di Giorgia Cannarella 9 Gennaio 2014
cracco, scarpe, diadora

Ieri è stata inaugurata l’85esima edizione di Pitti Immagine Uomo a Firenze. L’uomo del giorno non era un modello, né uno stilista, né un attore. Era uno chef. Nello specifico, uno a caso: Carlo Cracco, che è sì giudice di Masterchef e chef da due stelle Michelin, ma è anche il nuovo testimonial delle scarpe sportive Diadora. E tanto, tanto (troppo?) altro.

Nel raccontare l’inaugurazione i giornali hanno parlato solo di lui, fotografato solo lui, filmato solo lui. Insomma, pareva che nella Sala delle Armi di Palazzo Vecchio ci fosse solo Cracco. Tenuta casual e capello debitamente mosso, lo chef ha raccontato com’è fare il testimonial nelle pubblicità Diadora. Bellissimo, ovviamente.

carlo cracco, diadora

Anche perché – tuguardaicasidellavita – erano le stesse scarpe che usava da bambino. E inoltre – ohcertochelavitaèpropriostrana – sono proprio quelle che indossa, e fa indossare al suo staff, per lavorare in cucina. Proteggono i piedi dal caldo, e sono di una comodità inumana. Lo sento dire che bisogna riscoprire le eccellenze italiane, che siano nella moda o nel cibo, e annuisco convinta. Poi lo sento rispondere ai giornalisti spiegando che sì, gli piace vestirsi bene, ma no, il suo stile è semplice e pratico. E non riesco a farmene una ragione. Forse perchè sono settata per un numero limitato di contraddizioni, dopo le quali sperimento serie dissociazioni.

Ma non voglio sembrare la sciura lamentosa della situazione (anche perché non sono lombarda!) e partire con il solito lamento “Gli chef devono stare in cucina”: Cracco in cucina ci sta, e sta per inaugurare un nuovo locale che a quanto pare si chiamerà Carlo e Camilla In Segheria.

Però è più forte di me: quando vedo gli chef posare con sguardo da triglia per la telecamera, mi sento derubata. Mi sembra sempre che si sia perso un po’ il senso autentico delle cose, ma forse do troppa importanza al ruolo originale degli interpreti della cucina.

E poi ricordo di un tempo in cui su Dissapore parlavamo degli chef sexy. O meglio, degli chef che solo noi trovavamo sexy. Ammirarli o sbeffeggiarli era un piccolo piacere proibito, condiviso solo dalla nostra piccola cricca. Ora che la loro sexytudine è ufficialmente riconosciuta, sdoganata, pubblicamente esibita e le loro facce compaiono su riviste tv e dirigibili, a noi chi rimane?

E tremo al pensiero di Hell’s Kitchen al via questa primavera. What’s next? Cosa ci aspetta?

[Crediti | Link: La Nazione, Repubblica, Panorama; Immagini: multimedia.quotidiano.net, maxres.com]