di Chiara Cajelli 25 Settembre 2019
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Quanti di voi hanno mai avuto la fortuna di poter passeggiare in un bosco? Senza sentieri, alla selvaggia? Io sì, ne ho uno dietro casa ed è meta frequente in autunno per me e i miei cani Ecate e Indiana Jones: sento le foglie, l’umidità boschiva, adoro la poca luce, l’odore di legna, prendo le castagne… ma non i funghi. Il timore di non accorgermi di funghi velenosi è troppo alto ed è per questo che sto approfondendo l’argomento. Ecco 10 specie da riconoscere, ma il consiglio è comunque di portarsi dietro sempre un manuale o le direttive del servizio micologico della Asl, e di tenere separati dagli altri i funghi di cui non siete sicuri per chiedere poi ad un esperto.

Boletus satanas e purpureus (porcino malefico)

Mamma mia che paura… porcino malefico… vade retro! Il Purpureus si presenta color marroncino, sodo, con la base del gambo tendente al rosso. Il satanas si presenta irregolare, e con un gambo decisamente tozzo rispetto al cappello. Entrambi si trovano facilmente nei boschi di latifoglie e il purpureus è comune in provincia di Cuneo.

Amanita

L’amanita è il fungo velenoso che salta subito all’occhio e forse più semplice da riconoscere. Attenzione però perché ne esistono diverse tipologie.

Muscaria e gemmata

Il muscaria ha cappello rosso maculato, con lamelle bianche e fitte. Si chiama anche “ovolo malefico” ed è molto diffuso, soprattutto in conifere e latifoglie. Il gemmata ha gambo e bianco, cappello giallo brillante e vescicole biancastre in superficie.

Virosa

Estremamente diverso dall’amanita muscaria, l’amanita virosa è più simile ad un fungo chiodino. Lungo e chiaro, cappello piccolo e lamelle sottili; da maturo ha un odore piuttosto sgradevole, che aiuta nel riconoscimento. Non è diffuso, ma si trova nei pressi delle betulle.

Pantherina

Forma simile all’amanita muscaria: cappello ampio e tondo, base tozza. Tuttavia il colore è tendente al marroncino chiaro, anche se non nasconde le irregolarità maculate e biancastre sulla superficie. Li trovate in boschi di conifere e latifoglie.

Scleroderma Citrinus

Si tratta di un fungo velenoso molto comune e facilmente riconoscibile: è senza gambo, tono come una patata e dalla superficie spessa e dura (da qui il nome, che significa letteralmente “pelle dura”). L’aggettivo citrinus deriva dal colore, tendente al giallino. Quando è maturo, ha una gleba interna grigiastra che si tramuta in polvere.

Paxillus involutus

Lo si riconosce dai bordi del cappello, arrotolati verso le lamelle. Il colore è tendente al marroncino e il gambo è corto e piuttosto tozzo. Lo si trova facilmente sia nei boschi di conifere che in latifoglie.

Lepiota cristata (falsa mazza di tamburo)

Leggero e dal cappello fragile, discoidale, biancastro con scaglie marroncine e più spesse: il lepiota cristata so chiama anche mazzo di tamburo e sembra quasi un fiore. Si tratta di un fungo velenoso tra i più pericolosi. La mazza di tamburo, invece, è un fungo prelibato.

Entoloma sinuatum

A seconda dell’annata è un fungo velenoso raro oppure molto abbondante: lo si trova in boschi di latifoglia e in terreni calcarei e argillosi. L’aspetto è molto semplice: bianco, cappello tondo ma irregolare, gambo corto e tozzo.

Russola foetens

Anche se non lo sapeste riconoscere per l’aspetto, di sicuro l’odore terribile (foetens, “fetore”) non vi potrebbe trarre in inganno: nauseabondo, di varichina. Di colore marrone, ha un cappello quasi sferico

E ora, qualche idea su come cucinare i funghi che invece possono tranquillamente finire nel nostro cestino. Che ne dite di scaloppine, torta salata prosciutto e funghi, dei bei funghi ripieni o delle lasagne super autunnali?