Food for soul: cos’ha detto Massimo Bottura al Mad di Sydney

Food for soul è una ong per contrastare lo spreco alimentare presentata da Massimo Bottura nel corso dell’ultimo MAD Symposium che si è svolto a Sydney

Hai voglia a dire che Massimo Bottura è un idealista con il sorriso di plastica stampato in faccia: forse sarà vero, ma intanto che i borbottoni snocciolano lamentele, lo chef modenese macina progetti, mette insieme gente e crea cose vere, di quelle che si possono toccare.

Oltre a cucinare, e soprattutto a parlare e teorizzare l’etica del cibo, il no allo spreco alimentare, il food sharing e tutte quelle belle parole che sembrano molto slogan e poca ciccia, lui fa.

Food for Soul è il nuovo gioiello, la naturale evoluzione del Refettorio Ambrosiano aperto a Milano lo scorso anno.

Nuova collaborazione con la Mensa dell’Antoniano di Bologna, un refettorio a Rio de Janeiro dove si mangerà, ma si imparerà anche a non sprecare il cibo e far tesoro di quello che oggi è spreco. Forse altri refettori sul modello milanese apriranno anche a Modena, Bologna, Torino, Palermo.

Tutto annunciato in un prodigioso video-intervento in inglese (nel sito di Identità Golose c’è la traduzione) a MADla parola danese per cibo, il simposio incentrato sul cibo fortemente voluto da Rene Redzepi, chef e proprietario del Noma, andato in scena sul palco del Sydney Opera House, in Australia, il 2 e 3 aprile.

Per le malelingue il Mad Symposium è il Terzo Stato della gastrofighetteria.

Chi lo ama dice che è tipo ascoltare una mix tape sui temi del mangiare.

Si potrebbe descrivere come un festival delle idee con un pubblico di 600 tra chef, scrittori e gastrofissati che ascolta presentazioni di cucina, ristoranti, storia del cibo e attivismo.

Tornando a Bottura, c’era chi nel Refettorio Ambrosiano vedeva solo una grande operazione di marketing nata nei tempi sospetti di Expo 2015, quando l’esposizione mediatica era oltre ogni misura.

C’erano anche quelli che in un posto che per sei mesi ha riciclato gli avanzi dell’Esposizione Universale e dato da mangiare a tanta gente, non ci credevano, e anzi immaginavano che sarebbe tutto naufragato nel dimenticatoio.

“Non c’è progettualità”, “dopo Expo nessuno se ne ricorderà”: uomini di poca fede oggi rimangiatevi la lingua.

E poi, per non farsi mancare nulla, ci sono anche quelli che prendono in giro Bottura perché sorride troppo spesso, perché è quello che si dice un “preso bene“, perché quelli che credono davvero in quello che fanno sono un po’ indigesti ai criticoni a tutti i costi.

Insomma, oltre alla folta schiera di sostenitori ciechi ed entusiasti, l’idea dell’etica applicata alla cucina che Bottura porta avanti già da un po’ conta anche un sacco di scettici cronici, che però oggi hanno avuto una cattiva giornata con annesso smacco al sapor di tortellino riciclato.

Io no, questa volta me ne vanto: anche se guardo con sospetto a chi ostenta sorrisi a 56 denti, nel progetto di Massimo Bottura ci ho creduto da subito, e senza sentirmi un omino di pan di zenzero.

Il mio incontro molto ravvicinato con il Refettorio Ambrosiano è durato solo un giorno, ma è stato intenso ed è bastato a farmelo amare.

Prima di tutti, con anticipo dissaporiano, ho fatto da volontaria per il servizio ai tavoli, con Bottura che mi infilava in bocca ogni genere alimentare, compresa frutta ossidata e un po’ “in là” con la maturazione. Sarò anche un’Alice nel Paese delle Meraviglie, ma ci ho creduto da subito.

Più che la potenza dello chef al vertice dei vertici, più che la sua rete di grandi nomi stellati prestati alla causa, più degli articoli sui giornali, sono state quelle ore al Refettorio ad avermi convinto. Il progetto può anche farvi cariare i denti, poco importa, ma dal primo istante è stato portavoce di cose belle e buone.

