Isabella Potì risponde alle critiche su Isabella Potì: intervista esclusiva

Abbastanza bella da distogliere l’attenzione sulla sua bravura, troppo giovane per insegnare: dopo aver letto tante critiche sulla head chef dei Bros’, ne abbiamo parlato direttamente con lei. La nostra intervista esclusiva a Isabella Potì, che risponde alle critiche su di lei. 

Isabella Potì sembra avere le idee chiarissime: ai Bros’ di Lecce le tendenze non si subiscono, si fanno. Si vede l’irruenza dei vent’anni, nelle sue parole e nei suoi gesti, cosa che probabilmente costituisce il suo punto di forza, ma anche il tallone d’Achille che fa storcere il naso a molti, perplessi di fronte a tanta sicurezza e poco velata ambizione.

Che fosse bella, ce n’eravamo accorti tutti, complici decine di copertine dedicate al suo caschetto biondo e un profilo Instagram da vera influencer, con quasi 70mila follower.
Che fosse brava, era anche fuori di dubbio: lei e il suo compagno Floriano Pellegrino, poco più di cinquant’anni in due, sono riusciti nella mirabile impresa di portare una Stella Michelin in quel di Lecce.

Isabella Potì e Floriano Pellegrino - Bros

Insomma, le cose già dette sulla head chef (ex patry chef) del Bros’ sono tante, forse troppe. Per questo, quando l’abbiamo incontrata a Torino, dove ha cucinato per la rassegna BaRock a Palazzo Saluzzo Paesana, abbiamo pensato di cercare con lei una risposta (che abbiamo trovato, secca e sicura) a critiche e affermazioni varie fatte sul suo conto.

Di recente, in un articolo su Identità Golose, lei è stata portata ad esempio di una nuova era social dei cuochi, ormai spesso in grado di promuoversi da soli. Quindi giornalisti e critica non servono più a nulla?

Isabella Potì: “In realtà sono due cose totalmente differenti: con i social noi facciamo vedere il nostro punto di vista, quello che siamo nel nostro quotidiano. Il vostro compito è far vedere il lato oggettivo del nostro lavoro”.

Spesso si dice che i Bros’ è un locale “di tendenza”: la trova una definizione limitativa o pertinente?

“Forse si può dire che siamo un ristorante di tendenza perché al momento il locale è molto in voga e se ne sente tanto parlare, però non ci definirei solo così. Diciamo che cerchiamo di lanciare noi la tendenza, senza seguirne nessuna”.

Parliamo della sua esperienza da conduttrice, con “Il Ristorante degli chef“: cosa risponde ai tanti che vi hanno criticato, sostenendo che fosse l’ennesima scopiazzatura (mal riuscita) di Masterchef?

“Dal mio punto di vista si dovrebbe capire che era un programma alla prima edizione, non realizzato da una casa produttrice grande come quella di Sky…”

Sì, però si trattava della Rai, mica di una rete locale…

“È vero, ma per la Rai era un primo approccio a un programma di questo tipo: è stato un tentativo e sì, forse avrebbero potuto fare di meglio. Io però sono contenta di averlo fatto, non ne ho risentito negativamente e, anche se fosse, se ne dimenticheranno tutti nel giro di sei mesi”.

“Sei troppo giovane per dare lezioni”: quante volte se lo è sentita ripetere (specialmente dopo la sua partecipazione come severissimo ospite a Masterchef)?

“Eh sì! Però penso che questa storia del “troppo giovane” ce la dovremmo davvero levare di torno: alla fine sono i fatti che parlano, non l’età. Uno può arrivare a quarant’anni e sapere molto meno di un ragazzo di venticinque”.

Tempo fa, su La Cucina Italiana, la giornalista Margo Schachter ha ventilato l’ipotesi che l’immagine che ha proiettato di sé possa rischiare in qualche modo di rovinarle la carriera in cucina: è così?

“Ti dico la verità: io non credo che la mia immagine possa oscurare quello che c’è di contenuto. Ovvio che sui social quello che risalta di più sono le solite cose: che sono piccola, che sono una bella ragazza. Ma noi non ci dimentichiamo mai di raccontare anche che abbiamo il ristorante sempre pieno, o che facciamo un continuo e intenso lavoro di ricerca, anche se poi se ne parla di meno. Forse bisognerebbe spostare il focus”.

Però non sono solo i social: diciamo che lei spinge molto la sua immagine

“Certo, io sfrutto tutto quello che posso sfruttare rimanendo contemporanea. Perché non dovrei farlo se ne ho l’opportunità? Non penso che oscuri la mia professionalità, perché quelle copertine, quelle interviste, derivano proprio dalla mia professionalità: se non fossi una chef professionista e fossi solo una bella ragazza nessuno mi calcolerebbe, sarei solo l’ennesima bella faccia”.

Parliamo della polemica social più famosa tra quelle che la riguardano, quella fatta dalla sua collega pastry chef Loretta Fanella (che su Facebook aveva criticato senza mezzi termini un dessert del Bros’)…

“Sinceramente preferisco rimanere distaccata e continuare a guardare al mio. Io non dò giudizi sul lavoro altrui, per il resto ognuno è libero di fare ciò che vuole e ciò che si sente. Io credo di fare una pasticceria che è legata al resto del mio menu, per questo invece di presentare (come spesso accade) una pasticceria fatta di tecniche fini a se stesse, solo come gioco d’esercizio, propongo quello che mi serve per completare un percorso di degustazione. In generale, credo che si possa criticare, ma sarebbe bello farlo guardando in faccia chi ti sta di fronte (e magari dopo aver assaggiato un piatto, anziché averlo visto solo in foto)”.

[Foto: Les Moustaches ADV]

Valentina Dirindin Valentina Dirindin

18 Aprile 2019

commenti (2)

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  1. Avatar Giulia ha detto:

    L’ho incontrata l’anno scorso ad una manifestazione in Umbria, Only Wine Festival, dove ha cucinato con il suo compagno.
    A parte un menù abbastanza discutibile, culminato con il brodino in cui galleggiano le gelatine che compongono la scritta “BROS”, i due giovani sono il prototipo della boria fatta essere umano. Ho saputo di scene da prima donna dovute al fatto che avrebbero dovuto cucinare in una sala di un palazzo storico, ovviamente non adibita perfettamente a cucina professionale, nonostante gli fosse stato anticipato. Il tutto per una laura ricompensa, ovviamente.
    Consiglio ai due giovani un bel bagno di umiltà, poiché non è raro leggere commenti simili e poiché saranno anche talentuosi, ma fanno da mangiare, non sono chirurghi vascolari.

  2. Avatar Mirko Inglese ha detto:

    Il tempo le dara’ torto o piena ragione : sullo sprint iniziale queste nuove generazioni son fortissime, piene di parole e bla bla. Fra vent’anni si vedra’ se ha ancora voglia di cucinare, o di imparare , di far crescere i suoi cuochi, di cucinare lo stesso piatto per sempre (portandolo alla perfezione) etc.. Per il momento, le chiacchiere restano a zero.. e bisogna rimboccarsi le maniche prima o poi invece di giocare.