di Nunzia Clemente 5 Luglio 2016

Massimo Bottura ormai è in visita pastorale permanente. Anche quando si trova nel suo ristorante, l’Osteria Francescana di Modena, il migliore del mondo, non ti dà solo da mangiare, ti dà legittimità culturale.

Perché negli ultimi anni è cambiato il ruolo dello chef nei confronti del mondo che lo circonda, oggi limitarlo tra le quattro mura di una cucina è impossibile. Tornando a Bottura, basti pensare al suo progetto Food for Soul.

Adesso esiste un premio per i cuochi, le brigate di cucina e i ristoranti che si adoperano nel sociale, una sorta di “Nobel per la pace” assegnato agli chef.

Il premio Basque Culinary World Prize, previsto per il prossimo 11 luglio, è l’idea di una tra le più importanti scuole di cucina al mondo: il Basque Culinary Center, con il sostegno del governo basco.

A contendersi l’ambito premio sono 20 finalisti divisi in quattro zone (Nord America, Sud America, Europa ed Africa)

Il progetto vincente verrà premiato con 100.000 euro, e anche l’Italia ha il suo finalista: Massimiliano Alajmo, tre stelle Michelin per il ristorante Le Calandre.

Nel 2004 ha creato Gusto per la ricerca: la fondazione ospita ogni anno una cena a cui partecipano i principali chef italiani, in questo modo riesce a raccogliere fondi per la ricerca contro le malattie neoplastiche infantili.

Da quest’anno con il progetto collaterale Tavoli Trasparenti chi prenota in uno dei 300 ristoranti che aderiscono a Gusto per la ricerca può donare l’equivalente del prezzo pagato per il pasto.

Gli altri finalisti in gara sono:

NORD AMERICA

Joshna Maharaj (Canada) —  La chef è nota già da tempo come attivista a Toronto.In particolar modo, è tenuta in grande considerazione per aver rinnovato la sua rete di fornitori locali, favorendo la filiera corta e il cibo fresco.

Gabriel Garza (Messico) — Grazie ad una precedente esperienza in un centro per non vedenti, ha sviluppato forte sensibilità al tema. Il suo progetto prevede l’insegnamento di tecniche culinarie ai non vedenti, in modo tale che essi possano provvedere da sè. Sviluppano altri sensi per cucinare (come l’olfatto, oppure l’udito) e le ricette sono scritte in braille.

Alicia Gironella (Messico) — Pilastro della cultura gastronomica messicana, il progetto in cui è impegnata ora – all’età di 85 anni – si chiama Semillaton e tratta della salvaguardia di alcuni ingredienti messicani a rischio d’estinzione, come ad esempio i semi di mais messicano.

José Andrés (USA) — Dopo il terremoto del 2010 di Haiti, ha creato il Central World Kitchen, per promuovere le attività locali, diffondere le norme igieniche e di sicurezza basilari e per valorizzare la cucina locale.  Organizza corsi di formazione culinaria, così da creare posti di lavoro e fondi per le attività come orfanotrofi ed ospedali.

Daniel Boulud (USA) — E’ co-direttore del progetto CityMeals on Wheels, una catena solidale che distribuisce pasti gratuiti alle persone in difficoltà all’interno dell’area metropolitana di New York: ogni anno, vengono distribuiti almeno 2 milioni di pasto a 18.000 newyorchesi.

Ann Cooper (USA) — Accanita sostenitrice dei pasti sani ‘cucinati da zero’, il suo progetto si occupa di insegnare ai genitori il modo migliore per nutrire i propri bambini con gesti anche molto simbolici: per esempio, donando insalata alle scuole.

Jessamyn Rodriguez (USA) — Il suo Hot Break Kitchen mira a creare panificatori artigianali partendo da persone in difficoltà, a reddito basso, dalle minoranze e dalle donne migranti.

SUD AMERICA

David Hertz (Brasile) — Il suo progetto parte dalle favelas di San Paolo e Rio: nel corso degli anni, ha formato in cucina più di 1800 persone, con un tasso di occupazione dell’80% e un abbandono minimo.

Kamilla Seidler e Michelangelo Cestari (Bolivia) — Il loro Melting Pot Project mira a formare chef con una forte identità gastronomica locale grazie a corsi della durata di 2 anni. Entro il 2017, puntano ad avere 3.000 studenti.

Leonor Espinosa (Colombia) — Il suo progetto mira a lavorare con gli indigeni colombiani e i discendenti degli immigrati africani, affinchè possano valorizzare le loro colture tradizionali e la cucina. Ne pubblica risultati e conoscenze affinchè si diffondano.

Manoela Buffara (Brasile) — Grazie ad una ventina di produttori locali brasiliani, ha creato una rete agricola ecologica, che mira alla diffusione tra gli indigeni delle coltivazioni autoctone anche nella loro dieta.

Maria Fernanda di Giacobbe (Venezuela) — il Venezuola è tra i maggiori produttori di cacao al mondo, e la chef non ha perso occasione: guida un progetto per introdurre le donne alla lavorazione del cioccolato, con già 1.500 diplomati.

Rodolfo Guzman (Cile) — Ha un centro di ricerca dove esplora nuovi modi di cucinare e di nutrirsi. Lavora con le università e con le popolazioni indigene, per recuperare colture e modificare le abitudini alimentari errate.

Teresa Corção (Brasile) — Il suo Istituto Maniva supporta da sempre gli agricoltori locali. Notevole è il suo impegno per l’utilizzo della tapioca (un tubero brasiliano), che è un po’ il simbolo del Brasile.

EUROPA

Alberto Crisci (Regno Unito) —Con i Clink Restaurants, si occupa di istruire i detenuti delle carceri inglesi attraverso la cucina così da facilitare il loro reinserimento nella società una volta liberi.

Ángel León (Spagna) — Due stelle Michelin per il suo ristorante Aponiente, Angel Léon si batte per l’esplorazione dell’oceano (di cui conosciamo solo il 40% delle potenzialità) e per un uso consapevole. Utilizza inoltre alcuni prodotti delle acque, come il fitoplancton, per chiarificare il vino.

Carlos Zamora (Spagna) —  Il suo progetto Depersonas si occupa di formare ed impiegare nel mondo del lavoro ragazzi con difficoltà di apprendimento.

Nani Moré (Spagna) — Produce e dirige documentari divulgativi, sostenendo che il cibo per una migliore alimentazione debba essere prodotto localmente e a basso costo.

AFRICA

Margot Janse (Sud Africa) — Oltre a guidare un ristorante di successo in Sud Africa – The Tasting Room – la Janse è impegnata contro la malnutrizione dei bambini in età scolare. Grazie ai fondi dei Paesi Bassi, si producono circa 1.300 pasti al giorno per i bambini delle scuole locali.

[Crediti | Link: Dissapore, QZ]