Magari non patinate come caviale e wagyu, ma importanti come la fame, sensazione troppo spesso trascurata e trascurabile quando starnazziamo senza logica di piatti e cucina.

E per quelli che ancora pensano che la cucina è cucina, che fare il cuoco non vuol dire essere investiti dall’aura mistica da salvatore del mondo, e che chi cucina dovrebbe solo pensare a cucinare, ecco per loro è tempo di aprire gli occhi.

Gli chef star potranno anche avervi scartavetrato le parti basse, ma possono portare anche gran belle cose, ben diverse dalla lasagna. Jamie Oliver ci prova da anni. Bottura, nel frattempo, è diventato il capo indiscusso di questa tendenza moralizzatrice.

Tutti in coro: viva Bottura moralizzatore. E, attenzione, non c’è ironia, almeno per una volta.

[Crediti | Link: Food for Soul, Dissapore, Identità Golose]

Carlotta Girola Carlotta Girola

5 Aprile 2016

commenti (5)

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  1. Avatar Enrico Urribe ha detto:

    La cucina è cucina. Fare il cuoco non vuol dire essere investiti dall’aura mistica da salvatore del mondo. Chi cucina dovrebbe solo pensare a cucinare.

    Questo articolo non ha spostato di una virgola le mie convinzioni.

  2. Avatar Giacomo ha detto:

    Viva Bottura come moralizzatore, e come imprenditore.
    Se ci fossero molti più imprenditori come Massimo, sono sicuro, il nostro paese andrebbe molto meglio.
    Penso che il grande problema della nostra cultura contemporanea sia uno solo, la visione negativa del prossimo, l’arroganza e l’invidia, tutto questo porta solo a parlar male del prossimo, senza cercare di fare qualcosa in prima persona.
    La mia visione del “cucinare” è molto lontana dal mondo di Bottura, dalle “star” nel mondo degli chef, ma sono convinto che chi ha tanta passione e tante idee, possa solo portare ossigeno ad una situazione molto molto statica.
    L’aura attorno a Bottura è anche tanto “marketing”, ci mancherebbe, ma ricordiamoci che uno come lui rischia del proprio e non campa di sussidi regalategli da chicchessia e, cosa da non dimenticare, prima di essere considerato così, penso che di patate ne abbia pelate a tonnellate, sono comunque d’accordo che si possa essere divergenti rispetto alle sue idee, io sono uno di questi, ma non me la sento di criticarlo su tutti i fronti.
    Mi piacerebbe molto parlargli delle idee che da anni mi frullano in testa, io che sono una formica ed ho idee quasi diametralmente opposte ad un uomo di successo come lui, ma penso che qualche scintilla potrebbe scaturire.
    Grazie per l’articolo!

  3. Avatar Lore Sign ha detto:

    Ma io non ci posso credere…. Sono arrivato a Sydney da un paio di giorni dopo 10 mesi in giro per l’Australia, (visitato ieri l’opera House per la cronaca) e mi son perso il grande capo della gastrofighetteria! Che Iella…?

  4. Avatar Ettore Fieramosca ha detto:

    Bottura è l’ apoteosi della supercazzola. Prima si limitava a raccontarle in Italia ora le esporta. Ovviamente aldilà delle suggestioni personali, se si guardano le cose dall’ esterno Bottura non esiste; è assolutamente ininfluente se non tra gli accoliti che se la cantano e se la suonano.

  5. Avatar luca63 ha detto:

    Avendo vissuto in Danimarca,il fatto che una parola danese serva ad identificare la “gastrofighetteria mondiale”mi fa sbellicare dalle risate.Un paese con zero identita’ gastronomica,abitudini alimentari quantomeno discutibili ed un guru che prende per il ….tutto il mondo con formichine,licheni,cortecce peggio del cuoco di Crozza.Quando la realta’ supera la fantasia…
    Mad in danese significa cibo nell’accezione piu’ bassa.Un kebab alle 5 di mattina,una pizza con la carne macinata e l’ananas,una busta di qualche porcheria surgelata,una fetta di pane nero con pate di fegato di maiale in scatola…Qualsiasi cosa utile solo per riempirsi la pancia,sprecando il meno tempo possibile.Cosi’ intendono mad i Danesi.