Di 4 Ristoranti ci piace persino Alessandro Borghese. Possibile?

Ero portata a credere, fino a poco fa, che ogni cosa della tv nutrizional-popolare avesse a che fare con Alessandro Borghese, il Ridge Forrester del food italiano con la mascella prominente, la famiglia ingombrante e del sedicente fascino, fosse destinata all’oblio televisivo.

Non tanto per (de)meriti di format a dispetto dei guadagni pazzeschi, quanto piuttosto per una innata antipatia nei suoi confronti, motivata essenzialmente dal suo essere Alessandro Borghese, niente di più niente di meno, tutto di personale.

Oggi, con notevole sforzo, sono costretta a rivedere la mia posizione, in particolare dopo aver visto (e gradito) le prime due puntate di 4 Ristoranti, in onda su Sky da un paio di settimane il mercoledì alle 21:10 con molte repliche nei giorni a seguire.

La trasmissione è semplice e ricorda agli aficionados altri cloni tv che hanno come filo conduttore, ad esempio, il matrimonio.

4 Ristoranti, ristoratore4 ristoranti, ristoratore4 ristoranti, ristoratore4 ristoranti, ristoratore

4 ristoratori di una stessa area geografica si sfidano a suon di votazioni, ognuno valutando gli altri tre. In palio ci sono 5mila euro da reinvestire nel ristorante, una somma degna di considerazione ma che non serve a fare la svolta definitiva.

4 ristoranti, i voti4 ristoranti, i voti

A tenere insieme il tutto, tessendo la trama di una produzione gradevole e con un montaggio spassoso, è Borghese, che appare meno impegnato a farsi bello e più partecipe alla situazione. E’ lui che più degli altri decide le sorti dei ristoratori, perché il suo voto vale come quello degli altri tre professionisti.

Si entra nelle cucine, si guarda dove gli altri non possono guardare, ci si fa servire durante una cena o un pranzo mentre il ristorante è pieno, si fa caso ai dettagli e si fanno anche le pulci al conto finale.

Insomma, ci dicono che il peggio della crisi è passato, quindi archiviamo (seppur in palinsesto prosegua) la triste parabola dei ristoranti in bilico tra vita e morte di Cucine da incubo, i pianti e le scene isteriche in cucina, che ormai sono un pochetto troppo prevedibili seguendo uno schema scontato e ripetitivo.

Alessandro Borghese, 4 ristoranti

Con 4 Ristoranti veniamo trasportati nel mondo della ristorazione più disimpegnato, più easy per rifarci allo slang della prima puntata, dove i milanesi si sono dati battaglia. Se i giudizi devono dare un voto a location (che ormai ha definitivamente sostituito “posto”, peccato), menu, servizio e conto, il vero punto di forza della trasmissione non sono questi, ma la parte di personalità che ancora riesce a rendere il lavoro del ristoratore bello, carico di adrenalina.

Come ci ricorda Alessandro Borghese quando si gira verso il telespettatore e ci guarda dritti negli occhi (un po’ spaghetti western, un po’ Teletubbies) qui si parla di tipologie di ristorazione, di approccio al cibo e alla vita.

4 ristoranti, l'ispezione

E infatti, per una volta, il concetto assomiglia al vero e non a qualcosa di plasticoso. Ci sono i ristoratori fighetti, con sale precisine e camerieri pinguinati, ma poi ci sono anche chioschi dove ci si apparecchia da soli, locali dove immigrati egiziani di vecchia data propongono la loro versione degli gnocchi, o anche quelli che mescolano cucina brasiliana e giapponese.

4 ristoranti, un ristorante

Fino ad ora, le due puntate hanno incoronato: il miglior ristorante post-etnico di Milano, il miglior ristorante della Romagna. Sì, confesso che quando ho sentito il termine “post-etcnico” mi sono irrigidita, ma stavolta ne avevano tutte le ragioni.

4 ristoranti, un piatto4 ristoranti, un piatto4 ristoranti, un piatto

Ora potete anche fare i criticoni a prescindere, sottolineando che la trattoria sotto casa vostra non mescola nulla e da millenni è la vostra preferita, ma il format è una finestra sul mondo del food italiano, uno spaccato di quelle che sono un po’ le tendenze, le personalità più spiccate, le creatività e sperimentazioni che ancora rendono questo lavoro bello e stimolante.

