di Cinzia Alfè 19 Marzo 2018

Premessa: non è Lercio.

Va bene storpiare in ogni modo i capisaldi della cucina italiana.

Possiamo ancora sopportare, perché vederla cucinare è come guardare un porno d’autore, le eresie di Nigella Lawson, giunonica telecuoca inglese, che si ostina a mettere la panna nella carbonara.

[Nigella sei meravigliosa, ma la tua carbonara è la morte della cucina italiana]

Tralasciamo anche che sulla pizza ci finisca l’ananas, e agli stranieri convinti che gli “spaghetti alla bolognese” esistano davvero ci abbiamo fatto il callo.

Vediamo tutto. Sopportiamo tutto. Ma la cottura degli spaghetti, in acqua abbondante insaporita da un pizzico di sale, almeno quella lasciatela.

Invece no, manco quella esce indenne dalle “rivisitazioni” cui la nostra cucina deve sottostare giornalmente.

L’ultima trovata in fatto di cottura della pasta arriva da tre studentesse americane, ventenni, che poche ore fa nel loro appartamentino a Firenze, vicino a Ponte Vecchio, hanno tentato di cucinare in modo eccentrico un piatto di spaghetti.

Comprata la confezione di pasta al supermercato, le giovani americane tornano a casa, mettono la pasta nella pentola e accendono il fuoco. Sì, è proprio come temete: senz’acqua.

Nel giro di pochi minuti pentola e cucina prendono fuoco, rendendo necessario l’intervento dei pompieri che mettono in salvo le tre studentesse. “Abbiamo messo la pasta sul fuoco senza l’acqua, credevamo si cucinasse così”, hanno detto ai loro salvatori.

Eh, sì, così è lo stato dell’arte della cucina italiana nel mondo.

[Jamie Oliver: difendiamo la cucina italiana da quel cuocastro]

Ostentiamo un’alta opinione dei nostri chef, confortati dai primi posti che raggiungono nelle classifiche mondiali.

Abbiamo piatti come la pizza e forse, a breve, anche il pesto, che sono patrimonio mondiale dell’umanità.

Decantiamo con vigore le lodi di una tra le cucine più amate del pianeta convinti che possa contagiare il mondo. Anzi, che quel contagio, tutto sommato, sia già avvenuto.

Ma è vanteria vuota.

In qualche angolo del mondo, che peraltro non è il più sperduto o arretrato, ancora qualcuno non sa che per far cuocere la pasta è necessaria l’acqua.

[Facciamo un sacco di errori cuocendo la pasta]

O chissà, magari siano noi gli ottusi, così legati mani e piedi alla tradizione da non sperimentare nuovi e alternativi metodi di cottura come gli spaghetti flambé.

Anche se, a giudicare dai risultati, a volte essere tradizionalisti è ancora la scelta migliore. O se non altro, la più salutare.

[Crediti: Repubblica]