di Cinzia Alfè 2 Gennaio 2018

Diciamo pure, minimizzando, che siete stati colti di sorpresa dai suoi exploit televisivi nei primi episodi di MasterChef 7.

E così, adesso, siete curiosi di sapere come “Klughi” sia diventata Antonia Klugmann, chef stellata del ristorante “L’Argine di Vencò”, nonché nuovo e a dir poco discusso giudice del seguitissimo talent di SkyUno.

Bene,  se davvero è così, allora segnarvi in rosso la data di mercoledì 3 gennaio, cioè domani.

Domani, infatti, con un tempismo esemplare rispetto alla popolarità elargita da Masterchef, arriverà in libreria l’autobiografia di Antonia Klugmann, dal titolo “Di cuore e di coraggio. La mia storia. La mia cucina” (224 pag. 16,58 euro).

Il libro, pubblicato da Giunti, oltre a 60 ricette, racconta per filo e per segno in oltre 200 pagine la vita, le peripezie e le scelte di “Klughi”, ovvero tutto quanto l’ha portata a essere ciò che è oggi: telechef sì, ma pure talento (questa volta) indiscusso della cucina nazionale.

E il sito Piattoforte ha anticipato alcuni passaggi del libro.

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Come ad esempio il suo rapporto viscerale con la cucina:

“Sono me stessa al cento per cento solo quando cucino. Quando ho la possibilità di pensare semplicemente a quello che mi piace: l’ingrediente e la cucina”.

Oltre alla cucina, per Antonia conta moltissimo l’ambiente: “Ho scelto i colli friulani per lavorare: località Vencò, sei case a Dolegna del Collio, provincia di Gorizia. A Vencò sento che la bellezza aiuta a concentrarmi, c’è pace ma al contempo non è così isolato, è un posto da cui ho la possibilità di connettermi e disconnettermi a seconda della necessità”.

Klugmann inoltre è anche precisa, rigorosa –  come si è intuito guardando le puntate di MasterChef – non solo con gli altri ma anche con se stessa:

“Di solito il cuoco descrive i propri difetti come delle grandi qualità, e io non sono da meno. Sono una persona ostinata, disordinata, determinata, egoista ed egocentrica. Tutte caratteristiche indispensabili per un cuoco. Direi che ho trovato un lavoro giusto per me. Non mi sono mai aspettata che fossero gli altri a dirmi chi sono. Da adulta ho scoperto che questa non è una cosa che capita a tutti. E, purtroppo, ancora meno alle donne”.

La chef triestina ricorda poi  gli studi di Giurisprudenza, interrotti per dare spazio alla sua passione: la cucina. Scelta meditata e  forse anche sofferta, da parte dei suoi genitori. Ad ogni modo, dopo aver frequentato il liceo classico e aver scelto Milano per l’università, Klugmann capisce che quella non è la sua strada, e che gli unici momenti felici sono quando cucina. E da lì la decisione della vita.

Una decisione che oggi descrive così: “Diciassette anni fa non era così di moda fare il cuoco, gli chef non erano dei personaggi pubblici di successo e il concetto di cucina professionale era lontano da quello glamour che abbiamo oggi. Ma ciò che sentivo mi bastava”.

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E dopo la scoglio dell’annuncio ai genitori, finalmente l’inizio. Come lavapiatti.

“Ho lavato piatti e lavorato come cameriera e poi sono diventata commis, qui in Friuli. Ho fatto la commis di un giovane chef friulano, Raffaello Mazzolini, per quattro anni, con sempre maggiori responsabilità. Quindi sono cresciuta ancora attraverso gli stage da Bruno Barbieri, all’Arquade, e al Dolada, dalla famiglia De Prà. Sentivo di aver finalmente imboccato una strada mia”.

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Ma il destino ha posto uno stop al cammino di Antonia, sotto forma di un brutto incidente automobilistico, che però si è rivelato una porta aperta verso nuove esperienze:

“Ho preso un colpo di frusta molto forte, che mi ha tenuta un anno a casa. Non potevo cucinare, non riuscivo a restare ore in piedi ai fornelli. In quell’anno di fermo obbligato vivevo in campagna e mi è venuta voglia di tenere un orto. Trascorrevo le giornate coltivando, facendo passeggiate, raccogliendo e studiando la natura.

Così ha preso il via un processo che non ho più potuto fermare e che mi ha portato a sviluppare un rapporto nuovo con gli ingredienti, a diventare più sensibile. Anche lontana dalle cucine professionali, non potevo smettere di cucinare con la testa. Alla fine di quell’anno ero pronta ad aprire il mio primo ristorante. Avevo ventisei anni”.

E ora, col senno di poi, “Klughi” può dire che le sue scelte si sono rivelate giuste, e che la cucina era ed è la sua strada.

Per quanto riguarda fare il giudice di uno show televisivo, invece, forse c’è ancora qualcosina da perfezionare.

[Crediti: Piattoforte]