Massimo Bottura ancora da Fabio Fazio: magari, alla prossima, parliamo di cucina?

Parlare male di Fabio Volo, ormai da tempo, è come sparare sulla Croce Rossa, ma anche gettare virtuale fango su Fabio Fazio è diventato uno sport nazionale. Ovviamente sto parlando di quella parte che a prescindere è contro, destra o sinistra che sia. Ieri sera “Che fuori che tempo che fa” ha trasmesso la seconda […]

Bottura e Fabio Volo da Fazio

Parlare male di Fabio Volo, ormai da tempo, è come sparare sulla Croce Rossa, ma anche gettare virtuale fango su Fabio Fazio è diventato uno sport nazionale. Ovviamente sto parlando di quella parte che a prescindere è contro, destra o sinistra che sia.

Ieri sera “Che fuori che tempo che fa” ha trasmesso la seconda puntata dell’asse Fabio Fazio-Massimo Bottura, e non potevo proprio perdermela.

E’ evidente che l’intervista in studio di un paio di settimane è stata solo l’antipasto, e per caricare di ulteriore potenziale share, Fazio stavolta si gioca l’inviato di punta: Fabio Volo.

I due Fabio non si sono presi per sbaglio, dicono che chi s’assomiglia si piglia e loro tra populismo e sporadico snobismo in effetti mi sa che si somigliano parecchio. Tipo che loro sono intelligenti, ma devono parlare come parlano tutti, così non sembrano veri intellettuali.

In studio si danno il cambio diversi ospiti, fino a che Gramellini getta l’amo a Fazio citando la Coldiretti sul calo dei consumi alimentari, mentre in tv si cucina “alla grande”.

Ed ecco magicamente materializzarsi il collegamento da Modena, direttamente all’interno della cucina dell’Osteria Francescana.

Fabio Volo indossa una giacca vagamente oversize e il grembiule nero, come il resto della brigata che alle sue spalle si muove concitata. Siamo in diretta ed è ora di cena: mentre Volo cazzeggia a distanza con l’amicone Fazio la macchina del tristellato viaggia come nulla fosse.

Da un paio di tweet d’autore “preventivi” avevo già intuito il mood: Volo che torna alle sue origini, quelle di panettiere. E infatti, a circa 15 secondi dall’apertura del collegamento, Volo urla ai telespettatori che ha impastato il pane per Bottura.

Neanche il tempo di realizzare che Volo ha avuto accesso all’arcano, ossia al lievito madre del ristorante “più ambito e blasonato d’Italia”, che Fazio torna nel suo ruolo meglio riuscito, quello di fare domande che non spiccano per arguzia.

Ma lui da voce all’uomo medio, ci può stare, non bisogna essere troppo gourmet-centrici, non dobbiamo dimenticarci che questa è tv generalista.

E poi Fabio Volo ha sempre la sua schiera di fan accanite, in qualsiasi modo si vesta o qualsiasi tipologia di riporto abbia scelto di sposare.

 

Le domande che Fazio pone a Volo sono: c’è la musica? C’è l’acquario? Insomma, quesiti basilari di questa caratura.

Volo, nella parte del ragazzo di campagna, un potenziale cugino di primo grado dell’uomo medio che pone i quesiti dallo studio, definisce la musica in sala come “quella dell’ascensore”.

La voce di Bottura si fa sentire, sottolineando che trattasi di grande jazz, fino a che la telecamera decide di inquadrarlo, alle prese con le comande in corso e la gestione della brigata.

Stare in cucina piuttosto che in uno studio televisivo di certo gli giova. Sembra più sciolto, chiacchiera e sorride,  si muove veloce e a tratti sincopato, è più simile a come lo abbiamo visto in atre sedi, ha molto più appeal qui al lavoro che seduto sul seggiolone in diretta chiuso dentro le 4 mura di mamma Rai.

Intanto, neanche a dirlo, su Twitter gli aspiranti burocrati delle Asl scatenano le loro perverse ossessioni da copricapo.

Bottura scherza, abbraccia e butta in campo i ragazzi della brigata. Entra del tutto nel personaggio televisivo (avete presente quelli che si fanno solo complimenti vicendevoli? Quanto sei bravo, no tu di più, eccetera? Ecco, lui ormai ha capito come gira il fumo).

“Col lievito madre è stato bravissimo!”, è Bottura che parla di Volo. Segue clip registrata in precedenza delle due anime di Fabio Volo (chi vuole crederci ci creda): il panettiere di provincia, l’intellettuale metropolitano; sequenza di libri autografati ma anche di matterello all’opera.

Si alternano didascalicamente anche musichette da sagra folk a ritornelli più “ricercati”.

Fabio Volo e la brigata di Massimo Bottura

Il risultato è un pane a forma di coccodrillo, un obbrobrio dell’arte della panificazione che nella cucina di un tre stelle Michelin non si è visto nemmeno per il corso di panificazione dei bambini sfortunati.

Intanto il gioco delle parti, che a tratti è anche simpatico (sempre meglio dell’ultimo tragico faccia a faccia tra Bottura e Fazio) si sviluppa sempre nello stesso modo: Bottura snocciola informazioni, nozioni, indicazioni, racconta in quattro parole la filosofia di “Anguilla che risale il Po”, mostra la genesi di “Ops, mi è caduta la crostatina”, il tutto con una verve impeccabile.

D’altro canto Volo continua nel suo incarnare l’inviato sopraffatto e un po’ tardo. Ad esempio quello che davanti all’insalata di fiori e 21 tipi di erbe diverse a cui Bottura sta lavorando non trova nulla di meglio da dire se non “in altri tempi me la sarei fumata.”

Su Twitter, intanto, come sempre non mancano i rosiconi made in Italy, quelli che lancerebbero le bombe a prescindere, figuriamoci se hanno di fronte l’alta gastronomia che, per dirla semplice, costa troppo ed è un inno allo spreco.

 

Populista o elitario che alberghi in voi, poco cambia.

Bottura ha pareggiato i conti con Fazio, e a dirla tutta il secondo round gli era dovuto dopo la chiusa frettolosa della scorsa puntata della saga.

Attendo con ansia la terza di puntata, magari quella in cui si chiacchiera anche solo due minuti di cucina un pochino più seriamente. Altrimenti, come diceva mia nonna, sembrano tutti dei “gioppini”, nessuno escluso.

[Crediti | Link: Rai, Dissapore]

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