di Massimo Bernardi 14 Ottobre 2010

L’ultima volta che abbiamo parlato di cucina italiana a New York — presentavamo l’episodio di Identità Golose ambientato a Eataly, tra la Quinta e la Broadway — alcuni commenti ci hanno detto che siamo degli ingenui. Leggendo noi sembrava che nella Mela atterrasse lo shuttle, invece, ai newyorkesi, di incontrare 11 tra i migliori chef italiani importa quanto a me di ascoltare una playlist di Giovanni Allevi sull’iPad. Scrivo qui 10 cose che abbiamo imparato dai nostri lettori. Mi dite cosa ne pensate? (Ah, nel frattempo, sbirciate le foto di Franca Formenti, raccontano una Eataly inedita, mai vista).

1) “Eataly New York è ‘the new Mario Batali’s place’, Oscar Farinetti nessuno manco sà che esiste”. 2) “Identità Golose è uno dei mille eventi mensili, un capriccio non una vetrina tricolore, Eataly sarà pieno anche domani”. 3) Paolo Marchi, organizzatore di Identità Golose, è un buon businessman, nulla di cui vergognarsi, ma i richiami alla passione e al sacro suolo li lasci ad altri altrimenti sembra presa in giro”. 4) “A Eataly New York c’è coda ogni giorno della settimana, fully booked dall’apertura a oggi”. 5) “Neanche il pubblico medio italiano conosce gli chef invitati a Eataly New York”. 6) “La cucina italiana a New York è famosa, ma è quanto di più lontano dall idea di cucina-gourmet che i gastrofanatici hanno in Italia. 7) “Eataly New York incassa in media 200.000 dollari al giorno”. 8 – “A far correre Eataly New York è Mario Batali che va in televisione e la descrive ogni momento”. 9) “Oscar Farinetti è un vanto per gli italiani e una persona di rara capacità. Sul romanticismo nei confronti del cibo italiano andrei molto, ma molto cauto”. 10) “Oggi l’Italia a New York è più cibo che moda e auto”.