di Riccardo Campaci 17 Febbraio 2015
vino

Altro che paleo-dieta, dieta del guerriero, dieta Dukan, dieta del minestrone, dieta del limone, dieta del riso o altre strambe diete dei famosi: la dieta del vino rosso è la nuova frontiera.

Non siamo già completamente ubriachi; semplicemente abbiamo appena letto lo studio della Oregon State University, secondo cui consumare vino rosso (o quelli che qualcuno chiamerebbe i suoi “surrogati”, tipo i grappoli d’uva rossa o succo d’uva rossa… ovvero il vino rosso nelle sua forme primitive) aiuterebbe il corpo a bruciare le cellule adipose che tanto schifiamo quando ci guardiamo allo specchio.

Dopo la “dieta della tequila”, che esaltava le proprietà intrinseche dell’agave come naturale combustibile per la pinguedine umana, ecco dunque la dieta del Barolo, del Brunello, dell’Amarone o del Chianti, pronta a soddisfare il piacere enologico, ma anche le aspirazioni fisiologiche. Bere bene per sentirsi in forma e magri.

Con moderazione, non solo per evitare ubriacature moleste, ma anche perché, seppure nettare degli Dei, il vino rosso aiuterebbe la dieta non fa miracoli: gli studi del Dottor Neil Shay mostrano come l’acido ellagico, protagonista dell’esperimento e presente nelle uve, rallenterebbe drasticamente la crescita delle cellule adipose esistenti nonché la formazione di nuove cellule grasse, aumentando il metabolismo degli acidi grassi nelle cellule epatiche.

Non solo il vino rosso è nemico delle vostre maniglie dell’amore ma è anche amico del vostro fegato… basta che l’amicizia non diventi troppo soffocante.

L’esperimento non è stato condotto su due gruppi di persone, ma come la solito su due gruppi di topi, nutriti l’uno con una dieta regolare, l’altro con l’equivalente di un Mc Menu per topi, ma somministrando ad alcuni di questi ultimi un estratto di uva di Pinot Nero.

Dopo 10 settimane i topi da fast food erano sì diventati diabetici e con un fegato enorme, ma quelli che hanno goduto dell’estratto di Pinot hanno mostrato un fegato meno grasso e livelli di zucchero nel sangue simili ai topi nutriti normalmente.

Non pensate però di attaccarvi alla bottiglia con un occhio alla bilancia: “Non abbiamo trovato, e non ci aspettavamo di trovare  –  dice Shay –  capacità di questi composti nel migliorare il peso corporeo”.

Lo scopo dello studio non era quello di giustificare chi alza troppo il gomito (no, non avrete una scusa in più), ma di certificare il contributo benefico e salutare di alcune sostanze che si trovano solitamente nelle nostre tavole, in frutta e verdura, e di rendere consapevoli le persone dei loro vantaggi, se consumate come sempre con moderazione e sale in zucca.

Detto ciò, alla prossima occasione potrete brindare alzando con maggior soddisfazione un bel  bicchiere borgogna al cielo e esclamare a ragione “alla salute!”.

Letteralmente.

[Crediti | Link: Dissapore, Science Daily, New York Magazine]

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