Dopo gli esperimenti di cottura a bassa temperatura in acqua e sottovuoto, e oliocottura del tonno, è venuto il momento di parlarvi di come cuocere a bassa temperatura nell’olio un taglio di carne. Nulla mi è sembrato meglio di una coscia d’anatra. Perché l’anatra confit, ovvero cucinata immersa in un grasso, è una preparazione che solo a sentirne parlare ti viene l’acquolina in bocca.
La ricetta, tradizionale francese, nasceva per conservare la carne ed era applicata un po’ a tutti gli animali da cortile, come oche, faraone o conigli. Da lì a scoprire che, ancor prima di essere messa sotto vetro, l’anatra cucinata nel grasso (il suo) fosse già buonissima appena tolta dal fuoco, il passo è stato breve e la tecnica è diventata un classico di alta cucina.
In realtà, semplicissimo da replicare a casa. Bastano un po’ di tempo e, al solito, un comune termometro da cucina a sonda, per tenere sotto controllo la temperatura dell’olio.
Sì, olio, perché il grasso d’anatra, fuso e raffinato, non è proprio un prodotto da supermercato sotto casa e, almeno che non siate soliti fare incursioni Oltralpe, vi sarà un po’ difficile trovarlo.
1. Ingredienti
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Non occorre molto più che qualche aroma e una coscia d’anatra a persona. Io ne ho cucinata una intorno ai 300 grammi: considerato lo scarto (ossi, pelle, grasso), appena sufficiente per un buon secondo.
Poiché la mangerete subito, appena scolata dal grasso, per darle sapore aggiungete all’olio (di oliva o un misto di oliva e semi) aglio, alloro, salvia, scalogno, rosmarino, pepe in grani, timo, cipolla: quel che più vi aggrada, insomma, senza dimenticare una presa di sale.
Versate tutto (tranne il cosciotto) in una casseruola calcolando che l’olio dovrà andare a coprire la carne, quindi a seconda del tegame usato ve ne occorrerà almeno un litro e mezzo. Per limitarne la quantità, meglio se scegliete un recipiente che contenga la carne a misura.
2. Temperatura
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Per questa ricetta dell’anatra in confit, ho deciso di mantenere la temperatura a 90°. Appena l’olio con gli aromi li raggiunge, è il momento di immergere la carne, con la pelle verso l’alto. Se avete fatto male i calcoli, e non fosse completamente immersa, unite altro olio scaldandolo a parte, in modo che la temperatura non si abbassi.
3. Cottura
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Ora, potete far partire il tempo: occorreranno circa 3 ore di cottura. I 90° dovranno essere monitorati continuamente infilando la sonda non nella carne, ma nel condimento. Per evitare che la punta del termometro tocchi il fondo della pentola, inevitabilmente più caldo perché a contatto con il fornello, posatela su un ingrediente, in modo che resti più o meno a metà del tegame.
4. Fiamma
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Avete già capito che la difficoltà maggiore nella preparazione è mantenere il più possibile stabile la temperatura. Un termometro con allarme sonoro vi aiuterà a intervenire tempestivamente se i 90° venissero superati. Se ciò accade, potete togliere qualche minuto il tegame dal fuoco e attendere che il termometro scenda.
Il modo migliore per evitare che l’olio si scaldi troppo è, naturalmente, usare una fiamma bassissima (quella del fornello più piccolo) e sistemare sotto la pentola uno spargi fiamma.
5. Il momento di scolare
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Dopo 3 ore, anche l’anatra più ruspante dovrebbe avere ormai carni morbidissime. Potete controllarlo facilmente infilando la punta della sonda nella polpa e verificando che entri con facilità. Oppure, voltando il cosciotto e sfaldando un po’ di carne con una forchetta.
Sì: vi è pure permesso staccarne un pezzetto e assaggiarlo! Stabilito che l’anatra è cotta a puntino, scolatela su carta da cucina e tamponatela per assorbire l’olio in eccesso.
6. Via la pelle
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Così deliziosa quella del petto arrostito, la pelle della coscia confit risulta eccessivamente unta e va, perciò, eliminata. Aiutatevi incidendola e sollevandola con la punta di un coltellino: si staccherà facilmente, lasciando la carne intatta. Sempre con la punta del coltellino, raschiate via anche il grasso giallastro in superficie.
7. In tavola
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Qual è il risultato dell’anatra in confit dopo tanta attesa? Carne morbidissima, come si diceva, e anche molto saporita. L’olio infatti è il veicolo ideale per gli aromi, di cui sviluppa i sentori, trasferendoli alla polpa. Quindi, non vi servirà aggiungere nulla, né sale, né olio (ancora!), solo un contorno. Fresco come un’insalata verde, oppure ricco come patate arrosto o purè. Se siete amanti della carne, come me, anche nulla.
A proposito, attenzione: appena tolta dalla pentola, data la bassa temperatura di cottura, la coscia non scotterà molto e sarà forte l’impulso di afferrarla per l’osso e addentarla. Io ve ne do il permesso, comunque.
[Fotocrediti: Cibotondo]