Ore 14.30 del 12 dell’11 settembre. Siccome ogni promessa è debito, siamo tornati da Universo Vegano. Due editor di Dissapore, ferme in via Barbaroux,  due passi da piazza Arbarello  a Torino, che si mordicchiano le unghie scambiando sguardi nervosi. “Prima tu”. “No, dài, prima tu”.

Se Universo Vegano è la prima catena di fast food italiani 100 per cento vegan presente in diverse città, ci tormenta il fatto di essere entrambe lietamente carnivore. Inoltre, una di noi è l’autrice del post (titolo: “Universo Vegano: è ufficiale, i vegan non sgobbano”) che lamentando la chiusura per ferie del locale il 9 agosto scorso, dopo l’apertura del 26 luglio, ha scatenato un mezzo putiferio.

Forse adesso capite meglio i nostri tentennamenti.

Ma quello era ieri (un minuto fa), ora stiamo varcando la soglia di Universo Vegano. Piccola per la verità, come i 50 metri del negozio dai colori obbligati, verde e bianco, per una prima impressione sufficientemente eco-friendly.

L’anatra e il maiale che ci osservano con sguardo incolpevole dalle pareti sembrano volerci dire: “Nello spezzatino che vi siete mangiate ieri sera c’era il mio migliore amico”.

L’inquietudine cresce.

fronte uni veglogo

posate

Ci aiuta Luca Gianpietro, 34 anni, il proprietario, un tipo diverso da come lo immaginavamo. Non che tutti i vegani debbano brandire contro i poveri onnivori torce infuocate, questo no. Ma non predica, è insolitamente aperto al contagio con noi carnivore, cordiale, persino simpatico.

Un passato nella comunicazione, due anni fa ha eseguito lo switch, dovevamo scrivere “si è convertito” ma ci è parso eccessivo, diventando vegano (niente carne, pesce e ogni derivato animale: latte, formaggio, uova e miele).

Poi ha incontrato l’ideatore del franchising Universo Vegano e ha deciso di aprire un punto vendita a Torino. Che – scopriamo da lui – è la città italiana con il quoziente più alto di vegetariani-vegani: 15%.

Non gli è andato tanto giù il titolo del post sulla chiusura estiva (sì, caro titolista, questo messaggio nemmeno troppo in codice è per te), lo trova quantomeno improprio:

“Io lavoro dalle 14 alle 15 ore al giorno, tranne il lunedì. Giorno in cui vado dai fornitori”.

Diritto di replica concesso.

Aggiunge di essere stato costretto a chiudere quasi subito perché, letterale, aveva finito tutto. Anche quando arriviamo noi, quasi al termine del turno di apertura, mancano sia gli hamburger che i wurstel vegetali. Dal che ci pare di poter desumere che il fast food vegan non sta aperto per cambiare aria.

Le alternative non mancano, la scelta è decisamente ampia. Il pane: focacce, bagel, panini da hamburger, da hot dog o da kebab, piadine integrali o all’olio di oliva, toast di segale.

“Ma il prossimo obbiettivo è eliminare del tutto la farina bianca”.

Il companatico: cotoletta di tofu, seitan, salame vegetale, burger di champignon o lenticchie, tonno di soia, filetto di lupino.

La maggior parte dell’assortimento, realizzato in collaborazione con medici-nutrizionisti, proviene da Gallarate (dove c’è uno dei dieci punti vendita attuali di Universo Vegano), e in misura minore dalla Germania.

Appeso alla parete c’è un librone con la lista completa degli ingredienti. Un vero tripudio di fecole, soia, semi eccetera. “Tanta roba ma niente schifezze” sentenzia Luca.

menu

La forchetta dei prezzi va dai 5/5.50 euro per panino ai 7/7.50 per la combo (© Chef Rubio) con insalata, polpette di soia o crocchette di patate.

Chiediamo una focaccia no eggs: frittata di ceci, formaggio vegetale, maionese vegetale.

Al secondo vegetale non riusciamo a nascondere l’espressione perplessa. Cosa intendiamo precisamente con vegetale?

“Il formaggio è fatto di fecola di patate. La maionese di olio vegetale, latte di soia, senape, aceto di mele”.

focaccia universo vegano

Ehm, ecco, uhm. Invece il pane caldo e morbido conquista, la frittata è saporita, il formaggio fa il suo, con la maionese, udite udite, non si rimpiange l’originale.

Segue la piadina integrale. Formaggio, maionese, straccetti di soia insaporiti al rosmarino. L’assaggio soffre per l’assenza di carne, inutile girarci intorno.

Ecco il tonno di soia, promosso a pieni voti. Certo, bisogna mangiare senza pregiudizi, se si affronta il menu con l’aria dell’imparatissimo degustatore di bistecche, allora la vedo dura. Il consiglio per chi vuole provare è non farsi fregare dal tipico espressionismo “vorrei ma non posso”.

“Alcuni clienti si lamentano: ‘sa troppo di carne, è troppo saporito’. Ma io voglio attirare gli onnivori, chi non è ancora vegano ma ha già qualche semino piantato che aspetta solo di essere annaffiato”.

Universo Vegano usato come un cavallo di Troia, in pratica. Con la non insignificante differenza che nel primo fast food vegan d’Italia il cavallo non si mangia.

[Crediti | Link: Dissapore]