Si racconta, mettendoci il naso, di come le cose cambiano, di come si evolvono, di cosa succede se si prova a mettere fuori il naso dal mondo rassicurante del ristorante conosciuto e dal comfort food.

4 ristoranti, classifica finale

Il tutto, ovviamente, senza mai perdere d’occhio il portafogli, perché (come dice il ristoratore romagnolo della seconda puntata) “se vinco, i 5 mila li uso per Equitalia”.

4 ristoranti, alessandro borghese, sky uno

Forse ci stanno imbrogliando, forse la crisi non è finita. Ma almeno abbiamo un nuovo programma tv per far finta che lo sia.

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: TvBlog]

Carlotta Girola Carlotta Girola

16 marzo 2015

commenti (13)

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  1. Terryble ha detto:

    Ho appena acceso il computer, mi leggerò bene l’articolo (contenti che la prima cosa che leggo sia dissapore?). Ma Borghese io l’adoro, questa voce calda, arrotondata, e poi sembra avere una grande empatia con quello che lo circond (persone. luoghi). Se recita è da Oscar e cmq molto professionale. Quando faceva Cucina con Ale ho provato molte sue ricette, risultato sempre ottimo. Nazionalpopolare, forse, ma grande rispetto per il suo mestiere e per il pubblico.

  2. TaTaC ha detto:

    A me lui non piace, ma la trasmissione è riuscita. Non sono caduti nell’ovvio ed hanno evitato di diventare il clone di trasmissioni note d’oltre oceano.

    L’ispezione in cucina mi fa sempre ridere, sarei curioso di vedere se gli stessi locali a regime puliscano in quel modo.

  3. Luca Mecca ha detto:

    La trasmissione funziona ed è piacevole anche Borghese.
    Ho visto n format simile, ma questo mi sembra bene adattato.
    Una domanda: ma Borghese in vita sua ha mai lavorato in un ristorante ?

  4. Terryble ha detto:

    Il concetto di pulizia pare sia sempre molto personale anche nelle case private, per cui bisogna andare sulla fiducia. Una mia vicina di casa lavava l’insalata e gli spinaci nella vasca da bagno perchè diceva che era più comodo. Ma i tecnici della ristorazione sono stati cresciuti a tempi e metodi certi, per cui un bravo cuoco impone prima di tuto una cucina pulitisssima, anche a costo di litigare col proprietario che vorrebbe far fare meno ore agli addetti alle pulizie. E se un ristoratore ci tiene alla pulizia lo si vede da tanti piccoli particolari anche fuori dalla cucina.

  5. ho visto proprio ieri una delle repliche che, essendo quella girata in Romagna, ha messo naso in posti che conoscevo bene. mi è piaciuta davvero, ma, cosa non scontata, ha fatto goal! i voti sono reali, del locale più bello sono perdenti i piatti, del più brutto è vincente il menù.
    solo hanno definito adatto a turisti il mo mama di rimini. davvero ai turisti si cerca di dare quantità e qualità? stiamo imparando o siamo ottimisti?

  6. Paolaccio ha detto:

    Il programma è godibile, ben fatto e credo anche reale nelle sue componenti.
    Conosco buona parte dei locali delle prime 2 puntate, ed sono concorde con il “ritratto” che ne è uscito.

    1. Massimo ha detto:

      grazie per il tuo commento, fa piacere che i giudizi del programma corrispondano mediamente alla realtà, rende credibile il programma e aiuta nel giudizio.

  7. Roby ha detto:

    Il programma è mediamente originale, ma sembra pensato maggiormente per Real Time che per la programmazione serale di Sky Uno. Borghese invece rimane un mistero… non l’ho mai sopportato e tuttora non mi piace per quanto pare falso e artefatto. Urge un conduttore più fresco e carismatico per questi programmi… Buona serata.

  8. Nome ha detto:

    Borghese è simpatico, l’ ho visto fare il pesto al mortaio e sorrido ogni volta che ci penso

  9. maxi ha detto:

    Ma che ristoranti ha diretto questo per permettersi di dare voti alle cucine altrui? A quando un vero chef?

    1. Nome ha detto:

      Beh, ma lui è il figlio dell’ insegnante. Un pò come fosse il figlio di Lupi, può permettersi questo e, volendo, anche altro

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