di Giorgia Cannarella 22 Ottobre 2013
Appuntamento al ristorante

Ditemi come vi comportate a tavola e vi dirò chi siete. E se siete associabili. La conquista della posizione gastronomicamente eretta passa per una serie di tappe fondamentali. Prendo il mio caso perché è quello che conosco meglio.

I miei appuntamenti al liceo seguivano un copione prefissato. Io e lui ci trovavamo davanti al Mc Donald’s. Prendevamo un Mc Menu con Big Mac, io patatine medie, lui grandi Mc Flurry come dessert, di cui con ammirevole generosità mi lasciava tutti gli Smarties. Fine serata con cocktail – l’Angelo Azzurro, l’unico a noi noto (oltre al Sex on the beach, non ordinabile per ovvi motivi omofonici).

Con l’aumentare dell’età, e soprattutto delle conoscenze gastronomiche, le cose si complicano. A quel test di sposabilità (conosce Philip Roth? Di domenica mi lascerà sola “per vedere la partita di pallone”? Quel naso storto può trasmettersi ai nostri bambini?) che è il primo appuntamento si testano anche le attitudini verso il cibo. E non parlo solo di idiosincrasie gastromomiche.

Prima di tutto: la scelta del locale. Le tende di broccato, le candele sui tavoli e il menù con i ghirighori puzzano subito di “ristorante romantico” digitato su Tripadvisor. Portarmi a mangiare la fiorentina o all’indiano senza informarti se sono vegetariana o intollerante alle spezie? Non ti fa molto onore, sappilo. Ottimo scegliere un “tuo” posto, in cui vai regolarmente e che – nel bene o nel male – dice qualcosa di te. Evita solo che il cameriere ti faccia l’occhiolino chiedendo “Chi è la bella ragazza, stavolta?”.

Poi: il modo di leggere il menù. Niente ehm, mmm, boh. Niente tentennamenti e indecisioni. Sii uomo, diamine! Sai cosa ordinare? Bene. Non lo sai? Mostra coraggio, e affidati alle mani dello chef. Non di soli foodie vive la donna. Conoscere il significato di “a crosta lavata” aumenta esponenzialmente le tue chance, ma l’importante è che ti mostri sufficientemente aperto e curioso anche verso quello che non conosci. Devo capire che, quando ti sveglierò alle sette di domenica per guidare 200 km verso quella IMPERDIBILE pizza fatta con la pasta madre, non mi tirerai una scarpa. Anche se dovresti.

Idem con i vini. Non millantare conoscenze che non hai (“Adoro l’Amarone. Ogni volta che vado in Sicilia torno con la macchina piena di casse!”). Quanto all’inquietante possibilità che tu sia astemio, preferisco non prenderla neanche in considerazione.

Al momento di mangiare: siamo d’accordo sui fondamentali – masticare e parlare insieme, per dire, non è mai una buona idea. Ma tagliare l’hamburger con forchetta e coltello non ti aiuterà a far colpo. Fai la scarpetta, mostra appetito. Quella fetta di pizza afferrala con le mani, per l’amor del cielo!

Un approccio fisico al cibo suggerisce che tu metta la stessa passione in qualsiasi altra (il corsivo è abbastanza ammiccante?) attività fisica. Un approccio castigato e pudibondo, beh  … ci siamo capiti. Una frase come “Certo che per essere una donna mangi proprio tanto!” provocherà l’immediata conclusione dell’appuntamento.

Ora, lo so, arriverete a puntualizzarmi con il ditino alzato: “Anche la donna sceglie il ristorante! Anche la donna paga il conto!”. Certo che sì, chetate le angosce femministe. Questo è da intendersi come bignamino dell’aspirante partner di una ragazza per cui è più importante la cottura scelta per la bistecca che la cilindrata della macchina.

Ma ora passate voi a raccontarmi i lati mangerecci dei vostri appuntamenti, e a dirmi se condividete o meno la mia Guida al Corteggiatore di Belle Speranze e Buone Forchette.

Come vi comportate quando tocca a voi scegliere il ristorante? Cosa vi colpisce favorevolmente o sfavorevolmente delle maniere dell’altro a tavola? Ma soprattutto: la scarpetta la fate o no? E dopo, ehm, vi leccate le dita?

[Crediti | Link: Dissapore, immagine: Fox News]