull’acceleratore filosofico:

“A volte devi spezzare le cose per andare avanti” — dice lo chef modenese al Financial Times, “la terracotta polverizzata che simboleggia le ceneri degli antenati dell’artista, è un’idea brillante. Devi guardare il tuo passato e averlo sempre accanto. In fondo quest’opera è una metafora di me stesso, secoli di storia filtrati attraverso un cervello contemporaneo che, nel mio caso, dà alle sue passioni una forma commestibile.

[Crediti | Financial Times, Living Corriere]