di Giorgia Cannarella 17 Gennaio 2014
Chef e bambini

Sporcano, urlano, corrono, piangono. In soldoni disturbano. Figliare vuol dire rinunciare a uscire per non irritare gli altri clienti – e lo chef? Anche se stessi, mi dicono vari genitori diversamente felici di mangiare alzandosi continuamente, o rimproverando la prole. Esistono anche quelli seduti, composti e intenti a mangiare. In qusto caso ci sono due ipotesi: o sono già morbosamente attratti dal cibo, o hanno genitori cresciuti nel mito di Goebbels.

Insomma è chiaro, dopo il neonato piangente all’Alinea di Chicago i protagonisti del giorno sono loro: i bambini al ristorante. L’insofferenza verso gli under 10 cresce, e parallelamente, aumentano i posti dove le famiglie con pargoli vengono ghettizzati ricevono offerte ad hoc. Ad andare forte è soprattutto il brunch: i bambini mangiano cotoletta con patatine e poi via nell’area gioco, e i genitori sorseggiano pacifici un bloody mary, attendendo i grassi saturi.

Al brunch del San Vittore di Milano i pargoli hanno a disposizione animatrice, truccatore, mago e burattini. Al Bar del Fico di Roma i piccoli vengono impegnati a fare collage e cake design (!). Al Ketumbar giocano e disegnano in un bel contesto e Al Rec 23 si meritano addirittura ponti tibetani e scivoli:  il successo è stato tale che si replica anche al sabato.

L’equazione e semplice ma da non sottovalutare: fai felici i bambini, fai felici i genitori, e loro fanno felice te prenotando e riprenotando insieme agli amici cum filios.

Certo, parliamo di tutt’altro genere di locale rispetto all’Alinea. Per questo abbiamo chiesto a quattro chef italiani come si comportano quando nel loro ristorante entrano mini-clienti, di quelli che le stelle Michelin le disegnano con i pastelli.

Chicco CereaChicco Cerea – Da Vittorio, Brusaporto (BG). Tre stelle Michelin.

I bambini sono i clienti del futuro, il vivaio da coltivare. Devono imparare ad apprezzare cultura, ambiente e atmosfera fin da piccoli. Ai miei tre figli ho fatto girare i migliori ristoranti al mondo. Di solito abbiamo clienti intelligenti e non ci accadono episodi spiacevoli. Ricordo però un episodio quando c’era ancora mio padre: un bambino di tre o quattro anni (figlio, tra l’altro, di un personaggio noto) continuava a battere le posate sul sottopiatto d’argento che faceva parte di una vecchia collezione di famiglia. Si stava segnando ma i genitori non dicevano niente: mio padre è andato al tavolo, ha preso il sottopiatto e lo ha portato via.

Raffaele AlajmoRaffaele Alajmo – Le Calandre, Rubano (PD). Tre stelle Michelin.

La nostra politica, spiegata nel sito, è avvertire i clienti che non siamo attrezzati ad accogliere bambini sotto gli otto anni. Abbiamo preso questa decisione dopo alcuni episodi spiacevoli. Ne ricordo uno imbarazzante: una signora era a cena da noi con il marito. Da una parte aveva due bambini piccoli, dall’altra un neonato in carrozzina che piangeva. Era furiosa, ci ha detto “Sono venuta fino a qui da Firenze per cenare, non per stare in un asilo!”. Poi, certo, siamo disposti a valutare i singoli casi: ci sono bambini anche migliori degli adulti. Se i genitori ci avvertono prima possiamo metterli in una saletta privata o in un angolo isolato. D’altronde, se si presentano con i figli senza avercelo detto, cosa facciamo? Mandarli via non è certo ospitale – di questi tempi neanche furbo.

Niko RomitoNiko Romito – Casadonna Reale, Castel di Sangro (AQ). Tre stelle Michelin.

Ci vuole buonsenso da parte dei genitori. Io non porterei mai un bimbo a un ristorante come il mio, per rispetto di lui, che si annoierebbe, e per godermi la cena. Può stare dai nonni, dalla babysitter, dai genitori. Lei porterebbe mai un figlio a teatro? Devono essere trattati da bambini, fino a quando non provano interesse per un’offerta gastronomica diversa. Non c’è niente di peggio che mangiare in un ristorante la cui visita ho programmato da un po’ e avere di fianco un bambino che si dispera.

Moreno CedroniMoreno Cedroni – La madonnina del pescatore, Senigallia (AN). Due stelle Michelin.

Sinceramente, quello dei bambini al ristorante è un tema che non mi preoccupa affatto. Noi li accettiamo da sempre e anzi siamo attrezzati per intrattenerli con giochi, fogli, colori. Che siano un po’ vivaci è normale. Di solito, però, sono ben più maleducati gli adulti. Se un tavolo parla a voce un po’ più alta cosa dovrei fare allora?

[Crediti | Link: Dissapore, Immagini: Scatti di gusto, Style.it]