Quelli che invece il soffritto non lo fanno più, nemmeno per il risotto, si possono risparmiare i pochi minuti della lettura di questo post.
Nonostante Gualtiero Marchesi (e nonostante Cracco o Oldani), io umilmente penso che non si possa sempre evitare, pena la perdita di sapori tradizionali in cucina.
[Risotto: lo chef vuole sapere perché fate il soffritto, visto che non serve]
[Risotto: 5 errori da non fare]
Meglio allora che non leggano anche i salutisti a oltranza, chi ha una digestione complicata, i nemici giurati degli odori nella cucina di casa.
Leggano invece tutti gli altri: sto parlando di te, che vuoi raggiungere risultati sul piano della salute ma sai che senza la più classica base della cucina, sughi, ragù, spezzatini o risotti perdono gusto.
Ecco, almeno tu, non cadere nell’equivoco che è solo un soffritto, e che sarà mai! Evita questi errori grossolani.
Premessa per i più salutisti
Qui non parliamo di errori, ma di consigli per chi vuole mediare tra gusto e salute.
La cipolla non va tritata troppo fine (chi è più interessato al gusto legga con attenzione il punto 3). Bisogna usare una pentola antiaderente, aggiungendo un cucchiaio d’acqua. Cuocete per alcuni minuti a fuoco basso e pentola coperta, finché la cipolla si sia ammorbidita. Poi scoprite la pentola e lasciate asciugare a fuoco più vivo, fino a quando inizia ad attaccare sul fondo.
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Se il soffritto vi serve con dei cereali (per es. riso), aggiungete il cereale e tostatelo a fiamma più viva rimestando continuamente, finché la cipolla, ormai mescolata al cereale, risulti imbiondita.
Se nella ricetta non dovete usare il soffritto con dei cereali continuate semplicemente a fuoco medio, rimestando con cura perché non attacchi, fino a doratura.
1) Comprarlo surgelato (no, dài, seriamente)
Ve ne siete accorti, vero, che le verdure tagliate prima e surgelate sono mollicce, e spesso in cottura si rivelano acquose, specie se le lasciate in freezer troppo a lungo? Si trasformano in un orrido blocchetto di ghiaccio e dadi poco saporiti, per non parlare della consistenza.
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Considerate poi che gli ortaggi pre-dosati nel soffritto misto pronto, non permettono di assecondare il gusto o la ricetta. Sì, perché in alcune preparazioni è piacevole far sentire di più il sedano o la carota, usare una cipolla rossa o uno scalogno, unire una punta d’aglio.
No, dài, seriamente: non avete a disposizione 2 minuti per tritare le verdure fresche?
2) Congelare, sbagliando, quello che fate voi
Mezz’ora di tempo, una manciata di verdure, un coltello che taglia, recipienti monodose e non ci si pensa più per almeno un mese.
Tuttavia, il congelato domestico può presentare difetti tanto quanto quello industriale, se non viene preparato con criterio.
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Per una base di buona resa, tagliate le verdure separatamente e asciugatele bene con carta da cucina. Congelatele allargate su piccoli vassoi, i dadini ben separati, poi radunatele in barattoli o nelle vaschette per il ghiaccio. Se avete del tempo in più, tagliate e rosolate il soffritto, fate raffreddare e passate in freezer.
Mettete in pentola senza scongelare prima.
3) Tagliare ignorando le dimensioni
Le dimensioni contano. Okay, il soffritto è un comprimario, non un protagonista, ma ha la sua dignità. Nel risotto, la cipolla non deve essere più grande del chicco di riso. Viceversa, in un ragù a coltello gli ortaggi non devono essere sopraffatti dai dadini di carne.
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A mio avviso, il modo peggiore di tagliarlo è usare robot e tritatutto, che danno immancabilmente una poltiglia indistinta in cui spiccano scaglie e pezzetti più grandi, che le lame non hanno preso e che tocca eliminare uno a uno con la pinzetta.
Condire smodatamente
Un filo d’olio, o una noce di burro. Tutto qui. Il primo problema di un soffritto che, a fine preparazione “si sente troppo” è l’eccessiva quantità di grassi.
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Perché un buon soffritto ha bisogno del suo tempo, almeno 10 minuti, durante i quali il condimento, specie il burro, anche se curato (vedi il punto successivo) rischia di corrompersi. Meglio essere parsimoniosi e poi, a fine preparazione, correggere se serve con il classico filo d’olio crudo.
5) Friggere invece di soffriggere
A dispetto del nome, il soffritto non deve friggere. Deve “sudare” o, se preferite, stufare, appassire. A temperature mai violente: non si dovrebbero superare i 65°, secondo me ci si può spingere anche un po’ oltre ma restando ben sotto i 100°.
Se serve, anche usando una retina spargifiamma. Al primo accenno di sfrigolio eccessivo, va sfumato, secondo ricetta, con vino, brodo, semplice acqua, uniti un filo per volta, con amore e rispetto per le verdure.
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Altrimenti la cipolla annerisce, la carota diventa molle, il sedano legnoso, aglio ed erbe amari (a proposito, mai usare erbe tenere come prezzemolo o basilico, solo quelle consistenti: rosmarino, salvia, alloro).
Soprattutto, un soffritto al limite del bruciato è quanto di più persistente e indigesto possiate immaginare. Alla fine, sentireste solo lui. Non la delicatezza del risotto, non la ricchezza del ragù.