di Giulia Caligiuri 9 Ottobre 2013
Baladin Milano

Ma insomma com’è sto Baladin Milano? Per scoprirlo di certo non bisogna leggere il Corriere. A quanto pare da quelle parti giocano a poliziotto buono e poliziotto cattivo.

Voglio dire, ricordate la poderosa stroncatura di Valerio Massimo Visintin, pezzo da novanta della critica gastronomica che ha fatto dell’anonimato un modus operandi? Riportata e commentata dalla nostra Giorgia Cannarella, aveva la data del 4 ottobre. Ecco, ieri, 8 ottobre (4 giorni dopo, dunque), apro ViviMilano e mi ritrovo una recensione di Allan Bay.

Diciamo meglio, una recensione positiva di Baladin Milano titolata “Carne e birra di qualità artigianale” scritta da Allan Bay, altro illustre reporter dai ristoranti del Corriere.

Equilibrismi o parametri critici agli antipodi?

Stimati –anche se in maniera diversa– entrambi, sia Allan Bay (buona forchetta di bocca buona) che Valerio M. Visintin (elegante nella prosa e orgogliosamente istituzionale) si sono espressi sul nuovo Bistrot Birrificio appena aperto a Milano dal fascinoso Teo Musso.

Ma in netta contrapposizione.

Una domanda mi frulla in testa: chi, come me, legge costantemente Vivimilano, nel senso dell’allegato al quotidiano e del sito annesso al Corriere, in cerca di opinioni autorevoli e illuminanti, cosa dovrebbe pensare?

Ci vado o non ci vado?

Libera di scegliere, per carità, ma almeno datemi opinioni discordanti su due testate diverse! Già è difficile così…

Baladin MilanoBaladin Milano 042

Entriamo nel vivo. Questo l’approccio di Visintin, il puro:

Vivibile nella piccola sala di ingresso, il locale si sviluppa decisamente al piano sotto […] È proprio a questo punto che avverto l’istintivo bisogno di lavarmi le mani. Guado la sala, oppressa dal soffitto a botte, schivando un paio di camerieri lanciati come pallottole. E raggiungo un bagnetto sordido, che non vede restauri da molti lustri“.

Mentre Allan Bay adora la sintesi:

L’ambiente è spartano trendy curato, con tanto legno“.

Passiamo al cibo. Visintin ci va giù pesante:

— “Ogni portata si caratterizza per imperizia. Le polpette del doppiocheese (presidio Sloow Food, ma crude all’interno, mal cotte fuori) sembrano fatte da manine dispettose: cicciottelle e di raggio assai ridotto rispetto al panino, per altro vizzo e ossidato. Le patatine, ridotte a piccoli frammenti e pesanti d’olio, non hanno nulla di fatato. Semmai, si riveleranno fatali per la digestione“.

Mentre Allan Bay, concretamente e senza fronzoli, spiega:

— “La base del cibo offerto è la carne, tutta de La Granda, un celebre produttore piemontese di top carni. Ci sono filetti e tagliate e poi una dozzina di hamburger. Sempre a base di carne le altre proposte, come la cotoletta a orecchio di elefante, strisce di pollo fritte, tartare, wurstel e stinco di maiale, tutti accompagnati da una scelta di gustose patate fritte. Prima si possono ordinare varie proposte eclettiche, come gnocchi fritti, friselle, piadine, insalatone e club sandwich, per chiudere dolci di Ernst Knam“.

Occhio però che sui dolci convergono. Anche Visintin li reputa ottimi, ma troppo cari (8 euro) per il contesto in cui ci si trova.

Infine, le birre:

Visintin: “Quanto alle birre Baladin, le conosciamo: mediamente discrete. Nulla di più“.

Bay: “…si va per gustare ottima birra…“.

Certo ora capirete il mio smarrimento. Ma un’ipotesi riesco a formularla. Anzi due.

Non sarà che la celata identità di Visintin gli abbia giocato un brutto scherzo, mentre la notorietà del volto di Allan Bay abbia contribuito a rendergli l’esperienza un po’ più “speciale”?

O non sarà che ritrovarsi una severa stroncatura su una nuova apertura dalle marcate prospettive commerciali spaventava un po’ e ci voleva la recensione riparatoria?

[Crediti | Link: Dissapore, Vivimilano, immagini: Eatitmilano]