di Giorgia Cannarella 30 Ottobre 2013
Carlo Cracco

Tutto. BOOM! Ieri La Stampa aveva rilanciato la notizia: “Nel 2014 vorrei aprire un ristorante slegato da impegni di stelle e giudizi critici, dove si stia semplicemente bene, con più verità e legame con la vita di ogni giorno”. Non era una novità assoluta, noi stessi lo avevamo anticipato tempo fa. Aveva detto Cracco: “Aprirò un ristorante low cost. Piatti basic ma realizzati con ingredienti di qualità altissima. Anche solo una caprese. Ma che il pomodoro sia fantastico e la mozzarella pure”.

Che si trattasse di togliere per sempre le illusioni a chi era felice di cullarle, o di godere insieme per la possibilità di un Cracco low cost, dovevamo saperne di più.

Missione compiuta.

D. | Partiamo dal luogo. Si resta a Milano?
C.C. | Sì, stiamo ristrutturando un’ex fabbrica sui Navigli. Non avrei mai pensato di fare una cosa simile, ma mi sono innamorato subito del posto: un vecchio edificio industriale, un ambiente stupendo. E’ partito tutto da lì.

D. | Come sarà organizzato questo ambiente stupendo?
C.C. | Una grande sala ospiterà un tavolone unico, per una sessantina di persone circa, a parte ci sarà una zona bar.

D. | Più locale che ristorante, dunque.
C.C. | Sì, diciamo così. I calciatori, gli attori, tutti aprono un locale, perché non dovrei farlo io? Ho sempre inteso la cucina come un divertimento, stavolta mi voglio proprio divertire. Vorrei creare la mia linea prêt-à-porter, come gli stilisti. Anche definirlo bistrot gastronomico sarebbe riduttivo: di sicuro non è un ristorante nel senso classico, dove si va per vivere la cucina come un rituale.

D. | Per essere concreti, cosa si mangerà?
C.C. | Faremo una cosa moderna, diversa da tutto il resto. Un posto così in Italia non esiste ancora, al massimo ho visto qualcosa di simile a New York. Non ci sarà una linea di cucina precisa: seguiremo il mercato, i giorni, l’ispirazione del momento senza essere costretti dal menù. Poche proposte e prezzi inevitabilmente più contenuti: massimo 40 euro, diciamo. Una cucina meno cerebrale, con molti spunti, una mentalità giovane e fresca. Molto giovane anche la squadra, ovunque, nel bar, in cucina e in sala.

D. | Sarà aperto solo la sera?
C. C. | Sì. Vorrei un luogo dove non si va solo per mangiare o bere, ma che si possa vivere completamente, rilassato e coinvolgente. Un modo diverso di stare a tavola, una versione finalmente accettabile del low cost, anzi, bella e di qualità.

D. | Ci sarà musica dal vivo?
C. C. | Ogni parte deve essere autonoma e fondersi con le altre: il bar, la cucina il locale. Dev’essere tutto equilibrato, la musica sarà un ulteriore elemento di completezza.

(Qui non riesco a trattenermi: ma Joe Bastianich e i Blue Note and the Ramps verranno a suonare? Mi risponde che non se ne occupa lui, ma no, non è quello il genere di musica live a cui stanno pensando).

D. | Per finire, quando è prevista l’apertura?
C.C. | Sicuramente entro 2014. Non ho ancora una data precisa, però.

[Crediti | Link: LA Stampa, Dissapore. Immagine: Bruno Cordioli]