di Nunzia Clemente 20 Maggio 2016

Ci risiamo. Ogni volta che il Guinness dei Primati viene aggiornato con un nuovo record fioccano le polemiche.

Di record legati al cibo ce ne sono moltissimi, il tartufo più grande del mondo, il numero di Big Mac trangugiati, il cocktail più costoso. L’altroieri è stato aggiornato il primato della pizza più lunga del mondo, peraltro sul lungomare di casa mia, a Napoli.

Ricapitoliamo: 1835,88 metri di lunghezza che superano il record precedente stabilito all’Expo; 2000 chili di farina utilizzati, 1600 chili di passata di pomodoro, 1600 chili di fiordilatte, 200 litri di olio, cottura in forni a legna mobili.

Centinaia di pizzaioli impegnati sotto il sole partenopeo, poi tutti insieme a mangiare, beneficenza compresa: un chilometro di pizza, pari a 500 pezzi, donato ai meno fortunati.

Ma secondo qualcuno la maxi pizza dell’altro giorno ha stabilito un primato sì, ma dello spreco.

Dopo la ratifica del record, conclusi i festeggiamenti e gli assaggi di rito, la nostra beneamata si presentava così.

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La pagina napoletana del sito Fanpage ha scritto:

Il resto di questa schifezza da Guinnes sarebbe dovuta finire nelle bocche dei curiosi presenti al tentativo di record, che si sono tuttavia guardati bene dall’ingurgitarla. Del resto Napoli è piena di pizzerie favolose. Con 3 euro hai fra le mani una pizza vera, calda, pulita e soprattutto lavorata ad arte.

E chissà se i poveracci l’han mangiata, quella pizza fredda, esposta all’aria a mosche e guano di gabbiano“.

E il problema ritorna. A cosa servono i record del cibo? A portare attenzione verso un prodotto, spesso espressione di un territorio o di una comunità? O a sprecare inutilmente risorse preziose a beneficio degli sponsor?

Noi non sappiamo deciderci.

[Crediti | Link: Dissapore, Napoli FanPage; Foto: Napoli FanPage, Panorama]