di Francesca Romana Mezzadri 8 Luglio 2015
bbq, peime uve, bonaventura maschio

Le mie domeniche a grigliare non saranno più le stesse dopo aver presenziato al Prime Uve Invitational Barbecue Championship, primo campionato europeo di grillers, organizzato in uno dei weekend più afosi della storia, il 4 e 5 luglio, alle cantine Bonaventura Maschio di Gaiarine, nel bel mezzo di una torrida campagna trevigiana.

Per cominciare, non mi lamenterò mai più per il caldo ma imiterò gli uomini e le donne (molte e toste) che sono stati una notte e un giorno davanti alle braci ardenti a cuocere amorosamente i loro pezzi di carne.

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BBQ VS. GRIGLIA.
Perché, spazziamo subito l’equivoco: il BBQ non è la griglia. Il primo, in cui gli americani sono maestri indiscussi (ma gli inca lo furono prima di loro) prevede tagli grandi, basse temperature, tempi lunghi, tanto fumo (e anche tanto arrosto, va da sé).

La seconda, che è ciò che con maggiore o minore disinvoltura tutti noi facciamo con gli amici, prevede pezzi piccoli, calore forte, cotture rapide e griglia scoperta cosicché il fumo, invece di aromatizzare il cibo, svolazza verso le finestre del vicino, che poi per calmarlo tocca invitarlo a condividere salamelle e spiedini.

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SQUADRE MISTE.
Insomma, avete capito la differenza. E anche che il BBQ non è un mestiere per signorine seppure, come dicevo, il gentil sesso fosse ben rappresentato nelle squadre partecipanti.

Che erano 15, da tutta Europa. 4 olandesi: IQ, Pure BBQ, BBQ Guru, Sea Side Smokers. 3 tedesche: BR.BQ, BBQ Wiesel, Beral BQ. 2 belga: BBQ+ e Smaakmakers. 2 inglesi: Miss Piggy’s e Bunch of Swines. 1 danese: Smoke It All (in assoluto il mio nome preferito!). 1 della Repubblica Ceca: Sticky D’S BBQ, che però in un certo senso barava perché, operativi a Praga, sono originari di Lexington, Stati Uniti.

Naturalmente, gli italiani, 2: Barbecue Companion e BBQ4ALL International, la squadra capitanata da Gianfranco Lo Cascio già autore di Dissapore.

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105 PIATTI AL TAVOLO DELLA GIURIA.
Sì, avete contato bene: 15 squadre in gara. 7 le prove, ovvero le categorie in cui ogni squadra si è dovuta cimentare. Per un totale di 105 portate, compresi i dessert, arrivati sul tavolo della giuria composta da 18 membri (onore al merito), selezionati e certificati dalla sezione europea di KCBS, acronimo per Kansas City Barbecue Society, l’ente americano più importante nel settore delle competizioni barbecue.

I giudici, seriamente compresi nel ruolo, hanno degustato alla cieca votando secondo gusto, morbidezza, aspetto.

Per la cronaca: sì, i 105 piatti sono arrivati anche a noi ospiti. Non riesco a ricordare esattamente a quale numero di costine, portata di maiale sfilacciato, pollo o manzo ho dato forfait. Ma credo di aver onorato con almeno due o tre assaggi ognuna delle principali categorie in gara.

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LE MAGNIFICHE SETTE.
Ed eccole allora, le specialità sulle quali si sono sfidati i grillers. A proposto, tutti amatori, lo fanno per hobby: come voi il decoupage o l’orto in terrazzo.

Quattro erano quelle ufficiali, mutuate dai campionati statunitensi targati KCBS: Chicken, Pork, Ribs e Brisket.

Ovvero: pollo, petto e cosce; maiale, il cosiddetto Boston Butt, taglio che comprende una porzione di spalla e una di coppa; costine, sempre di maiale, affumicate e laccate con salsa barbecue, oppure con spezie a secco; punta di petto di manzo affumicata, cotta intera.

Tre le categorie Extra legate alla distilleria ospitante: Barrel Smoke, affumicatura con chunks (legni) di botti utilizzate per l’affinamento di un Prime Uve, Sauce e Dessert, da preparare utilizzando un distillato della casa.

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SEGRETI SEGRETI.
Inutile riuscire a strappare ricette e trucchi: i grillers non si sono sbottonati neppure alla decima birra e hanno mantenuto il segreto su condimenti e tecniche, modi e tempi di cottura. Che sono stati la chiave vincente, visto che partivano da tagli di carne uguali per tutti (provenienza Usa), potendo usare a scelta smoker, grill e forni alimentati da legna, carbone o pellet di legno.

Posso solo raccontarvi di aver assaggiato ottime costine, la carne che si staccava interamente dagli ossi, il rub (la salsa) dolce e piccante. Pollo tenerissimo anche se sembrava petto (a me viene sempre asciutto, a voi no?) e trancetti di manzo succulenti al profumo di fumo. Maiale sfilacciato da urlo che avrei voluto chiedere sotto banco un doggy bag.

Poi ho saputo che l’organizzazione si era accordata con un frate che sarebbe passato a ritirare gli avanzi (105 portate erano troppe anche per un parterre di giornalisti, blogger e foodies) per distribuirli ai bisognosi della zona.

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AND THE WINNER IS.
Cos’hanno decretato i giudici? Che il miglior Pork lo hanno realizzato i tedeschi di BBQ Wiesel, il Brisket più gustoso i danesi Smoke It All (lo dicevo io che erano bravi!), le Ribs più irresistibili BBQ+ dal Belgio, er mejo Chicken i cechi di Sticky D’s BBQ.

Extra: la Sauce più stuzzicante è stata quella dei tedeschi BBQ Wiesel; per il Barrel Smoke hanno vinto quelli di Smoke It All (in nomen omen, che vi dicevo!) e per il Dessert – rullo di tamburi – gli italiani di Barbecue4All International.

Che sono arrivati secondi assoluti (orgoglio, orgoglio, orgoglio). Mentre il primo classificato “overall” è stato John Clement, statunitense trapiantato in Germania e parte del team BR.BQ, unico fra i partecipanti a cucinare tutto da solo. E siccome alla fine non era stanco neanche un po’ (saranno stati i 9.000 euro del premio a rimetterlo in forze) per ringraziare il pubblico ha improvvisato Ordinary People di John Legend sfoggiando una profonda voce blues.

Cronaca conclusa. Ma, e torno all’affermazione iniziale: se John from Germany tutto da solo ha cucinato sette-portate-sette dando da mangiare a 18 giudici e a un centinaio di ospiti, come potrò io ripresentarmi, domenica prossima, agli amici in giardino con 2 rotelle di luganiga, 4 braciole, un chilo di scottadito, la marinata di olio e rosmarino e le bruschette… senza sentirmi peggio che una dilettante improvvisata?