di Caterina Vianello 29 Maggio 2018

Dispotismo, manie, vessazioni verso i sottoposti. Lavorare nella cucina stellate non è uno sport per signorine, lo sfruttamento dei giovani cuochi esiste eccome.

Tuttavia ieri, a sorpresa, la situazione è stata capovolta da un colpo di scena. Protagonista Philippe Lèveillè, chef del ristorante Miramonti l’Altro, due stelle Michelin.

Uno che ha lavorato in giro per il mondo (Parigi, New York, Martinica e Montecarlo) per approdare definitivamente in Italia, a Concesio, provincia di Brescia, dove nel 1992 la famiglia Piscini gli ha consegnato le chiavi della cucina.

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Lo chef bretone, noto per l’attenzione che dedica alle giovani leve nonostante un carattere esigente, ha gettato la spugna (o meglio, il canovaccio). “Basta stagisti”, è stato il suo grido di dolore, come riferisce oggi Il Giornale di Brescia.

Dopo aver parlato con il preside di una scuola alberghiera, lo chef, già giudice di Masterchef, ha affidato a un post su Facebook il suo disappunto, o meglio, una sconsolata rassegnazione.

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Ma quali ultime ruote del carro, affaticati, sfruttati e demotivati.

I praticanti passati negli ultimi mesi per le cucine del Miramonti l’Altro hanno una “voglia di lavorare invisibile”, si è lamentato Lèveillè sul suo profilo Facebook.

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Cosa succede? Non dobbiamo più credere ai mille aspetti critici dei quali si è parlato per anni: orari impossibili, condizioni ingiuste, stipendi da fame, infortuni continui, tutele assenti?

Oltre a una scarsa laboriosità, lo chef bretone ha lamentato problemi insormontabili nel gestire gli stage degli studenti nel ristorate.

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Non sarebbe solo una questione di indolenza e svogliatezza, una parte della responsabilità spetta a chi si occupa della formazione, dalle scuole alle istituzioni.

[Crediti | Il Giornale di Brescia]