di Chiara Cavalleris 1 Febbraio 2018
cracco

Da aprile 2016 Carlo Cracco è impegnato in una battaglia legale in difesa della propria immagine. Un caso in cui, al netto di simpatie e antipatie per il personaggio, si affrontano temi che spingono il lettore di Dissapore a intervenire: le recensioni dei ristoranti, il diritto di critica, il reato di diffamazione.

Tutto inizia il 14 aprile durante il Vinitaly 2016, quando Achille Ottaviani, direttore di un quotidiano locale, critica con commenti negativi su ingredienti e abbinamento la cena preparata da Cracco per il cinquantenario della nota rassegna sul vino.

La recensione è breve ma il giorno appresso viene ripresa da alcune testate nazionali e diversi siti.

Prassi insolita: Cracco non gradisce, e querela la Cronaca di Verona, il quotidiano che ha pubblicato l’articolo, con richiesta di risarcimento danni.

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Siccome per il pm Federica Ormanni si tratta di semplice diritto di critica, a novembre 2017 viene chiesta l’archiviazione del procedimento, ma Markus Werner Wiget, legale dello chef, si oppose demandando quindi la decisione al gip.

Il direttore della Cronaca di Verona esulta, e mette nero su bianco un sonoro marameo titolato “Cracco, la stella cadente”, cogliendo anche l’occasione per sfottere un po’, causa stella appena levata dalla guida Michelin al ristorante dell’ex giudice di MasterChef.

Scrive Ottaviani tra le altre cose: “Evviva quindi la Bibbia della ristorazione mondiale 2018 che ha dato a Cesare quel che è di Cesare. E un Evviva ai ristoranti veronesi che si sono mantenuti le loro stelle e se le sono tenute a differenza del dio Cracco“.

L’altro giorno però interviene il gip di Verona, Giuliana Franciosi, che cambia le carte in tavola, dando ragione a Cracco. Come riporta L’Arena, quotidiano di Verona, ora il pm dovrà formulare l’imputazione a carico di Ottaviani.

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Viene da chiedersi allora perché si tratta di diffamazione, cosa c’è scritto nella famigerata recensione del 2016. Il problema sembra essere quello che non c’è scritto.

Precisa infatti il gip: “Il giudicante ritiene che il richiamo a fonti generiche, vaghe e sostanzialmente impersonali, non controllabili, assimilabili alla vox populi, non rispetti il primo dei limiti al quale è condizionato il diritto di cronaca e di critica”.

Traducendo dal burocratese: la recensione non riporta la valutazione dell’autore, ma commenti e giudizi altrui, basati su fonti non specificate. Troppo vago e allusivo per essere considerato esercizio del diritto di cronaca.

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A questo punto che viene richiesta a gran voce l’opinione del lettore di Dissapore, giudicate voialtri se i punti che seguono, estratti dalla recensione originale del direttore de La Cronaca di Verona, sono davvero diffamatori.

1. “Qualità del cibo e relative mescolanze sono state per la gran parte dei 400 vip invitati una delusione”.

2. “Il commento più buono reso è stato “migliori le patatine San Carlo di cui Cracco fa da testimonial”

3. “Tutti alla fine se ne sono usciti delusi, un po’ affamati e tentati di entrare nei kebab limitrofi”.

4. (La recensione termina con un passaggio sul presunto caratteraccio di Cracco). “Se l’è tirata neanche fosse George Clooney, modello lei non sai chi sono io”.

[Crediti | La Cronaca di Verona e del Veneto; L’Arena]